È stato il secondo acquisto più caro della scorsa estate per la Juventus, dietro soltanto ai 100 milioni di euro pagati per Cristiano Ronaldo. Il rendimento di Joao Cancelo alla sua prima stagione in bianconero è stato però al di sotto delle aspettative generate da quei 40 milioni versati al Valencia un anno fa per quello che, da molti addetti ai lavori, veniva definito come il miglior tezino destro al mondo. Tanta qualità in fase di spinta, molte distrazioni difensive. Errori magari perdonabili per un allenatore che fa del possesso palla e della costruzione le basi del suo gioco, meno per un "pratico", come ama definirsi lui stesso, come Massimiliano Allegri.

SCOMMESSA PERSA - L'allenatore livornese, poco meno di un anno fa, era stato interrogato in prima persona sull'investimento per Cancelo. Intorno alla metà di giugno, un blitz a sorpresa a Milano con tanto di incontro a Palazzo Parigi, la base del mercato bianconero, con Fabio Paratici e Beppe Marotta. Un acquisto approvato quello dell'esterno portoghese, che dopo l'anno in prestito all'Inter era rientrato al Valencia. Allegri era convinto di poter correggere i limiti che il classe '94 aveva mostrato in nerazzurro. Un'impresa non riuscita, visto che in tante partite decisive, come il ritorno dei quarti di finale di Champions League contro l'Ajax, Cancelo è finito in panchina.

RETROSCENA SULL'ADDIO - Proprio l'esclusione del portoghese è stato uno dei motivi che hanno portato al divorzio tra Allegri e la Juve. L'allenatore riteneva Cancelo uno dei "sacrificabili", così come Dybala, per la rivoluzione di cui tante volte aveva parlato in conferenza stampa. Di tutt'altro avviso Pavel Nedved, secondo cui invece la rosa bianconera è già fortissima e difficilmente migliorabile. Il rischio, per il vicepresidente, era di svendere alcuni dei giocatori di maggior qualità della squadra, senza poi riuscire effettivamente a migliorare il cammino in Champions. Un pericolo da non correre per Nedved, che ha spinto con Agnelli per interrompere, un anno prima della scadenza naturale del contratto, il rapporto con l'amico Allegri. "Colpa", anche, di Cancelo.