È un gioco sporco. Lo conducono le agenzie di scommesse sugli eventi sportivi, e ha nel mirino i paesi africani e le loro gioventù private d'ogni speranza che non coincida col miracolo. Se poi questo miracolo viene ricercato attraverso la scommessa sportiva, da effettuarsi su eventi collegati a quel mondo dorato che è la Premier League, ecco che il cerchio si chiude. Tutto ciò viene svelato da un'inchiesta pubblicata nell'edizione odierna del Sunday Times.

Andrew Gilligan, inviato a Nairobi, ha raccontato il cinismo con cui le agenzie di scommesse si pongono davanti al fenomeno dei minorenni che affollano le sale di betting e puntano liberamente nonostante le disposizioni di legge che impediscono loro di farlo. In particolare, l'attenzione dell'inviato su concentra su Kibera, definito nell'articolo “il più grande slum del continente africano”. Al centro di questa vasta baraccopoli, riferisce Gilligan, esistono soltanto tre edifici che diano una minima traccia di ordine e modernità: una scuola, una chiesa e una sala scommesse. Accedendo a quest'ultima ci si ritrova sbalzati in un'altra realtà. Ambiente curato, atmosfera ovattata, e le immagini delle partite di Premier League che scorrono a ciclo continuo. Non resta che provare la fortuna attraverso la scommessa, vista come il solo modo per arricchirsi in un contesto di cupa miseria. Tale atteggiamento è perfettamente sintetizzato nella frase affidata all'inviato del Sunday Times da un ragazzino di nome Alfred Otieno:  “Se scommetti tutti i giorni, Dio può darti una chance di arricchirti”.

MINORENNI - Alfred ha 14 anni, e a quell'età non vede altra possibilità che la fortuna attraverso il gioco d'azzardo per migliorare benessere e posizione sociale. Ha soltanto un anno di più Geoffrey Mwicha, che a Gilligan dichiara: “Non pensi a altro che scommettere. Non pensi nemmeno che devi mangiare. Se sei fortunato, allora mangi”. Le testimonianze di Alfred e Geoffrey non rappresentano casi isolati. Il lungo reportage riferisce dati del ministero dell'Interno dai quali si apprende che la pratica delle scommesse coinvolge il 76% dei giovani kenioti, e che 500 mila persone (molte fra le quali di giovane età) sono finite nella lista nera dei creditori inaffidabili causa debiti per scommesse. Il reportage riferisce anche di  strategie adottate da agenzie di betting e esplicitamente mirate a catturare l'attenzione di utenti giovanissimi. Esiste un segmento di scommesse in cui vengono usate immagini da cartoni animati per spostare sul piano del puro gioco un'attività di gambling. Secondo la legge keniota, le scommesse sono vietate ai minori di 18 anni. Ma i controlli che dovrebbero rendere effettivo il divieto sono molto laschi. Quanto all'assunzione di responsabilità da parte delle stesse agenzie, viene riferito che durante i weekend esse non permettono l'accesso dei minorenni. Ma le cose cambiano durante gli altri giorni della settimana, quando il flusso di scommettitori adulti subisce una rarefazione e allora anche i magri denari dei giovanissimi contribuiscono a mantenere su livelli molto alti i profitti delle agenzie. LA PREMIER CHIUDE UN OCCHIO - In tutto ciò si rileva un ruolo abbastanza imbarazzante della Premier League e di alcuni suoi soggetti. Il torneo che si fregia dell'etichetta di “NBA del calcio” non perde occasione per mostrare il cinismo del proprio modello capitalistico e una totale assenza di responsabilità sociale. Stesso discorso per la Championship, la serie B inglese. L'articolo riferisce di come le strade di Nairobi siano tappezzate di giganteschi manifesti pubblicitari in cui campeggia il faccione di Harry Kane per pubblicizzare l'agenzia 1xBet, presentata dal Tottenham Hotspur come “official betting partner” per l'Africa. Analogo rapporto è quello fra l'Arsenal e SportPesa. Quest'ultima agenzia sponsorizza anche Everton e Hull City. Contratti milionari, e fra le clausole dell'accordo anche brevissime tournée in Kenya (con tappa a Kibera) come quella dell'Hull City a maggio 2018. Per l'occasione, una valanga di kit calcistici sono stati donati ai ragazzini locali. La chiamano solidarietà. Di sicuro serve per ripulirsi un po' la coscienza. Intanto che i club della Premier e le agenzie di betting proseguono a macinare profitti esorbitanti.

@Pippoevai