Il Barcellona è più forte dell’Inter e ha vinto perché ha tenuto più a lungo il pallone (64 per cento contro il 36) e ha tirato di più in porta (11 volte contro 3). Naturalmente ha anche segnato, nello specifico due gol (uno nel primo e uno nel secondo tempo) e ha mostrato una manovra ampia come un vento largo che soffia ai fianchi e sfonda al centro.

Fatta questa doverosa premessa, non mi è piaciuta la formazione che Spalletti ha schierato nel primo tempo. Perché de Vrij non ha giocato? E, soprattutto, perché Candreva al posto di Politano?

L’ex del Sassuolo, entrato nella ripresa, ha sfiorato il gol in due occasioni. Con un tiro cross dalla destra (50’), sventato da ter Stegen e con con un tiro dal limite (52’) per la verità più una conclusione sbagliata che una minaccia per la difesa del Barcellona.
Che cosa significa questa osservazione? Che con un trequarti in grado di attaccare Jordi Alba, forse l’Inter avrebbe creato più apprensione all’avversario e costruito qualche occasione in più. Nonostante le sette vittorie consecutive, il problema dell’Inter risiede nel gol. Nel senso che, se non segna Icardi, è difficile che qualcun altro centri la porta. Spalletti si è mai chiesto se non sia il caso di correggere il sistema di gioco per affiancare Icardi con Lautaro Martinez?

Inserirlo a 27 minuti dalla fine (al posto di Borja Valero) poteva essere un’idea, ma il ragazzo non ha inciso anche perché a quel punto l’Inter aveva già perso le misure dell’avversario che con il suo fraseggio corto, i triangoli stretti, le sovrapposizioni esterne ed interne, le scappava da tutte le parti.

Ha deluso ancora una volta Perisic, un potenziale campione che pure nel derby aveva giocato al trenta per cento. Non è stato gravemente insufficiente, ma ciò che non dovrebbe essere mai, cioè mediocre.

Male la difesa, a parte ovviamente Handanovic e, in qualche misura, Miranda. Irriconoscibile Skriniar, tra l’altro assai falloso e Asamoah che, in piena confusione, è riuscito anche a servire un pallone a Lenglet su cui il portiere sloveno ha compiuto uno dei ripetuti miracoli di serata.

Il Barcellona, anche senza Messi, è migliore dell’Inter. Però la partita doveva essere affrontata in un altro modo. Per esempio con più coraggio nella prima mezz’ora, quando il Barcellona non era ancora debordante. O all’inizio del secondo tempo, cioé quando i catalani, a parte soffrire Politano, hanno perso due palloni in disimpegno per eccesso di palleggio.

Resto convinto che con un pressing feroce, come quello esercitato sul Milan nel derby, il Barcellona non avrebbe avuto una prevalenza tanto netta e, forse, chissà non avrebbe nemmeno segnato due gol.

Per come è cominciata, si è sviluppata ed è stata decisa, la partita non poteva che chiudersi così. Il Barcellona è passato al 32’ con Rafinha, l’ex, mai come oggi rimpianto, che ha chiuso da campione un triangolo lungo con Suarez, splendido assist-man.

Ma già fino a quel momento il Barcellona aveva tirato di più verso la porta (5-4). L’Inter prima e dopo il vantaggio avversario ha avuto tre mezze occasioni. Nella prima, su assist esterno di Perisic, Icardi ha toccato alto. Nella seconda, servito di testa da Vecino, ha tardato a tirare. Nella terza il tiro da fuori del centrocampista uruguaiano è finito alto.

Poco. Anche perché il Barcellona, oltre a costruire pericolosamente, portava la minaccia anche sulle punizioni dal limite. Al 46’, il tiro di Coutinho, quasi a botta sicura, è stato deviato da Miranda. Al 65’ un calcio franco di Suarez, che voleva far passare il pallone sotto la barriera, è stato intercettato da Brozovic che si era disteso orizzontalmente, un originale sistema di difesa. L’Inter ha sbandato dietro troppe volte e dove non ha potuto Handanovic ha provveduto la traversa (70’) respingendo una bordata da dentro l’area di Coutinho. Per quanto prodotto, il Barcellona avrebbe meritato il secondo gol più che l’Inter il pareggio. E infatti Jordi Alba, pescato da Rakitic in area (mentre Skriniar gli arrancava appresso), ha messo in diagonale alle spalle di Handanovic.

La sconfitta ha raffreddato l’entusiasmo degli interisti, anche se la classifica del girone dice che l’Inter, seconda, ha ben cinque punti di vantaggio sulla coppia formata da Tottenham e PSV. Se il primo posto diventa una mezza impresa, la qualificazione è più che probabile. L’Inter deve andare a Londra e ricevere catalani e olandesi. Anche se il più non è fatto, non c’è da scalare nessun Everest.

Serve però un’altra Inter. Più simile a quella vista in campionato o a quella che, in meno di cinque minuti, rimontò il Tottenham. Sembra poco, ma tra l’una e l’altra, c’è tantissimo. 

IL TABELLINO

Barcellona-Inter: 2-0


Marcatori: 32’ Rafinha (B),  38’ s.t. Jordi Alba.

Assist: 32’ Suarez (B). 38’ s.t. Rakitic.

Barcellona (4-3-3): ter Stegen; Sergi Roberto, Pique, Lenglet, Jordi Alba; Rakitic; Busquets, Arthur (dal 32’ Vidal); Rafinha (dal 26’ Semedo), Suarez, Coutinho (dal 43’ s.t. Munir).

Inter (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, Miranda, Asamoah; Vecino, Brozovic; Candreva (dal 1’ s.t. Politano), Borja Valero (dal 18’ s.t. Lautaro), Perisic; Icardi.

Arbitro: Ovidiu Alin Hategan

Ammoniti: 17’ s.t. Suarez (B), 28’ s.t. Brozovic (I), 29’ s.t. Skriniar, 39’ s.t. Lautaro.