“È la squadra del momento, la Sardegna è in gran fermento. Nainggolan fa il condottiero, nuovamente forte e fiero..”. Ed ora non sappiamo più cosa applaudire, se il terzo posto sorprendente dei sardi o gli slanci poetici inimitabili del vate Gasparri. Questo era solo un assaggio dell’ “Ode al Ninja” declamata per intero dal senatore di Forza Italia alla trasmissione radiofonica “Un Giorno da Pecora”. Lunedì, credo. È proprio un Cagliari che entusiasma, vedete, un Cagliari che ispira, che fa imbizzarrire l’ingegno. Noi tuttavia cercheremo di tornare alla prosa, ci limiteremo a un’analisi forse pedestre ma rigorosa, per nulla evocativa ma densa di informazioni tattiche, in una parola, concreta, lasciando ad altre voci più ardite la gloria del canto.

Alcuni sostengono che questo Radja Nainggolan avrebbe fatto comodo a Conte. Il Ninja stesso lo crede. Tutti costoro tralasciano la peculiarità del contesto tattico creato da Rolando Maran per rigenerare l’ex nerazzurro.       
 
LA POSIZIONE DEL NINJA CON MARAN- Nell’Inter di Conte intanto non esiste il trequartista. È la mezzala tecnica Sensi che assume talvolta questa funzione spostandosi dal centrosinistra verso l’asse centrale, con una diagonale tra le linee. Poi però deve tornare indietro da mezzala, e sostenere fasi di gioco, specialmente quelle difensive, col 5-3-2, nei tre in mezzo. Uno sporco lavoro. Ecco invece l’idea di Maran, quando il Cagliari è senza palla.   



Si è visto benissimo nell’ultima gara contro la Fiorentina, ma è già dalla partita con la Spal che i sardi sono passati dal 4-3-1-2 tipico dell’ ex allenatore del Chievo al 4-3-2-1. Qui sopra li vediamo schierati con Joâo Pedro e Nainggolan dietro al Cholito. Disposizione che in fase difensiva si trasforma sistematicamente in un 3-3 molto stretto, per dare densità lungo l’asse centrale. Sicché uno potrebbe scambiare il Ninja per un esterno d’attacco, ma sarebbe solo un fraintendimento.  



Al Ninja non vengono chieste uscite in fascia o eccessive corse all’indietro. Per questo esiste Nandez, la mezzala destra dietro di lui. L’uruguaiano è un giocatore chiave nello scacchiere di Maran, specialmente per quanto riguarda l’equilibrio del centrocampo. Ecco, tutte queste corse qui che fa Nandez (e forse anche qualcheduna in più), nell’Inter operaia di Conte Nainggolan sarebbe stato costretto a farle, dato che i quinti nerazzurri lì non sempre ci arrivano.   
 
COME NASCE IL SECONDO ASSIST – Questa nuova posizione del Ninja, trequartista di destra nel 4-3-2-1, diventa immediatamente pericolosa nelle ripartenze. Prendiamo l’azione del 3-0, esemplare da questo punto di vista. Un lancio della Fiorentina addomesticato per Cigarini da uno dei centrali del Cagliari, ed è subito contropiede. Fondamentale la corsa di Rog, il movimento ad aprirsi di Joâo Pedro per lasciare spazio alla conduzione della mezzala sinistra. Ma vedete dov’è il Ninja rispetto alla mezzala destra Nandez? In sostanza lì dove si trovava in fase difensiva è già pronto per sferrare un attacco senza palla dei suoi.  



E di fatti sul taglio di Simeone gli si apre un’autostrada, poiché la Fiorentina era schierata a tre dietro, con Dalbert in ritardo giustificato. Rog serve il Ninja al momento giusto. Da qui prima un tiro ribattuto dal portiere, quindi l’assist per il Cholito. Dovremmo parlare tanto della gamba e delle corse di Rog e Nandez, per capire il nuovo Nainggolan.  



LA PENULTIMA PENNELLATA DI UN CAPOLAVORO – Senza seguire l’ordine degli eventi ero saltato subito al terzo gol di Cagliari-Fiorentina, poiché quella transizione in particolare, in relazione al ruolo di Nainggolan, serviva a mostrare la connessione immediata tra le due fasi, l’efficacia di questa nuova posizione. Il primo gol infatti, sebbene provenga sempre da un assist del Ninja, è più complesso, in quanto porta a compimento un’azione collettiva meno diretta, molto più ragionata oltreché davvero brillante. Superata la metà campo, c’è una sponda di Simeone per il belga, che di prima intenzione cambia gioco per Pellegrini. Rog si apre in fascia senza palla.  

Il terzino sinistro del Cagliari guadagna metri in conduzione e scarica su Rog. Poi, proseguendo l’inserimento abbassa gli uomini della Fiorentina sul lato palla. Nel frattempo Nainggolan va a sistemarsi accanto a Joâo Pedro tra le linee, sotto a Simeone. Si è aperta una linea di passaggio per il regista Cigarini, e Rog, che ora è in possesso la vede.



Dopo il passaggio al compagno di reparto, Rog taglia in diagonale verso la porta. Tenetelo a mente questo taglio. Lungo l’asse centrale Cigarini inizia a decifrare una possibile superiorità posizionale del Cagliari sul centrocampo dei viola. Volendo, potrebbe anche cambiare gioco un’altra volta. Per Cacciatore. Ma così non rispetterebbe l’essenza del 4-3-2-1.



Ed ecco una specie di ‘piramide spagnola’, di quelle che si vedono nel futsal. Un gioco a cinque (va contato pure il movimento di Simeone a liberare lo spazio..), con tre passaggi diagonali, gli ultimi due dei quali di prima intenzione. Spettacolare il colpo di scena: sbuca Rog ad attaccare l’area, a segnare su assist del Ninja.  



I PRESUPPOSTI DEL TERZO ASSIST – Non resta che analizzare il terzo assist e il gol di Nainggolan. Tralascio di proposito la prodezza finale, il gran gol dalla distanza, e mi concentro per concludere sui presupposti del terzo assist (che poi sarebbe il quarto stagionale considerando anche quello effettuato in Coppa Italia contro il Chievo). Di nuovo, la posizione: quanto contano dieci metri in più o in meno in tutte le zone del campo, in tutt’e due le fasi. Quanto! E quanto contano i compiti! Fare la mezzala nel 4-3-2-1 significa sorbirsi un sacco di uno contro uno in fascia, vuol dire andare a raddoppiare in aiuto al proprio terzino. E infatti lo fa Nandez nel Cagliari, mica il Ninja, questo gravoso lavoro.  



Così quando l’uno per forza di cose finisce nella propria area di rigore, l’altro è pronto ad aggredire un eventuale giro-palla, con una grinta, una cattiveria e un’efficacia tale che non basterebbe la miglior vena di Gasparri per elogiarla a sufficienza.