Il Verona di Juric quest’oggi contro il Lecce non si è confermato soltanto un’Atalanta in miniatura, non ha centrato solo altri 3 punti che lo proiettano in classifica sopra Torino e Bologna, a -2 da Milan e Parma; il Verona di Juric oggi è entrato di diritto nella storia gialloblù. Perché questo accadesse, in realtà, agli scaligeri bastava segnare solo un gol. L’Hellas invece ha voluto strafare, vincendo addirittura 3-0 per la gioia dei suoi tifosi. Il record consisteva infatti nell’andare a rete per l’undicesima partita consecutiva in Serie A, impresa che non era riuscita nemmeno a un gigante, qui a Verona, l’allenatore dello scudetto Osvaldo Bagnoli. Nemmeno Prandelli e Mandorlini, in epoca recente, coi loro Cammarata e Toni, sono arrivati dove è approdato ora Juric, senza avere centravanti goleador (Di Carmine però che bel lavoro che fa!). Anche questo pomeriggio infatti, al Bentegodi la partita l’hanno fatta decollare due umili giocatori, la sorpresa Dawidowicz e il tuttocampista Pessina. Poi Pazzini ha chiuso i conti nel finale di partita, dal dischetto. Ma contro il Lecce il Pazzo segna sempre, si sa. Sarebbe stato sufficiente buttarlo dentro anche un po’ dopo, per una manciata di minuti.
 
Il Lecce al contrario ha vissuto una giornata nera, uno dei suoi soliti down. L’errore fondamentale di Liverani è stato credere di poter ottenere altro dal 5-3-2 servito domenica scorsa a fermare l’Inter. Ma il Verona non è l’Inter. È una frase assurda questa che avete appena letto, una frase che potrà farvi sorridere e che fa ridere persino chi la scrive, eppure è vera. Paradossale ma vera. Semplicemente, è vera per il discorso cui si accennava prima, vale a dire quella storia dei centravanti. L’Hellas in proporzione sa sviluppare un gioco meno prevedibile dei nerazzurri, un gioco meno dipendente dai suoi attaccanti. Ed è stato proprio questo a mettere in difficoltà quel 5-3-2 che a Lecce aveva funzionato benissimo contro l’Inter. Va aggiunto che quest’oggi l’assenza di un Petriccione ha spostato molto. Era tuttavia un problema strutturale: il Lecce era in continua inferiorità numerica sulle fasce, dal momento che i centrali laterali del 3-4-2-1 del Verona si sganciavano ossessivamente, e le punte Babacar e Lapadula non riuscivano o volevano seguirli. Specialmente sul lato destro dei Lupi, la mezzala Deiola e il quinto di difesa Rispoli non sapevano a modo come arginare le discese del polacco Dawidowicz, in quanto l’uno doveva fare attenzione a Veloso e al trequarti (Verre), l’altro doveva seguire il molto offensivo Lazovic, che nel frattempo spingeva in ampiezza. Da una di queste azioni sull’ala sinistra del Verona è disceso il corner del vantaggio, al minuto 19 del primo tempo. Battuto meravigliosamente da Veloso, è stato corretto in rete di testa proprio da Dawidowicz, che ha fregato in un colpo solo Lucioni e Babacar, incrociando il pallone sul secondo palo. Sempre dalla parte di Lazovic è nato il raddoppio di lì a poco, dopo che il portiere del Lecce Gabriel aveva lasciato il campo per un problema alla schiena. Stavolta uno splendido inserimento di Pessina viene premiato dal cross a rientrare dal laterale serbo del Verona.
Liverani allora corre ai ripari per evitare di subire il terzo prima dell’intervallo, e manda in campo un centrocampista per un difensore: fuori Lucioni (male) per Majer, il quale riaccenderà subito un fuocherello di speranze, colpendo dalla distanza una traversa.

Si va negli spogliatoi sul 2-0. Il peggio sembra passato per il Lecce, che infatti anche a inizio ripresa col 4-3-1-2 comincia ad accompagnare meglio l’azione, bloccando di fatto la manovra avvolgente del Verona. La partita diventa meno bella e più confusa, coi padroni di casa che si avvicinano lo stesso al 3-0 ancora con Pessina, che però stavolta sbaglia davanti a Vigorito, bravo a parare un gol già fatto. Borini, il nuovo acquisto di Juric, un eroe al Dall’Ara, è entrato al posto di Verre, ma non pare ancora ben sintonizzato agli schemi dell’allievo di Gasperini. Un po’ si nota: è un Verona pericoloso ma meno fluido e qualitativo. La risposta del Lecce, che ci si poteva aspettare di molto maggiore, è solo un inserimento in area del terzino Rispoli, con tanto di stop mancato, su un bel suggerimento di Babacar. Poi solo Hellas e disastro: l’espulsione per doppio giallo di Dell’Orco al 22’ (un fallo in ritardo sull’uomo ovunque Pessina), il rigore al 41’ firmato da Pazzini (subentrato nel frattempo a Di Carmine) e l’infortunio nei minuti di recupero al greco Tachtsidis (ginocchio destro). Al termine della gara, mentre il Verona festeggiava classifica e primato nella storia del club, il Lecce di Liverani usciva in nove dal campo, praticamente distrutto. 

IL TABELLINO
  
Hellas Verona-Lecce 3-0 (primo tempo 2-0)

Marcatori: 19' p.t. Dawidowicz, 34' p.t. Pessina, 42' s.t. Pazzini (rig.)

Assist: 19' p.t. Veloso, 34' p.t. Lazovic

Hellas Verona (3-5-2): Silvestri; Rrahmani, Kumbulla, Dawidowicz; Faraoni, Ambrabat (dal 43' s.t. Badu), Veloso, Lazovic; Pessina, Verre (dal 3' s.t. Borini); Di Carmine (dal 28' s.t. Pazzini). All. Juric

Lecce (3-5-2): Gabriel (dal 28' p.t. Vigorito); Lucioni (dal 43' Majer), Rossettini, Dell’Orco; Donati,Tachtsidis, Deiola, Mancosu, Rispoli; Lapadula, Babacar (dal 23' s.t. Meccariello). All. Liverani

Arbitro: Abisso

Ammoniti: 15' p.t. Tachtsidis (L), 30' p.t. Faraoni (HV), 14' s.t. Dell'Orco (L), 20' Amrabat (HV), 

Espulsi: 23' s.t. Dell'Orco (doppia ammunizione).