Certi numeri sono più agghiaccianti delle parole di Spalletti. In quest’inizio di 2019, l’Inter non ha realizzato nessun gol dopo tre gare di campionato. Più precisamente i nerazzurri non segnano da 288 minuti. L’unico precedente nella storia del club risale al 1956, sessantatré anni fa. Mauro Icardi è un cannoniere dimezzato. Rispetto ad un anno fa ha segnato nove reti contro diciotto e - problema contingente - non va a bersaglio dal 15 dicembre 2018 (rigore contro l’Udinese) e su azione addirittura dal 2 dicembre, nel 2-2 all’Olimpico contro la Roma. Poi uno si sorprende che Spalletti, contro il Bologna, metta in campo Ranocchia a far da secondo centravanti negli ultimi undici minuti. Detto che Ranocchia ha sfiorato il pareggio in girata al volo stilisticamente perfetta, non ho trovato la mossa propriamente una follia. Sia perchè si tratta di una variazione tattica spesso efficace, sia perchè uno spostamento del genere l’avevano fatto anche Van Gaal e Mourinho ottenendone benefici concreti.

Avanti con i numeri, indietro con il gioco. In classifica l’Inter ha quattro punti in meno rispetto ad un anno fa e, complice la crisi di Icardi, sei reti in meno. E’ sotto di venti punti rispetto alla Juve capolista. Alla fine dell’ultimo campionato chiuse a meno 23, questa volta può fare peggio e sarebbe l’indicatore più preciso del fallimento di Spalletti. Ce n’è anche un altro, ovviamente, che sta cominciando ad inquietare i sonni della dirigenza e della tifoseria più accanita: l’uscita dalla zona Champions dove l’Inter è incalzata da uno stuolo di avversarie. Il Milan è a meno quattro, il resto a meno 5 e negli immediati paraggi. Il rischio è forte perchè la squadra, dopo l’uscita dalla Coppa Italia, è in caduta libera.

A questo punto non credo che la società abbia più fiducia nell’allenatore. Quella che gli dà (Marotta: “La sua posizione è solida. Parma-Inter non è decisiva) è di facciata, anche perchè non esiste una fiducia condizionata all’esito della partita successiva (se non è Parma è quella dopo). E invece, come tutti dicono e sanno, alla prossima sconfitta Spalletti verrebbe esonerato. Sostituirlo con Cambiasso sarebbe un salto nel buio perchè Cambiasso non è un allenatore, per lo meno non lo è ancora. Essere stato, durante il Mondiale, l’assistente di Pekerman, c.t. della Colombia, non è certo un passaggio sufficiente. Si dirà: e Zidane allora? A parte che Zidane era stato assistente di Carlo Ancelotti nella stagione in cui il Real Madrid conquistò la Decima, quando venne chiamato alla guida della prima squadra fu prelevato dalla squadra B, nella quale, ad onor del vero, perdeva assai spesso. Cambiasso è stato un importante giocatore dell’Inter, ma non ha ancora cominciato un percorso professionale preciso. Mettere lui in panchina sarebbe una scelta buona per assecondare la pancia del tifoso, non la testa della squadra. Senza contare che Cambiasso non possiede i requisiti richiesti dal Settore Tecnico della Federcalcio. Per allenare in serie A e B serve l’abilitazione Uefa Pro, mentre l’argentino è patentato Uefa A, quindi al massimo può fare il secondo. Potrebbe sostituire Spalletti da primo allenatore solo in deroga e per un mese che diventerebbero due se, in quell’arco di tempo, si chiudesse il campionato. Successe così già per Stramaccioni. Quindi, per consentire a Cambiasso di cominciare dall’Inter, delle due l’una: o si aspetta marzo inoltrato (a quel punto saremmo a due mesi dalla conclusione del torneo) o gli si affianca il tecnico della Primavera, Armando Madonna (possiede Uefa Pro), che diventerebbe formalmente il primo allenatore.

Ma mi sembrano mezzucci sia dal punto di vista dell’immagine (nel secondo caso si tratterebbe di aggirare la norma e i responsabili sarebbero a rischio squalifica), sia delle immediate conseguenze. L’Inter ha ancora due obiettivi fondamentali: il primo è arrivare in Champions grazie al piazzamento in campionato, il secondo fare più strada possibile in Europa League. Spalletti, però, è ormai bruciato. E se non salta durante il campionato, salta di sicuro alla fine. Nonostante un contratto pesante per durata ed entità (l’Inter dovrebbe sborsare 20 milioni di euro), è evidente a tutti che non esistono più le condizioni per proseguire. E anche se i giocatori non fossero contro l’allenatore, si è ormai estinto il rapporto con la tifoseria e si sta spegnendo quello con la società. Molto potrà Marotta che, nonostante le rassicurazioni di giornata, ha lasciato comunque circolare senza guinzaglio le voci su Conte. Al di là di quello che si immagina, Spalletti ne è uscito delegittimato nella stessa misura in cui lo hanno delegittimato le sconfitte con Torino, Lazio in Coppa e Bologna. Quindi torniamo ai numeri. Impietosi, ineludibili, definitivi.

@gia_pad