Zaniolo è tornato a segnare in campionato perché Fonseca gli ha cambiato ruolo? Fosse anche un altro piccolo equivoco, l’ennesimo nella storia del calcio, guardandolo giocare ultimamente abbiamo tutti l’impressione che stia più vicino alla porta, che sia più incisivo di quando ad esempio veniva schierato mezzala. Forse sono state le parole di Capello, dice qualcuno. O è davvero Fonseca. Ma in che senso è Fonseca? In fondo nei tabellini leggiamo sempre il solito 4-2-3-1, che è una leggera variante del 4-4-2 di Ranieri, modulo in cui Zaniolo faceva o l’esterno o il trequartista, proprio come ora. Dunque cosa è cambiato realmente da allora?  
 
UN NUOVO RUOLO? NÌ – Al di là dell’approccio al calcio e alla stagione, diversissimi rispetto a quelli del predecessore, Fonseca pare abbia infilato una serie di mosse che da un lato gli consentono di praticare finalmente il suo stile, dall’altro hanno riportato Nicolò al fulgore dello scorso inverno, quando di fatto esplose nel pieno della crisi di Di Francesco. Cerchiamo di capire quali, partendo dalla partita col Milan.



Di necessità virtù senza dubbio (dato l’alto numero di infortuni), ma l’idea di schierare Mancini davanti alla difesa resta un’intuizione che finora sta pagando. Come essa stia a monte della rinascita di Pastore e del rilancio di Zaniolo, questo tuttavia non è ancora abbastanza noto. Con Mancini accanto a Veretout è di nuovo praticabile la cosiddetta Salida Lavolpiana, quel dispositivo tattico che, prevedendo l’abbassamento di un centrocampista tra i due centrali di una difesa a quattro, consente ai terzini di salire contemporaneamente lungo le fasce. È questo un marchio di fabbrica di Fonseca, che il portoghese aveva con saggezza abbandonato dopo i tentennamenti di inizio campionato. Tale dispositivo inoltre, ed è questo il punto che più ci interessa riguardando esso direttamente Zaniolo, porta a una conseguenza ulteriore: poiché l’ampiezza è coperta dai terzini, gli esterni d’attacco rimangono in gioco tra le linee, nei corridoi di mezzo.



Le immagini appena scorse mostrano chiaramente la correlazione tra il movimento di Mancini e il posizionamento di Zaniolo (e Perotti). Importante è anche la funzione ‘libera’ di Pastore, il gioco del quale tende ad essere a due facce: un centrocampista di palleggio nella propria metà campo, un trequartista nella metà campo di là.
Ecco qui sotto uno sviluppo riuscito anche meglio, coi quattro giocatori al centro, davanti ai tre, disposti quasi a formare un ‘quadrato magico’ o se volete un provvisorio 3-4-2-1 (Dzeko è fuori inquadratura). Ma questa che vedete è soltanto una delle configurazioni possibili tra questi quattro giocatori.   



L’azione prosegue e Pastore serve il centravanti di manovra, mentre Zaniolo con un movimento inverso al bosniaco allunga la difesa avversaria. Zaniolo, in presenza di un trequartista di palleggio come l’argentino, viene quasi alleggerito da certi compiti che al contrario, in sua assenza, è costretto ad osservare senza risultati rimarchevoli. Zaniolo è istintivo, molto verticale, fatica a partecipare a una salita ragionata del pallone: tende a cercare lo strappo sempre, ovunque.      



GLI INTERSCAMBI TRA ZANIOLO E PASTORE – Detto ciò, gli interscambi con Pastore hanno senso comunque nella misura in cui creano variazioni sul tema, garantiscono imprevedibilità nel ‘sotto-Dzeko’.  Più che scambi di ruolo sono momentanei scambi di funzione: chi attacca lo spazio stavolta? Chi scende stavolta a dare un appoggio al terzino? Può accadere anche questo, infatti.

O questo.



Nella transizione fulminea del 2-1 al Milan, sulla palla persa da Calabria, è ancora Pastore che taglia da esterno. E Zaniolo si inserisce dal centro.
 
FASE DIFENSIVA – Ma quando poi la Roma si difende? Un semplice 4-4-2 con Zaniolo sulla fascia destra e Pastore accanto (o dietro) a Dzeko. A guardare solo questa fase risulterebbe strana l’affermazione: “Zaniolo adesso gioca più vicino alla porta”.



DUNQUE È O NON È PIÙ VICINO ALLA PORTA? - In realtà però è davvero così, perché quando la Roma imposta Zaniolo poi si accentra, e lo fa a tal punto, che in certi casi sembra quasi andare in tandem col bosniaco, mentre Pastore si abbassa. Nell’azione del gol di Zaniolo contro l’Udinese la Roma si direbbe assumere l’aspetto di un 3-5-2. La cosa buffa è che le due mezzali sarebbero Kluivert e Pastore, se questo dare i numeri avesse ancora senso in un contesto così fluido com’ è quello escogitato dall’allenatore portoghese.



Fazio gioca corto per Kolarov, che di prima intenzione lancia Zaniolo in profondità, nello spazio creato dal movimento di Dzeko. Nel frattempo Mancini scappa indietro, a offrire un sostegno per Kolarov. Gli opposti si toccano: Fonseca ha chiuso il cerchio.