Boga controlla lo spiovente sul rimbalzo, con la punta della suola. Il primo ad aggredirlo è Veretout, la solita furia. Finta impercettibile, poi sempre nello stesso fazzoletto un tunnel d’esterno destro (delicatissimo) che manda a vuoto il francese. Ora Boga si trova di fronte la difesa della Roma salita appena fuori area dopo la respinta precedente. È una linea piatta, oltre la quale stanno tre neroverdi lasciati in fuorigioco. Boga si è ficcato proprio in un bel pasticcio, se perde palla sono guai. Ma è Boga, e Boga ama intrufolarsi nei pasticci. L’esterno ivoriano con uno scavino dei più furbi fa passare il pallone tra Mancini e Cristante. Sembra una palla indirizzata a uno dei tre compagni in fuorigioco, in realtà è una giocata individuale, un auto-passaggio. Nello stupore generale Boga aggira addirittura Santon (il terzino destro della Roma) e si incunea tra due dei tre compagni in fuorigioco. Ritrova il pallone dentro l’area, solo davanti a Pau Lopez ma un po’ defilato a sinistra, e da lì calcia col piede debole. Parata, purtroppo: sarebbe stato un altro capolavoro da applaudire tutti, una prodezza universale. Invece quasi-gol, e adesso questa giocata non si trova nemmeno negli highlights della partita.

Era il minuto 24 di Sassuolo-Roma, poco prima del 3-0. Per dire quanto si divertono gli spettatori del Mapei Stadium. Per dire quanto è estroso Jeremie Boga col pallone tra i piedi. Per dire quanta inventiva, quanta imprevedibilità quando ti punta. Ma questo, probabilmente, più o meno già lo sapete se l’avete visto giocare almeno una volta. Che fa gol pazzeschi ed è il miglior dribblatore della Serie A. È un fatto solare, indiscutibile. Lui e Douglas Costa, punto. Altra cosa è comprendere l’evoluzione del giocatore in un anno e mezzo di Sassuolo, capire il lavoro che c’è dietro. In sostanza, parlare anche dei meriti di De Zerbi, proprio come ha fatto l’ad Carnevali in questi giorni, quando ha ricordato a tutti che per Boga c’è la fila. De Zerbi infatti ha una specie di vocazione, e non lo nasconde: “Nel contratto mio non c’è scritto ‘migliorare i calciatori’, però è un obiettivo da quando ho iniziato ad allenare, forse il principale” (conferenza post Sassuolo-Napoli). Si spiegano così le ascese improvvise di Sensi, Demiral, Lirola, la fioritura impressionante di Locatelli (snobbato dal Milan), i milioni pagati dalla Fiorentina per Duncan, il rilancio di Djuricic, il recupero pieno di Berardi, il cammino di Traorè, la fiducia in Caputo, le novità Toljan e Kyriakopoulos… Eccolo qua il contesto didattico in cui sta avvenendo l’esplosione di Boga. Poniamo dunque la giusta attenzione sul percorso di crescita del ventitreenne ivoriano, mettendo da parte le cose che già conoscete: dribbling e gol.
 
IL NUOVO MODULO A INIZIO ANNO – Una caratteristica del tecnico bresciano è quella di saper passare da un sistema di gioco all’altro, senza per questo perder per strada la filosofia di gioco. Specialmente nel primo anno di Sassuolo è stato lampante, con la squadra che scendeva in campo ora con la difesa a quattro (4-3-3) ora coi tre centrali (3-4-2-1; 3-4-3; 3-4-1-2; 3-5-2). È chiaro che un approccio del genere fornisce tante competenze ai giocatori, i quali si trovano a riflettere più sul gioco che su un singolo ruolo. Entrano più facilmente in relazione con tutte le sfumature posizionali. In questa seconda stagione tuttavia, De Zerbi pare aver trovato un particolare equilibrio col 4-2-3-1, ma non senza una fase di incubazione, la fase iniziale del campionato, nella quale il tecnico neroverde aveva optato addirittura per il 4-3-1-2. Le caratteristiche di Traorè e Caputo lo avevano portato a questa prima conclusione. Per questo motivo Boga, in quanto esterno puro, correva il rischio di restare fuori. Ecco la posizione dell’ivoriano a Torino, assente Berardi, nella prima di campionato. In tandem con Caputo, con Traorè trequartista.     



Il movimento da seconda punta è corretto, eseguito alla perfezione per suggerire al compagno un passaggio passante. Smarcamento e ‘recepción al costado del rival’, secondo la catalogazione meticolosa del Loco Bielsa.



Il passante di Traorè arriva, lui controlla e in un attimo calcia a incrociare. Palo e tap-in vincente di Caputo.



Ma nel complesso, al di là di qualche spunto come questo, nessuno ricorda quella prestazione di Boga, che infatti finì in panchina nelle tre gare successive (Sampdoria, Roma, Spal), avendo probabilmente ‘deluso’ De Zerbi.  

A PARMA: TREQUARTI ATIPICO COME DOUGLAS COSTA – A Parma tornò titolare, la quinta di campionato. Il sistema di gioco restava quello, il 4-3-1-2, con in più Berardi. Dove mettere dunque Boga? De Zerbi, un po’ come avrebbe fatto più tardi Sarri con Douglas Costa, lo provò sulla trequarti, dietro le due punte. Forse la partita più grigia del Sassuolo di questa stagione. Nondimeno un’occasionissima Boga seppe crearsela prima di essere sostituito al 67’, e non con una serpentina o un dribbling dei suoi, ma ancora con un movimento vero, in grado di testimoniare qualcosina sulle nuove competenze acquisite.     



