“La maggior parte delle volte quando corro alla massima velocità e il difensore prova a spostarmi non devo fare niente, perché sono troppo forte”. Se un carro armato potesse esprimersi a parole (e soprattutto giocare a calcio), si esprimerebbe pressappoco con la stessa sensibilità zen di Romelu Lukaku.
La cosa più sorprendente di questa sua vecchia confessione non sta tanto nel singolare effetto provocato dal simpatico mix di prepotenza e autoironia, ma risiede piuttosto nell’implicito, in ciò che non vi è detto apertamente: il contesto di riferimento era per lui la Premier League, il campionato più fisico al mondo. Non oso dunque immaginare l’impatto che avrà Lukaku sui nostri difensori. Conte invece, lui sì che se lo sarà già immaginato mille volte. Gli sarà bastato vedere una partita o due dell’Atalanta in Serie A, con Duvan Zapata in campo. Se riesco a portare in Italia Romelu, avrà pensato Conte, altro che Zapata, questo li travolge tutti.
Ecco, ora che è sbarcato a Milano per davvero, ora che Marotta ha esaudito il sogno di Antonio, resta da capire quale potrà essere la funzione principale di Lukaku nel 3-5-2 e soprattutto quale partner d’attacco saprà meglio adattarsi alle sue caratteristiche uniche.
 
BRASILE-BELGIO: L’IDEA DI MARTINEZ - Per meglio comprendere la singolarità del centravanti belga, credo che una partita su tutte debba essere rievocata: Brasile-Belgio, il quarto di finale di Russia 2018. Sulla panchina dei Diavoli Rossi sedeva allora come oggi lo spagnolo Roberto Martinez. Uno che Lukaku lo conosce molto bene per il fatto di averlo allenato tre anni all’Everton, dal 2013 al 2016. Martinez in quella occasione schierò la squadra praticamente senza centravanti, pur mantenendo Lukaku nell’undici titolare. Gli chiese infatti di defilarsi leggermente sulla destra, ma non largo in fascia, in una posizione intermedia tra il centrale Miranda e il terzino Marcelo. Un piano veramente diabolico, considerata la scarsa propensione a difendere del madridista.   



In questo modo inoltre, sfruttando i vuoti davanti, si lasciava spazio alla creatività di Hazard da una parte e agli inserimenti centrali di De Bruyne dall’altra. Poi, in questa specie di 3-4-1-2 molto asimmetrico, c’era il carro armato lanciato sul centro-destra, uno sfogo di potenza su cui si scaricavano gli accumuli associativi dei due giocatori più talentuosi del Belgio. Questo per dire quanto poco “spalle alla porta” venisse utilizzato e concepito Lukaku in quel contesto, a differenza di quanto proposto da Mourinho nel Manchester United, dove il centravanti belga era inteso soprattutto come riferimento centrale a cui affidare il pallone, anche al di qua dalla propria metà campo, come conseguenza del baricentro basso adottato strategicamente dall’intera squadra durante la fase difensiva.   
 
“NON DEVO FARE NIENTE” – Ed è proprio su questa modalità di impiego ‘alla Mou’ che Conte avrebbe espresso il suo parere contrario nell’ottobre del 2017, secondo quanto riportato di recente da un articolo dell’Independent, firmato da Miguel Delaney. Il tecnico italiano sosteneva allora che, a dispetto del fisico di Lukaku e della percezione immediata che ne abbiamo, il gioco ‘spalle alla porta’ non lo valorizzasse. Aveva in mente per lui un ruolo più mobile, basato sulla potenzialmente devastante incisività delle sue corse. Tipo questa qui sotto contro il Fulham, durante la gestione Solskjaer.     



VERSO IL 3-5-2 DI CONTE- Bisogna allora conciliare questa opinione di fondo del tecnico dell’Inter con il suo marchio di fabbrica, il 3-5-2. Infatti Conte, pur essendo in un certo senso in linea con le intuizioni su Lukaku di Martinez (vedi sopra Brasile-Belgio), non ha in rosa un Hazard, né tanto meno De Bruyne. Detto ciò, possiamo pensare che delle due punte, nell’Inter che sta nascendo, Lukaku non sia quella destinata a ricevere il maggior numero di verticalizzazioni dirette, provenienti da difensori e centrocampisti. Per rendere l’idea, mi servo di una combinazione avanzata del Manchester United contro il Southampton, che vagamente allude al 3-5-2/3-4-1-2. L’azione del primo gol di Lukaku (quel giorno firmò una doppietta decisiva).
 


