Contestazione dei tifosi, espulsioni in campo e in panchina, papere dei portieri, squadre lunghissime, poca qualità e tanto cuore: Genoa-Milan sembra proprio una “sfida salvezza” anticipata. Di sicuro nessuna delle due squadra ha giocato “contro“ l’allenatore e su questo Andreazzoli e Giampaolo possono stare tranquilli. Certo fa specie che una delle due è il Milan, pronosticata da tutti, anche dai suoi stessi dirigenti, come candidata per arrivare nei primi 4 posti. La vera buona notizia della rocambolesca serata di Marassi è che anche questo Milan senza capo né coda prova almeno a metterci l’anima. Giusto quella. E stavolta è sufficiente a portare a casa i tanto sospirati 3 punti.

Quei 3 punti che salvano la panchina di Giampaolo e danno la possibilità di rasserenare gli animi durante la sosta per le nazionali. I 3 punti sono l’unica cosa che si salva della prestazione del Milan. Il solito Milan abulico, disorganizzato e molle nel primo tempo. Ma finalmente reattivo e vivace nella ripresa. Almeno quel che basta per passare dallo svantaggio al vantaggio. Ancora una volta i due che danno l’impressione di poter cambiare marcia alla squadra sono Theo Hernandez e Leao. Sul gol del primo c’è la papera del portiere genoano, invece sul rigore del raddoppio il merito è tutto di Leao che si inventa una grande giocata dimostrando di essere imprescindibile, almeno finchè Piatek non si desterà dal lungo letargo. Sopra di un gol e con un uomo in più il Milan potrebbe disporre dell’avversario a suo piacimento. Esattamente come era accaduto a Verona. E invece, proprio come al Bentegodi, il Milan viene divorato dalle sue stesse paure e rischia più volte di incassare il pareggio. Finchè l’arbitro e il Var non servono a Schone il rigore del 2 a 2. Reina riscatta la sua prestazione a dir poco negativa parando il penalty che salva faccia e panchina. Ma, per carità, risparmiamoci i titoloni sul portiere spagnolo che fino al rigore parato aveva fatto di tutto per non vincere la partita. Innumerevoli incertezze per tutti i 90 minuti, una papera colossale sulla punizione di Schone e, dulcis in fundo, un’uscita a valanga su Kouame che aveva ormai perso la palla. Ricordiamoci sempre che Reina è il dodicesimo più pagato del mondo con un contrattino da 3.5 milioni a stagione firmato dal sapiente Mirabelli, il quale adesso ha pure il coraggio di dare consigli all’attuale dirigenza rossonera. Dirigenza che, per carità, di consigli ne avrebbe bisogno eccome. Ma non da lui.

La vittoria di Marassi, per esempio, evita a Maldini e Boban di dover cercare un nuovo allenatore. Ed è meglio così perché non si sa bene cosa avrebbero fatto in caso di sconfitta contro il Genova ed è difficile ipotizzare anche a quale allenatore avrebbero affidato la panchina. Tutti discorsi per il momento rimandati. Speriamo a mai più. La sensazione però è che la vittoria di ieri non sia proprio una svolta, ma più che altro un rigurgito di orgoglio. Contro una squadra più o meno nelle stesse condizioni di testa e di gambe. Adesso Giampaolo ha 15 giorni per battezzare finalmente una squadra e lavorare prevalentemente su quella. Deve operare scelte dolorose. Magari a costo di rinunciare a Piatek, palesemente inadatto al modo di giocare dei rossoneri. O, perché no, a Suso. Anche per provare a valorizzare il più possibile il rientro di Leao. Piccola annotazione finale: dopo quasi due mesi di campionato finalmente parliamo di anima, di orgoglio e di cuore. Non è un caso che quella di Genova sia stata la prima partita di Jack Bonaventura. Per costruire le squadre sono fondamentali i giocatori che hanno esperienza, valori e attaccamento alla maglia. Merce sempre più rara a Milanello. Mi stupisce che due come Boban e Maldini non se ne siano accorti quest’estate.