Messi è sempre Messi (doppietta, seicento gol come Ronaldo), Klopp è sempre Klopp. Al 90 per cento, l’allenatore tedesco, idolo dell’intellighentia calcistica che adora gli sconfitti sciupasoldi, non vincerà nulla nemmeno quest’anno. In Premier, seppur di un punto, è sotto al Manchester City dopo aver avuto fino a otto lunghezze di vantaggio. In Champions, invece, dovrebbe riuscire nell’impossibile compito di ribaltare il 3-0 che il Barcellona gli ha rifilato al Camp Nou. Se dovesse andare come penso, vorrò proprio vedere come certi soloni, vuoti come tamburi, definiranno le stagioni del Liverpool. Da quando c’è Klopp, al massimo ci sono state solo delle finali perse, a dispetto delle centinaia di milioni spesi per dotare l’allenatore dei calciatori migliori.

Fatta questa doverosa premessa sul più grande perdente della storia recente, va detto non solo che il Barcellona non meritava di vincere, ma anche che il 3-0 è un è un punteggio ingiusto ed eccessivo. Ciò, naturalmente, è un’aggravante per Klopp e la sua squadra. Non segnare nemmeno un gol quando si produce ben più dell’avversario, lo si mette alle corde fino a mezz’ora dalla fine, si falliscono occasioni favorevoli è una colpa grave da ricondurre all’immaturità della squadra e di chi la guida. Dilettantesca la gestione dell’ultimo calcio d’angolo a favore. Klopp, al minuto 95,36’’, cioè oltre i cinque minuti concessi per il recupero, ha chiesto a tutti i suoi uomini di salire in area. Un gol del LIverpool, infatti, avrebbe potuto riaprire la gara di ritorno. Tuttavia, in questi casi, anche per non esporsi a figuracce colossali, è bene lasciare almeno due elementi a presidio della propria metà campo, senza farsi prendere la mano dall’irrazionalità. Ebbene questa minima avvertenza non è stata presa e l’ultimo pallone, in un contropiede quasi senza opposizione, l’ha giocato il Barcellona con un tre contro uno, cioè il giocatore del Liverpool più vicino al recupero. La palla, guidata da Messi, è stata facilmente collocata sui piedi del neo entrato Dembelé che, solo davanti alla porta, ha appoggiato tra le braccia di Alisson. Sarebbe stato il 4-0 che avrebbe spento ogni speranza di rimonta, peraltro assai improbabile.

La differenza, naturalmente, è stato Messi. Non per come ha giocato (una gara normale), ma per aver trascinato i suoi nel momento più difficile. Se nel gol del 2-0 - il primo dell’argentino - c’è stata la sorte a dargli una mano (la conclusione di Suarez, di ginocchio dopo un rimpallo in area, si era stampata sulla traversa), nel 3-0 ha fatto tutto da solo. Prima, infatti, ha conquistato una punizione da fuori area facendo pure ammonire Fabinho. Poi ha disegnato una parabola di perfezione assoluta che si è insaccata all’incrocio dei pali.

Eppure, fino a quel momento, il Barça aveva solo difeso, a volte persino abbassandosi rispetto alla linea alta del proprio reparto arretrato. Il Liverpool ha sciupato con Mané nel primo tempo (tiro alto da dentro l’area), mentre ha trovato due volte l’opposizione di ter Stegen (tiri di Milner e Salah) all’inizio di ripresa. Ancora Milner, sempre su assist di Salah, avrebbe avuto l’occasione per pareggiare, ma il suo tiro, loffio, è finito in bocca al portiere catalano. Il Barcellona soffriva il palleggio del Liverpool e la sua varietà di manovra: aperture, cambi di campo, passaggi oculati a Salah in profondità. Ma Wijnaldum e Mané, pur lavorando molto, hanno combinato poco. Forse Firmino andava inserito prima, ma non voglio farne un’ulteriore colpa a Klopp. La sua squadra avrebbe dovuto segnare anche senza. L’occasione migliore l’ha avuta Salah quando il Barcellona era già scappato con il 3-0, ma l’egiziano, a porta vuota, ma con la linea affollata (un attimo prima c’era stato anche il salvataggio di Lenglet), ha colpito il palo.

Il Liverpool non ha sbagliato solo davanti. In occasione del primo gol (Sanchez, mai a segno quest’anno in Champions), Matip si è perso l’uruguaiano che, su passaggio profondo di Jordi Alba, ha piazzato una zampata felina. Anche se ho già cantato il de profundis a Klopp, è ancora presto per dire quale sarà la finale. Una cosa, però, è prova di smentita tecnica: la squadra che gioca meglio è l’Ajax, quella che gioca peggio il Tottenham dell’ultrapagato Pochettino. Altro vincente mancato. Altro mistero del calcio.







IL TABELLINO

Barcellona-Liverpool 3-0 (primo tempo 1-0)
 

Marcatori: 26’ Suarez (B), 75' Messi (B), 82' Messi​ (B).

Barcellona (4-3-3): Ter Stegen; Sergi Roberto (93' Aleña), Piqué, Lenglet, Alba; Rakitic, Busquets, Vidal; Messi, Suárez (93' Dembelé), Coutinho (60' Semedo). All. Valverde.

Liverpool (4-3-3): Alisson; Gomez, Matip, van Dijk, Robertson; Milner, Fabinho, Keita (24' Henderson); Salah, Mané, Wijnaldum (79' Firmino). All. Klopp.

Arbitro: B. Kuipers (Olanda).

Ammoniti: 39' Lenglet (B), 81' Fabinho (L), 81' Suarez (B), 86' J. Alba (B).





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