Il terzino/laterale Shaw non passa il pallone direttamente a Lukaku, ma sfrutta il suo velo per pescare tra le linee Pereira. Questi riceve e, di sponda, trova subito il belga in una posizione leggermente defilata, tuttavia non più ‘spalle alla porta’. Da qui Lukaku punterà il difensore e calcerà in porta nell’angolino lontano, rientrando sul destro (il suo piede debole).  



Tutto ciò naturalmente è riproducibile anche ad altre altezze di campo, non solo nell’ultimo terzo. Con questo, va da sé, non si dovrà pensare a un Lukaku che attacca solo la profondità disinteressandosi degli altri compiti. Si parla sempre di tendenze e compiti relativi. 
 
UN TORO ACCANTO A UN CARRO ARMATO – Ed eccoci al punto: accanto a chi giocherà nell’Inter Romelu Lukaku? Chi svolgerà il ruolo di regista avanzato, spalle alla porta? La prima opzione a cui pensare è quella che Conte si trova già in casa, e che non è certo da sottovalutare: Lautaro Martinez. El Toro ha già fatto vedere buone cose durante il primo anno in nerazzurro, inoltre ha appena concluso una Copa America da protagonista, nell’attacco dell’Argentina composto da lui, Messi e Agüero. In campionato, specialmente quando è stato chiamato a sostituire Icardi, ha dimostrato di padroneggiare i fondamentali della prima punta in grado di aiutare la manovra della squadra. Per alcuni, molto più di Icardi stesso. Lo vediamo in azione qui sotto, contro la Fiorentina, dopo un controllo ‘spalle alla porta’, mentre si gira e sente il taglio di Politano, che gli è vicino quasi come una seconda punta.   



Ecco, se in questo frangente al posto di Politano si fosse trovato Lukaku, il carro armato, il belga avrebbe sfruttato la sua velocità e soprattutto la sua mole per trascinarsi in porta il proprio marcatore. 

I GIGANTI – Ma finché è in piedi la trattativa con la Roma per Edin Dzeko non si può smettere di pensare all’attacco dei giganti. Dopo una così lunga premessa sulle caratteristiche di Lukaku, appare ora forse più credibile e sensata la prospettiva di vedere il bosniaco nelle vesti di regista d’attacco dell’Inter, al fianco del belga. Quante volte vediamo le squadre di Conte cercare coi quinti bassi una delle due punte, di prima intenzione e coi piedi sulla linea del fallo laterale? Uso un lancio di Kolarov equivalente, per capirci, stoppato di petto a centrocampo dal gigante Edin.  



Nel frattempo la squadra sale, fidando in un pallone ripulito e addomesticato dal centravanti. L’ideale.  



Che dire poi delle aperture che il 9 della Roma riesce a vedere ed eseguire con grande eleganza? Servirebbero tantissimo allo sfruttamento dell’ampiezza nel 3-5-2 di Conte. Centravanti di manovra non significa soltanto restituire indietro il pallone, significa costruire, impostare ‘spalle alla porta’. E naturalmente mentre il bosniaco si abbasserebbe a palleggiare coi compagni, Lukaku potrebbe spingere più in là le difese avversarie, e col suo peso offrire ai compagni un punto di riferimento più avanzato, mentre Dzeko è ancora lontano.    



In area, poi.. Se uno dei due si defila a crossare, l’altro starebbe dentro a preoccupare difensori e portieri. Quando invece andassero a saltare entrambi, com’è più logico, tremerebbero le porte e le curve prima ancora che i centrali. Lukaku infatti, per quanto non sia uno specialista del colpo di testa, basta che si appoggi un pochino, e ti ribalta Robertson, il terzino del Liverpool.  



IL GIGANTE E U PICCIRIDDU – Non si poteva concludere senza accennare a Dybala. Se la Joya dovesse realmente entrare nello scambio con Icardi, allora l’Inter disporrebbe di una coppia ancora diversa. Oltre a svolgere i compiti di regia avanzata, l’attuale numero 10 della Juve aggiungerebbe quello spruzzo di fantasia che manca, al momento, sulla tela rigida di Conte. Viene in mente il secondo scudetto di Allegri in bianconero (2015/2016), quando l’argentino incantava dietro a Mandzukic (o Zaza o Morata) in un 3-5-2 sempre vincente ma meno codificato rispetto a quello di Conte. Lukaku-Dybala: la magia degli opposti. Lukaku-Dybala: il gigante e u picciriddu.