Anche il Napoli ha il suo Kanté. Si chiama Allan e giocherà presto nella Seleçao. Ci sono dei giocatori che un bel giorno, messi davanti al proprio presente ma soprattutto al proprio futuro, decidono che quanto fatto fino a quel momento non basta più. Anche se non era poco, anche se era molto apprezzato.

Allan ha 27 anni, l’Udinese lo acquistò nel 2012 per 3 milioni di euro. Era giovane, ma Guidolin lo mise davanti alla difesa e non lo tolse più. Era, già all’epoca, un grande recuperatore di palloni. Il Napoli lo acquistò tre anni dopo per 15 milioni di euro. Anche sotto il Vesuvio, con Sarri, è stato un titolare fisso. Era un mastino, un cagnaccio, uno di quelli che non possono mancare in nessuna squadra, figuriamoci nel Napoli di Ancelotti che quando allenava il Milan dei numeri 10, quello di Pirlo, Seedorf e Rui Costa, indicava Gattuso come il giocatore davvero indispensabile per reggere tutta l’impalcatura. Ma adesso Allan vi sembra solo un Gattuso? A noi sembra un Gattuso assai evoluto tecnicamente e tatticamente, ecco perché lo abbiamo accostato a Kanté. Quando Ranieri guidava il Leicester campione d’Inghilterra diceva che con Kanté la sua squadra giocava in 12. Tutti si meravigliavano per la straordinaria capacità del francese nella riconquista della palla, ma pochi notavano che difficilmente sbagliava l’appoggio o il passaggio lungo, che aveva i tempi giusti per ripartire, che vedeva il gioco.

È quello che accade adesso con Allan. Gli è rimasta la base, forse l’ha perfino perfezionata, nel recupero palla, ma ha fatto un salto avanti nella costruzione del gioco, perfino nella rifinitura. Adesso è un centrocampista completo, il migliore a disposizione di Ancelotti che è stato l’artefice di questo processo di maturazione. Il brasiliano non è più un gregario, un assistente, un...vice, adesso è lui a determinare il gioco, con personalità e autorevolezza. Crede in se stesso e crede nella squadra e tutto questo si vede in campo.