Diego Godin riassume in sé l’arte antica di quello che una volta si chiamava ultimo baluardo con la modernità del difensore 2.0. E’ fuor di dubbio che l’Inter abbia acquistato uno dei migliori centrali difensivi del mondo. A 33 anni (li compie il 16 febbraio) l’uruguaiano lascerà l’Atletico Madrid dopo 9 stagioni (ma nella Liga - comprese le 3 col Villareal - sono in totale 12), 1 titolo nazionale, 1 coppa di Spagna, 1 Supercoppa spagnola, 2 Europa League, 3 Supercoppe europee e in più il rimpianto delle 2 finali perse di Champions.

Complessivamente ha messo in bacheca otto trofei con i Colchoneros. Soprattutto: lascia la Spagna con la laurea honoris causa di grande interprete del ruolo, sempre fedele alle proprie caratteristiche (la tigna, il senso della posizione, la specialità del colpo di testa, l’anticipo nell’uno contro uno) in un calcio che in questi ultimi anni ha vissuto di accelerazioni tattiche e stravolgimenti continui. Godin è stato per anni il leader di quello che viene ritenuto il miglior sistema difensivo del calcio mondiale. Questo vecchio ragazzo filiforme ma fatto col fil di ferro è la personificazione di quello che significa il «Cholismo»: ovvero una strategia (anche difensiva ma non solo) che ha fatto della squadra di Simeone l’avversaria più ostica da affrontare, per tutti, anche per chi ha più qualità, come succederà alla Juventus a febbraio alla ripresa della Champions.

Il Cholismo non è catenaccio e non significa parcheggiare l’autobus davanti alla porta avversaria; si tratta invece di una gestione delle distanze in campo che ha pochi altri eguali nel mondo. L’unione fa la forza dell’Atletico. Così come l’abnegazione totale e la dedizione alla causa. Di tutti questi «sentimenti» Godin è la massima rappresentazione. Le 125 presenze con la maglia dell’Uruguay, di cui è capitano, danno spessore alla statura internazionale di un difensore eclettico, che cambia ruolo anche durante la partita, che sa affrontare senza alcuna paura l’uno contro uno nella posizione di marcatore del centravanti avversario e un attimo dopo ha geneticamente dentro il proprio dna i tempi giusti per «staccarsi» dalla linea dei difensori e garantire - nella posizione di libero - nuovi equilibri alla squadra.

Quando era ragazzo giocava da trequartista, in appoggio alle punte
; poi - diventato professionista - ha arretrato il suo raggio d’azione. Da sei anni a questa parte supera sempre le 30 presenze nella Liga, saltando di media una manciata di partite per anno. E’ fisicamente integro, negli anni europei ha imparato a gestirsi con grande accortezza. Con il suo proverbiale tempismo si fa valere anche in area avversaria, come dimostrano i 20 gol segnati nella Liga, già 2 quest’anno, 4 il record nel 2013-14. Che Godin sia un pericolo pubblico anche quando avanza lo sappiamo bene noi italiani. E’ stato un suo colpo di testa a farci fuori dal Mondiale del 2014.

Sulla sua «garra» molto si è scritto. Basti qui ricordare un celebre episodio che rende bene l’idea del suo temperamento. Quando aveva quattro anni scivolò in un fiume mentre stava pescando con parenti e alcuni amichetti. Non sapeva nuotare, il piccolo Godin. Ma riuscì comunque - sbattendo le mani sull’acqua e cercando di rimanere a galla - a portarsi in salvo da solo.