Anche un articolo long-form non basterebbe per affrontare nel dettaglio tutte le meraviglie di questa Atalanta. È un proliferare continuo di movimenti e soluzioni nuove. È il gioco stesso che si mostra in tutte le sue possibilità. Sforzo infantile, immortalare la sua cangiante, proteiforme intelligenza collettiva. Eppure oggi, di fronte a tanta bellezza, sentiamo il bisogno di indicare qualche giocata, qualche sequenza, se non altro per afferrarne i concetti, i princìpi, non certo per imbrigliare una Dea. Proveremo così a segnalare qualche traccia, qualche spunto di riflessione, a partire dal primo gol di Ilicic contro il Bologna.
 
“ILICIC-ILICIC” – Difficile dimenticare il coro dei tifosi bergamaschi dedicato allo sloveno, dopo aver assistito al 2-6 di Reggio Emilia, tra Sassuolo e Atalanta. Sì, Ilicic è un giocatore capace di segnare una tripletta partendo dalla panchina. Non mi ha stupito pertanto la sua prestazione contro il Bologna, quel primo quarto d’ora di fuoco in cui, oltre a siglare una doppietta splendida, ha fatto pure l’assist del 3-0. In questo pezzo parleremo soltanto del primo gol e dell’azione che ha portato al terzo, tralasciando ahimè il velo su rimessa laterale con cui si è creato i presupposti per la doppietta. Ecco la prima magia, la classica traiettoria a giro sul secondo palo, ovviamente all’incrocio. Ma qui non è tanto il gesto tecnico in sé che ci interessa. Qui restiamo semplicemente a bocca aperta.  



PRESSING MAGICO- Le parole tornano se andiamo invece ad analizzare un qualcosa di più collettivo: la riconquista del pallone che ha permesso e sostenuto questa giocata individuale. Il Bologna aveva cercato di uscire palla a terra da un attacco all’area appena tentato dagli atalantini. Subito pallone al play Pulgar, affinché cominci a manovrare. Notate già una prima pressione di Hateboer (il laterale destro del 3-4-1-2) sul rossoblù in possesso.
 


Pulgar però commette l’errore di orientarsi dalla parte sbagliata, che del resto è anche la più semplice e intuitiva: tra virgolette, la meno rischiosa. Guarda verso la fascia vicina, ignorando completamente (perché di spalle) la ripartenza di Orsolini sulla destra. Sarebbe quello il giocatore più pericoloso per l’Atalanta. Quello più difficile da servire. Vi siete accorti delle corse dei due mediani della Dea? De Roon ci sta che corra in avanti, lo vuole il calcio contemporaneo e si chiama riaggressione. Ma Freuler? Dopo essersi inserito in area non torna semplicemente in posizione, anzi, se ne disinteressa quasi della posizione che ha lasciato (vedi il buco che potrebbe essere attraversato da un passaggio di Pulgar per Orsolini). Al contrario va su Pulgar. È una morsa. Praticamente sei giocatori sopra la linea della palla. Ma è un pallone asfissiato, difficilmente giocabile. È un altro modo di intendere l’equilibrio. Questa non è una squadra sbilanciata, toglietevi dalla testa il medioevo.    



Pulgar prosegue nel suo scopo: servire Sansone il prima possibile eludendo il pressing. De Roon sterza e insegue la palla, preparandosi a raddoppiare in fascia. Solo a questo punto Freuler torna in posizione, si va ad abbassare da mediano. E mentre Hateboer può restare alto ad aggredire, a Gosens tocca scendere sul lato opposto.  



Ora cambiamo camera e osserviamo da dietro l’anticipo di Mancini su Sansone (Mancini passerà poi il pallone a Ilicic, e da qui il gol). Perché la pressione dell’Atalanta funzioni, il terzo centrale, quello lato-palla, si deve comportare quasi come un terzino, con la stessa aggressività sull’esterno alto del Bologna (Sansone). Palomino d’altra parte, subito dietro, stringe su Falcinelli. In questo caso sembra più un centrale destro di una difesa a quattro, Palomino, più che il centrale dei tre dell’Atalanta. Ma ricordate la corsa indietro di Gosens? Serviva appunto a formare una provvisoria difesa a quattro. Da sinistra verso destra: Gosens, Masiello, Palomino, Mancini.

