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Juve-Milan in mano a chi discrimina le donne: il calcio ha venduto la dignità
Che il calcio italiano avesse venduto l’anima per denaro, lo sapevamo. Senza criterio, anche: la Premier, che dai diritti televisivi incassa molto più della Serie A, non trasmette la totalità delle partite in diretta tv, conservando la visione esclusiva del 55 per cento delle gare a chi va allo stadio. Così il calcio conserva un po’ del suo fascino antico e i tifosi non perdono l’abitudine di arrampicarsi sugli spalti a incitare la loro squadra, anche quelle delle categorie inferiori.

 

A proposito di calcio italiano in vendita, però, quanto sta accadendo con questa edizione della Supercoppa tra Juve e Milan - che si disputerà il 16 a Gedda - è diventato francamente vergognoso, superando ogni limite.

 

In Arabia Saudita i diritti umani sono calpestati e gli oppositori fatti fuori, anche in senso fisico. Il 2 ottobre il giornalista e scrittore Khashoggi, oppositore del regime, è entrato nel consolato saudita a Istanbul per ritirare alcuni documenti e non ne è più uscito: la polizia turca sostiene che sia stato ucciso e squartato. Già allora molti consigliarono alla Lega di rinunciare ai 7,5 milioni di euro offerti dall’Arabia per giocare là Juve-Milan.

Niente: prendiamoci questi soldi, e chissenefrega se anche grazie a noi il governo saudita - che proprio attraverso lo sport cerca di ripulirsi l’immagine - farà bella figura, in patria e non solo.

Adesso proprio la Lega pubblica l’elenco dei settori nei quali è suddiviso lo stadio di Gedda per la vendita dei biglietti e, senza alcun pudore, scrive: “i settori indicati come singles sono riservati agli uomini, i settori indicati come families sono misti per uomini e donne”. Così, come se fosse una cosa normale: torniamo al medioevo, ci facciamo portavoce di chi discrimina, gli diamo credito.

Con quella manciata di milioni di euro il calcio italiano non ha venduto solo l’anima, ma anche la dignità. Così è troppo.


@steagresti
 


Stefano Agresti
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