Considerato non a torto uno dei più influenti personaggi del calcio della prima metà del XX secolo, Hugo Meisl ha attraversato l'età pionieristica del football europeo prima da calciatore, poi da arbitro e quindi da allenatore e dirigente. A lui si deve l'invenzione di due coppe europee dell'epoca e la nascita del famoso Wunderteam austriaco. 

CITTADINO DEL MONDO - Nato a Moleschau, in Moravia, il 16 novembre del 1881 da una famiglia di banchieri viennesi, Hugo Meisl sin da bambino si innamora del gioco del calcio e tanta è la passione per questo nuovo gioco che ben presto decide di dedicargli tutta la sua vita. Negli anni '90 del XIX secolo si trasferisce a Vienna e lì decide di giocare al calcio, sport all'epoca non tra quelli preclusi agli ebrei, e così nel 1895 Meisl entra a far parte del Vienna Cricket and football Club. La carriera da calciatore non è certo irresistibile, tanto che a soli 24 anni decide di cambiare orizzonti e dedicarsi all'arbitraggio. È una persona curiosa e intraprendente Meisl, viaggia spesso per lavoro e questo allarga la sua conoscenza. Nell'ottimo libro di Jo Araf Generazione Wunderteam vengono raccontati gli anni di Meisl in giro per l'Europa, da Vienna a Trieste a Parigi. Sono anni di formazione, non solo calcistica, anni nei quali Meisl lavora, apprende nuove lingue e intesse una rete di contatti che gli saranno utili nel proseguo della carriera nel mondo del calcio. Tornato a Vienna continua la sua attività arbitrale tanto che nel 1907 dirige il suo primo incontro internazionale. Non si limita però a fare l'arbitro: in quegli anni Meisl è anche dirigente della Federazione austriaca e guida la Nazionale ai Giochi Olimpici del 1912.

ALLE ORIGINI DEL WUNDERTEAM - Hugo Meisl ha ricoperto tanti ruoli nel mondo del calcio, ma probabilmente quello più conosciuto e senz'altro quello di allenatore. Meisl nel dopo guerra ha guidato la Nazionale austriaca ininterrottamente per oltre venti anni, sino al 1937, conquistando la Coppa Internazionale nel biennio 1931-32. Le origini di quella Nazionale che nei primi anni'30 diventerà una delle squadre più forti d'Europa hanno una genesi ben precisa. Dopo un deludente pareggio nel maggio del 1912 Meisl chiede all'arbitro di quell'incontro, l'inglese Howcroft, se poteva indicargli un allenatore bravo per dirigere la squadra agli imminenti Giochi Olimpici. Questi gli suggerisce il nome di James “Jimmy” Hogan. “Jimmy” Hogan è un giovane allenatore con un trascurabile passato da calciatore, che si ispira sin da subito ai dettami del “passing game”, modulo tattico basato sul possesso palla, ed è convinto della assoluta necessità di allenamenti mirati e combinati con un regime dietetico mirato per i calciatori. Come molto bene spiega Araf nel suo libro, l'incontro tra Hogan e Meisl è di quelli che cambiano il destino di una storia. Due menti aperte, libere e curiose di sperimentare si uniscono nel creare e plasmare un'idea di calcio che – dopo i primi tentennamenti – porterà la Nazionale austriaca ai vertici del calcio che conta. Il rispetto e la stima tra i due è assoluta. Sempre leggendo dal volume Generazione Wunderteam inequivocabili sono le parole che Hogan, anni dopo, spende per Meisl:
Il più grande uomo che abbia mai incontrato nel mondo del calcio (...)”. Ho grande rispetto per Herbert Chapman, ma non ho mai incontrato un uomo di calcio come Meisl. Conosceva lo stile di gioco e la tecnica di qualunque nazione”.
Con la fine della Grande guerra e la nascita della Repubblica austriaca, Meisl torna ad allenare l'Austria riprendendo tutti in principi e i dettami che aveva adottato assieme a Hogan. E l'Austria inizia a vincere e ad imporre il suo gioco. Meisl opera una sintesi tra i due principali sistemi di gioco dell'epoca, mescolando i principi del sistema e del metodo prevedendo un gioco dinamico basato sul possesso palla finalizzato a creare nitide occasioni da rete. L'Austria comincia ad imporsi, tanto che non solo vince la Coppa Internazionale nel 1931/32, ma già nel maggio del 1931 l'Austria batte 5 a 0 la Scozia ed è in quella occasione che la squadra di Meisl viene ribattezzata Das Wunderteam, la Squadra delle Meraviglie. Quattordici risultati utili consecutivi portano l'Austria a misurarsi con i Maestri inglesi nella partita del 7 dicembre 1932 a Stamford Bridge, nella quale il Wunderteam perde di misura 4 a 3. Meisl, come detto, vince la Coppa Internazionale ma deve inchinarsi ben due volte all'Italia dell'amico Vittorio Pozzo, perdendo la semifinale mondiale del 1934 e la finale olimpica del 1936. LE COPPE EUROPEE PRIMA DELLE COPPE EUROPEE - Hugo Meisl non è stato soltanto uomo di campo. Tutt'altro. Da dirigente ha portato avanti idee spesso avveniristiche, volte in ogni caso a far progredire il gioco del calcio. Meisl si è battuto per introdurre il professionismo nel gioco del calcio in un periodo – gli anni '20 – nel quale ormai il calcio era diventato uno sport di massa, capace di muovere non solo passioni ma anche interessi economici. Così quello che si gioca dal 1924 in Austria è il primo campionato professionistico continentale, ben presto seguito da altre nazioni. Meisl porta dunque una ventata di modernità nel football, è una figura eminente non solo nella storia del football austriaco ma del calcio in generale e non pare davvero eccessivo ciò che di lui ha detto il fratello minore Willy e che riporta Luciano Serra nel suo Storia del calcio: “Nacqui a Vienna, fratello minore di Hugo Meisl, il Pitt, Disraeli, Bismarck e Napoleone del calcio austriaco messi insieme”. All'intuizione e alla visione di Meisl dobbiamo anche la nascita di due competizione calcistiche internazionali, la Mitropa Cup per squadre di club, e la Coppa Internazionale per nazionali, due manifestazioni che hanno avuto il merito di internazionalizzare il calcio facendolo uscire dai recinti dei confini nazionali ricostruendo i rapporti diplomatici l'indomani della Prima guerra mondiale.

Improvvisamente Hugo Meisl muore nel 1937 per un attacco cardiaco, alcuni mesi prima dell'Anschluss e della dissoluzione del “suo” Wunderteam che confluirà nella Germania nazista.
 
 
(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)