Ci sono molte cose straordinarie dentro questo scontato scudetto della Juve. È straordinario il fatto che sia l’ottavo consecutivo: un record nemmeno mai ipotizzato nel nostro calcio, il segnale di una superiorità elettrizzante (per i bianconeri) e deprimente (per tutti gli altri). È straordinario il momento in cui capita, ad aprile, con cinque giornate di anticipo e - per il momento - venti punti di vantaggio sulla seconda, il Napoli. È straordinario il percorso di Allegri che ha vinto il suo quinto titolo a Torino, il sesto in carriera: solo Trapattoni ha più scudetti di lui, sette.

 

Se ci pensate, è straordinario anche il fatto che la vittoria della Juve in questo campionato fosse scontata: non ricordiamo un altro scudetto che avesse fin dall'estate un padrone così chiaro, identificato e inattaccabile come questo, quando sono piovuti a Torino campioni uno dopo l'altro, compreso Cristiano Ronaldo, uno dei due numeri uno al mondo.

 

Eppure lo straordinario e scontato scudetto della Juve ha un aspetto diffuso di mestizia, quasi di insoddisfazione, comunque di incompiutezza. Un sentimento che emerge dagli occhi dei calciatori, però anche di tantissimi tifosi, in mezzo a molti sorrisi (e ci mancherebbe altro). È inutile negarlo, nasconderlo, reagire con finto orgoglio: alle altre piacerebbe essere al nostro posto! Certo che tutti i non juventini, o gli antijuventini, vorrebbero avere vinto questo scudetto e gli altri sette. Ma l’obiettivo, in questa stagione, era un altro, più alto: la Champions. E l’eliminazione contro l’Ajax ha lasciato un segno profondo. Una macchia, uno schiaffo. Ha intaccato la gioia e rovinato la festa. Lo scudetto rimane straordinario, ma alla Juve di Ronaldo, e agli juventini innamorati di Cristiano, non basta. Li comprendiamo: sognavano di più, volevano di più. Con questa squadra, potevano avere di più.

@steagresti