Chissà cosa avrà pensato chi fino a tre giorni fa parlava di sfortuna quando, ieri sera, dopo 10 minuti ha assistito all'espulsione di Criscito.

Forse nella mente di chi tira sempre in ballo la dea bendata l'idea che si è fatta largo era che più che il suo ex allenatore ad essere sfigato era semplicemente il Genoa. Eppure il proseguo della gara con la Spal ha dimostrato agli integralisti della sorte come il proprio destino ognuno se lo costruisca da sé, fronteggiando gli ostacoli incontrati sul cammino senza crearsi inutili alibi per giustificare gli eventuali insuccessi. La lezione che Cesare Prandelli ha impartito ieri nell'aula magna di Marassi è proprio questa.

Il caso è sembrato quasi voler giocare con il Grifone, riproponendo alla squadra rossoblù uno scenario del tutto simile a quello vissuto a sette giorni prima nella Torino granata. Ridotta in 10 dopo una manciata di minuti però questa volta la squadra non ha perso i suoi punti di riferimento, grazie esclusivamente al lavoro del proprio tecnico. Anziché chiudersi a riccio levando l'unico in grado di far a sportellate con la difesa avversaria per far salire i propri compagni, Prandelli ha semplicemente lasciato in campo gli uomini che già c'erano, ridisegnando l'assetto tattico in maniera plausibilmente più prudente.

E i fatti alla fine gli hanno dato ragione. Se il Genoa contro la Spal non ha perso il merito è tutto della lungimiranza del proprio allenatore. Uno che di salite ripidissime in vita sua ne affrontate più di una e che di certo non getta la spugna al primo ostacolo che incontra sul proprio cammino. Chapeau caro Cesare, ieri hai dimostrato la differenza tra un allenatore vero e uno presunto.