I PRINCÌPI AL DI LÀ DEI RUOLI - Dopo un accenno ai ‘segreti’ del pressing degli uomini di Gasperini, vediamo adesso l’azione del terzo gol contro il Bologna, la rete di Hateboer. Ci servirà per mettere a fuoco un po’ meglio quel discorso iniziale sui concetti e i princìpi. Cosa significa allenare i princìpi di gioco più che i moduli o i ruoli? Significa andare al di là dei ruoli e dei moduli. Vuol dire comprendere il gioco mentre si attua, indipendentemente dalla propria definizione di difensore, centrocampista o attaccante. Chi, per ragioni casuali, di gioco, si viene a trovare in una posizione favorevole per attaccare uno spazio, lo deve fare senza troppe remore. In passato su questa rubrica abbiamo parlato spesso di Toloi e dei suoi inserimenti improvvisi da terzo centrale. Oggi vediamo Hateboer. Perché Hateboer in questa immagine si trova lì?  
 


C’è appena stata una rimessa dal fondo di Gollini. Sul calcio lungo del portiere Hateboer si è accentrato in diagonale per andare a saltare in un duello aereo. Ilicic nel frattempo si è allargato in fascia. Il pallone però spiove sulla testa di un giocatore del Bologna che, impreciso, serve involontariamente De Roon. Eccoci al momento dell’immagine: l’olandese apre per Ilicic. Hateboer si trova ora quasi in una posizione da mezzala/mezzapunta. Comprende la situazione favorevole dal momento che il terzino sinistro del Bologna è sopra la linea della palla, messo fuori gioco dal passaggio di De Roon. I rossoblù dovranno difendere in tre adesso. Uno dei tre, prima o poi, Lyanco più precisamente, dovrà uscire sullo scomodo Ilicic, che lo punterà senz’altro. Per questo Hateboer comincia quella corsa, per sfruttare lo spazio che si creerà tra Lyanco e Gonzalez, i due centrali del Bologna. Ilicic, puntato il difensore, toccherà in profondità l’assist semplice semplice per il compagno.
 
SENZA DUVAN: IL DOPPIO FALSO NUEVE?- L’assenza di Zapata contro l’Inter si sentirà indubbiamente. Come ovvierà a tutto ciò Gasperini? Prendiamo in considerazione le due alternative più probabili: Pasalic o Barrow. Nel primo caso assisteremo a un 3-4-1-2 con possibili svolte dinamiche verso il 3-5-2. Se è vero che Pasalic infatti ha giocato spesso da trequarti con Gasperini (ad esempio in Coppa contro la Juve, entrato al posto di Ilicic), è vero anche che in campo c’era spesso e volentieri Zapata. Gomez andava a far l’altra punta eccetera eccetera. Stavolta invece le due punte sarebbero i fantasisti Gomez e Ilicic, come nell’ impianto visto nel finale dell’ultimo Atalanta-Fiorentina. Col ‘doppio falso nueve’ gli inserimenti di Freuler e Pasalic diverrebbero fondamentali. Stupenda l’azione qui sotto, una specie di balestra. (A proposito di principi di gioco, come legge bene lo spazio Freuler! Come è bravo Ilicic a metterlo in porta!).



CON BARROW- L’alternativa è il giovane Barrow, che ricoprirebbe il ruolo di Zapata interpretandolo a suo modo, ovvero con un pizzico di agilità in più ma ovviamente meno strapotere fisico.  Questo consentirebbe però a Gomez di mantenere il ruolo di trequartista/tuttocampista in cui sta facendo tanto bene. Ilicic giocherebbe anche lui come sempre, sul centro-destra del fronte d’attacco. Barrow al posto di Duvan è l’opzione più cauta, più conservativa. Affermazione che fa un certo senso.  



Con Gomez sull’asse centrale infatti l’Atalanta sta costruendo il sogno Champions. L’argentino è diventato un giocatore assoluto in questa nuova posizione, è molto più creativo, più connesso con tutte le parti del sistema. Ora è in grado di leggere il gioco dell’Atalanta come Neo leggeva Matrix. Quando credi che si abbassi per impostare tra Freuler e De Roon, può farlo, alimentando la manovra con la sua qualità di regista, ma può anche andare in percussione palla al piede tramite un dribbling, tagliando il campo in verticale alla ricerca di pericolosi buchi tra difesa e centrocampo avversari. In fondo era un esterno rapido, dotato di un gran dribbling. Gasperini gli ha levato i terzini reattivi dal davanti, e prenderlo, ora, quando parte centralmente, è per un centrocampista qualunque un compito assai proibitivo.