La nuova “sosta ai box” di Aaron Ramsey, costretto ancora a saltare la Nazionale (cosa che si ripete ormai costantemente da un anno) ci pone dinanzi ad un dilemma importante: alla luce della predisposizione del giocatore gallese agli infortuni (15 in 6 anni, fonte transfermarkt.it, per un totale di quasi 550 giorni di assenza per indisponibilità nel periodo preso in considerazione) si può ritenere il suo acquisto a ‘parametro zero’ davvero un affare?

Nessuno mette in discussione le qualità del calciatore, evidenziate anche in Italia nelle poche partite che lo hanno visto protagonista sino ad ora, ma avere a disposizione un giocatore a mezzo servizio alla fine può essere deleterio perché si rischia di non poterlo utilizzare nei momenti decisivi della stagione oltre che complica chiaramente il lavoro di Sarri nel facilitare l’assimilazione dei nuovi schemi di gioco. Sono stati 3,6 i milioni di oneri accessori per il suo acquisto, come evidenziato dalla relazione finanziaria annuale al 30 Giugno 2019 pubblicata dalla Juventus, e un ingaggio da oltre 7 milioni netti l’anno (fonte Gazzetta dello Sport) sono un esborso importante, che se non gratificato nelle prestazioni tecniche da parte del calciatore possono far giudicare l’affare in maniera negativa nonostante la formula a ‘costo zero’, che nelle intenzioni iniziali dovrebbe esser vantaggiosissima.
 
VERI AFFARI? - Che poi diciamolo sino in fondo, ma questi acquisti a parametro zero sono veramente affari? Di tutti quelli effettuati dalla Juventus in questi anni, solo i giovanissimi Coman e Pogba hanno poi prodotto le tanto ricercate plusvalenze, hanno avuto cioè un effettivo mercato anche successivamente al loro approdo in bianconero. Alcuni come quello di Pirlo sono stati una benedizione perché hanno incontrato la volontà del campione di rilanciarsi, di non accettare la volontà altrui di pensionarlo anticipatamente. Altri come Khedira hanno giustificato l’esoso ingaggio con prestazioni più che positive anche se non effettuate con costanza per i problemi di natura fisica che hanno sempre accompagnato la sua carriera. Altri ancora come Dani Alves o Llorente sono stati funzionali per il periodo delle prestazioni in bianconero prima di lasciare nuovamente la Juventus a zero euro, senza generare alcuna plusvalenza. In pratica tutti gli acquisti a parametro zero effettuati dalla Juventus in questi anni, se si escludono i due giovanissimi francesi sopra citati, non hanno praticamente avuto poi più mercato. Questo genere di affare va bene quindi se si punta su nuovi talenti su cui scommettere o su giocatori da rilanciare, cercando di recuperare il talento smarrito altrove, altrimenti si rischia solo di appesantire il monte ingaggi. L’idea originale di fare un affare si trasforma rapidamente in un’arma a doppio taglio.
 
STIPENDI MERITATI? - Lasciamo da parte il discorso oneri accessori e concentriamoci un attimo solo sul discorso ingaggio netto, che dovrebbe esser il parametro per distinguere i giocatori che fanno la differenza da quelli “solamente” bravi. E’ giusto che Emre Can, Rabiot e Ramsey guadagnino, cifra più cifra meno, lo stesso stipendio o anche più di quelli che, come Pjanic, Dybala, Higuain, Chiellini, Bonucci, Douglas Costa e altri, la differenza la fanno sempre? 

Il risparmio del cartellino è alla fine un vero affare se poi si concedono ai calciatori stipendi molto più alti di quelli che altrimenti sarebbero andati a guadagnare? Emre Can, Rabiot e Ramsey avrebbero mai strappato un ingaggio così alto alla Juventus se la proprietà bianconera li avesse dovuti trattare all’interno di una trattativa di mercato con la loro squadra precedente di appartenenza? Ma soprattutto, la dirigenza della Vecchia Signora, avrebbe mai trattato questi calciatori se non fossero stati in scadenza di contratto? Nel calcio attuale, dinanzi ad uno stipendio troppo alto concesso rispetto al reale valore del giocatore, le squadre rimangono poi spesso ostaggio dei loro acquisti. I procuratori, pronti a chiedere l’aumento per i propri assistiti quando le cose vanno bene, mai consigliano una riduzione di ingaggio quando per le squadre certi tesserati diventano invece un problema. Anzi spesso li assecondano nelle loro volontà di finire il contratto in tribuna o da emarginati della squadra pur di non rinunciare ai propri privilegi. La colpa d’altronde non è loro ma di chi certi ingaggi extra li ha riconosciuti in partenza, con cifre anche fuori mercato. La conclusione evidente di questa analisi è che raramente un acquisto a parametro zero si configura come un vero affare di mercato. Vale la pena rischiare quando si punta su un giovanissimo di belle speranze o quando si prova a recuperare un grande campione usurato. Ma quando si punta invece su giocatori alle soglia dei 30 anni o nel pieno della loro carriera agonistica una domanda bisogna sempre porsela: se sono davvero campioni che fanno la differenza e integri al 100% la squadra di appartenenza non se li terrebbe?