Berardi converge sul sinistro e Boga legge lo spazio in area, vede la possibilità di un filtrante e scatta.



Sarà bravo Sepe a negargli la gioia del gol con una bella parata sul primo palo. Meno Boga, che forse poteva concludere prima e con una lucidità maggiore sotto porta. Altro aspetto su cui ha insistito molto De Zerbi con l’ivoriano: dai 3 gol del primo anno è già passato a 6 in questa seconda stagione. Col Birmingham, in Championship, ne aveva fatti solo 2 in 31 presenze, nel 2017/18. E non è che non sapesse dribblare, allora…
 
RISPUNTA IL 4-3-3 – La partita dopo De Zerbi tornò al 4-3-3 (tridente Boga-Defrel-Berardi), per ridare forse qualche certezza ai suoi ragazzi. Ma l’Atalanta era in giornata, e finì male (1-4). 



LA SVOLTA TATTICA: SASSUOLO-INTER – Allora arrivò l’Inter di Conte, gara stranissima. Il Sassuolo parte di nuovo col 4-3-1-2 e Boga va in panchina. Passa subito in vantaggio l’Inter, poi Berardi pareggia. Dopo una fase di equilibrio segna Lukaku e la partita torna in mano ai nerazzurri, che fanno il tris e il poker grazie a due rigori, uno prima e l’altro appena dopo l’intervallo. Chiusa? Niente affatto. De Zerbi nella ripresa inverte l’andamento della gara lanciando un inedito 4-2-3-1, con Djuricic sulla trequarti e Boga esterno a sinistra. Il Sassuolo accorcia le distanze col fantasista serbo innescato dalla combinazione Boga-Caputo.



Poco dopo Boga segna un gol strepitoso, il 3 a 4 che certamente ricorderete. La sua prima rete in questo campionato. Il Sassuolo perde, ma domina e schiaccia l’Inter per una buona mezzora di gioco. Da quel momento in poi De Zerbi non rinuncia più al modulo 4-2-3-1. E Boga partirà sempre titolare.
 
IL FINALE DI LECCE – Iniziare sempre col 4-2-3-1 non significa non poter cambiare sistema in corso d’opera, magari nella fase finale di una partita o per ragioni di equilibrio o al contrario per sferrare l’assalto decisivo. Come contro il Lecce, sotto 2-1,  quando De Zerbi inserendo Duncan spostò Obiang nei tre dietro. Boga agiva sempre da esterno alto ma in uno sviluppo che sembrava più un 3-4-2-1, con Djuricic e Berardi accanto e/o sotto alla punta Defrel.



CONTRO LA JUVE, A DESTRA - Molti ricorderanno inoltre Juve-Sassuolo. Il cucchiaino di Boga a Buffon, dopo una bella triangolazione al limite con Caputo. Mancava Berardi, e Boga interpretò all’occorrenza il ruolo di esterno destro. Benone, direi. Ecco la pressione del Sassuolo in occasione del raddoppio neroverde.



L’INTESA CON IL GRECO – Infine una differenza importante rispetto allo scorso anno. All’epoca fu Lirola, il terzino destro (quindi l’ opposto), a servire a Boga 2 assist sui 3 gol fatti (chiusi entrambi in rete attaccando il cross sul secondo palo). Oggi è Kyriakopoulos invece ad avergliene forniti 2, il terzino sinistro cioè quello di catena. E come? Prendiamo la rete di Boga contro il Bologna. La più diversa.   



L’esterno ivoriano dopo un anno e mezzo di lavoro con De Zerbi è migliorato nei movimenti senza palla. È come se avesse implementato il suo gioco, rendendolo meno prevedibile e più vario. Se accorci forte su di lui o tenti l’anticipo, ti punisce alle spalle. Se non lo fai, ti punta…
Impressionante a tal proposito anche l’ultimo gol, quello segnato contro la Roma. Il terzino Bruno Peres ha ancora il mal di testa. I giallorossi avevano appena accorciato le distanze su un rigore causato proprio da Boga. Palla a centrocampo e subito il 4-2 che taglia le gambe ai giallorossi in dieci. State pensando a Boga che punta Mancini in area, lo salta e spara sotto la traversa. Sì, è finita così. Ma prima? Com’è arrivato a quell’uno contro uno Boga? E perché non lo ha fronteggiato il terzino? Oggi come oggi Boga è in grado di ubriacare l’avversario tanto con la palla quanto senza. Ed ecco com’è andata.



Sullo stop di Ferrari, Boga effettua un primo movimento incontro. Il centrale del Sassuolo però apre per il terzino greco, che è libero di ricevere. Boga allunga.   



Sul controllo di Kyriakopoulos, l’ivoriano tenta di nuovo di ingannare Bruno Peres. Stessa situazione con Mbaye del Bologna. 



Il problema è che Carles Perez copre l’eventuale lancio in profondità, e Kyriakopoulos è costretto a inventarsi qualcos’altro: un tunnel. Intanto Boga ha allungato di nuovo preoccupando ancora il terzino destro della Roma. 



C’è ancora tempo per un ultimo, letale contromovimento mentre il greco avanza palla al piede. Fondamentale anche l’ incontro di Caputo, che attrae fuori Mancini. La difesa della Roma è ormai altissima e la palla di Kyriakopoulos si sta gradatamente ‘scoprendo’.



Ormai è un disastro per la Roma, un segnale di partenza per Boga. Basterà ‘solo’ infilare Bruno Peres con un filtrante. Bruno Peres che rimane come inchiodato, Bruno Peres che rinuncia.