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Juve, il calendario fa paura: la Serie A è ancora aperta, a Firenze insidia Orsato
Non so voi, ma sono rimasto uno degli ultimi irriducibili.

Perché mi rifiuto di ammettere che il campionato di serie A sia già chiuso a fine novembre come, invece, sostengono opinionisti e commentatori più insigni di me.

Ovviamente anch’io so leggere la classifica e rivisitare i precedenti storici. Tuttavia non mi dimentico di dare un occhio anche al calendario che da oggi (Fiorentina-Juventus) al 29 dicembre (Juventus-Sampdoria) dice che la squadra di Allegri sarà impegnata in due scontri diretti (l’Inter il 7 dicembre e la Roma il 22  entrambi a Torino) o in partite pericolose (il derby del 15 dicembre, l’Atalanta a Bergamo il 26).

Prima di riassumere la sequenza, faccio una premessa: non esistono squadre imbattibili, meno che mai esistono quelle che vincono sempre.

La Juve, per esempio, ha pareggiato una volta in campionato - e con il Genoa -, dopo essere passata placidamente in vantaggio.Contro il Manchester United, invece, ha addirittura perso in casa, nella qualificazione di Champions.

Non solo, quindi, l’inciampo può capitare - come è capitato - anche ai più forti, ma le prossime sfide, se considerate nella loro interezza e frequenza, presentano un coefficiente di difficoltà nettamente superiore a quelle disputate e (quasi tutte) vinte. 

Finora, infatti, tra le grandi, la Juve ha battuto la Lazio, il Napoli e il Milan. Restano l’Inter e la Roma, entrambe in casa, prima della fine del girone di andata. Inoltre, prima del derby con il Torino, la Juve andrà a Berna, per affrontare lo Young Boys. E’ vero che ha una rosa ampia e qualificata, ma è altrettanto vero che in Svizzera deve vincere per avere la certezza del primo posto nel girone, l’unica condizione che la metterebbe al riparo da uno scontro duro agli ottavi. 

Ora lo Young Boys, già eliminato dalle Coppe europee, è pur sempre in testa al campionato elvetico e darà il massimo, nella sua ultima gara continentale della stagione, di fronte ai propri tifosi. Avrà infatti l’occasione di riscattare un girone fallimentare con una prova di prestigio contro un’avversaria candidata alla conquista della Champions.

Questo per dire che la Juve dovrà spremere energie fisiche e nervose, non potrà affrontare la trasferta con leggerezza e, disgraziatamente, potrebbe incorrere in qualche infortunio pesante.

Lungi da me augurare il male a qualcuno, sia pure un’entità metafisica come un club o una squadra, ma quando si parla di calcio gli inconvenienti sono all’ordine del giorno. Tutto, però, comincia da Firenze. La Juve, a partire da questo pomeriggio, ha sei partite (Fiorentina, Inter, Torino, Roma, Atalanta e Sampdoria) nelle quali si gioca molto del prosieguo del campionato. Se tiene a distanza Napoli e Inter (attualmente a meno 8 e a meno 9), o addirittura aumenta il vantaggio, è probabile che anch’io mi debba arrendere all’evidenza e l’esito finale sia scontato. In caso contrario, assisteremo ad un girone di ritorno e, in particolare, ad una primavera di possibili rimonte e ribaltoni. Anche perché sarà proprio in quel periodo che si incroceranno gli impegni tra la serie A e la fase finale di Champions. E le partite complicate raddoppieranno.

La trasferta di Firenze è insidiosa almeno per cinque motivi.

Il primo. La Juve, schierando la sua formazione migliore, ha giocato martedì contro il Valencia in Champions, mentre la Fiorentina ha avuto un’intera settimana per riposare e prepararsi.

Il secondo. I calciatori della Viola sono motivatissimi perché conoscono il valore della sfida e sanno quanto essa possa indirizzare la stagione in corso. Sia a livello di classifica che di entusiasmo.

Il terzo. La legge dei grandi numeri - cioé la Juve che in campionato non ha ancora perso e la Fiorentina che pareggia da cinque turni - potrebbe incaricarsi di abbattere il totem (l’imbattibilità) e sfatare il tabù (la pareggite).

Il quarto. L’ambiente sarà torrido e, quantunque la Juve sia avvezza ad ogni avversità (ha vinto in dieci, senza Ronaldo, in casa del Valencia), anche l’anno scorso e l’anno precedente ha dimostrato di soffrirlo.

Il quinto. Arbitra Orsato, il fischietto che l’anno scorso non sanzionò, come avrebbe dovuto, ovvero con una seconda ammonizione, un fallo di Pjanic in Inter-Juventus. Il giorno successivo, guardacaso, il Napoi fu travolto a Firenze e anche quello scudetto prese la direzione di Torino tra i veleni dei napoletani e dell’Italia anti-juventina.
 
Cosa significa l’ultimo punto? Che pure nella testa di un arbitro onesto, per nulla casalingo e/o asservito al potere, può risiedere una remora, può annidarsi un riflesso condizionato che porti, del tutto involontariamente, alla compensazione di quell’episodio.

Non conosco personalmente Orsato, ma so come arbitra (fischia poco e concede solo rigori solari),  sono convinto che non influirà sulla gara. Altresì sono sicuro che molti abbiano fatto almeno un pensiero malizioso: di compiacimento o di preoccupazione.

Fra poco vedremo. In ogni caso, se la Juve a Firenze perde o pareggia, il Napoli (a Bergamo) e l’Inter (a Roma con i giallorossi) non possono sbagliare. Altrimenti non solo è inutile sostenere certe tesi, ma andrebbe rilevato che se la Juve è grande, tutti gli altri sono troppo piccoli.
Giancarlo Padovan

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