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Kalinic non è mai stato da Milan: i tifosi lo avevano capito subito!
Non si sono lasciati bene Kalinic e il Milan, e non si rimpiangeranno, quanto meno di sicuro non lo faranno il Milan e i milanisti. Perché Nikola tutto poteva essere, meno che uno da Milan, anche in un periodo disgraziato come questo. Nei rossoneri, che nella loro storia, la davanti, hanno avuto gente del calibro di Nordahl, van Basten, Papin, Weah, Shevchenko e Inzaghi, proprio non ci stava bene uno come il croato, e non tanto perché non ci sia stato chi era più scarso di lui – viene in mente su tutti il nome del mitico Luther Blissett – quanto perché sembrava un pesce fuor d'acqua che ha provato a nuotare in una piscina che proprio non era la sua. Kalinic infatti non è riuscito mai a trovare una sua collocazione tattica ne all'interno del Milan di Montella ne in quello di Gattuso, dove ha pagato soprattutto la confusione che regnava sovrana nel reparto più avanzato, a causa di una mancanza di gerarchie, dove a pagarne le conseguenze sono stati un po' tutti, ma in primis lui. 

E pensare che alla fine della scorsa stagione Kalinc aspettò per ben due mesi il Milan, un'attesa lunga ed estenuante, durante la quale evidentemente le attenzioni del club rossonero erano rivolte verso altri giocatori (Aubameyang su tutti), ma che poi si risolse proprio in favore del croato. Un'attesa che sembrava però essere stata ripagata con un matrimonio che pareva, se non essere quello del secolo, almeno foriero di soddisfazioni leggermente superiori a quelle che poi si sono avute. Un matrimonio che alla resa dei conti ha prodotto solo l'ennesima stagione di transizione nella storia recente del Milan, salvata solo da quell'obiettivo minimo rappresentato dalla qualificazione all'Europa League. Kalinic in rossonero ha collezionato solo 6 reti su un totale di 41 presenze, un bottino assai magro, ma che pure non ha meravigliato più di tanto l'esigente platea rossonera, perché se è vero che una parte del tifo rossonero si era entusiasmata al suo arrivo in extremis nelle ultime ore di mercato, è altrettanto vero che un' altra vasta fetta del tifo milanista, sin da subito aveva manifestato delle perplessità legate al suo arrivo. Molti infatti non si erano fatti incantare dalle due positive stagioni con la maglia viola della Fiorentina, e non lo reputavano adatto al ruolo di centravanti. 

Un giudizio che alla resa dei conti si è rivelato giusto, perché l'attaccante croato non si adattava a quelle che erano le richieste tattiche di Montella e di Gattuso, perché dava sempre l'idea di essere in leggera asincronia con i meccanismi di gioco della squadra, e infatti i pochi gol che ha fatto, sono sempre stati o il frutto di una situazione perfetta nella quale riusciva ad inserirsi grazie alla sua rapacità in area di rigore, oppure il prodotto casuale di un momento di totale confusione, dove all'improvviso spuntava fuori la sua zampata vincente. In parole povere possiamo dire che quei 6 gol, nonostante la bellezza di alcuni, siano stati soprattutto una serie di eventi fortunati e nulla più. Troppo poco per colui che avrebbe dovuto fungere da terminale offensivo rossonero, soprattutto perché su di questo erano state caricate tutte le munizioni, che però troppo spesso, si sono rivelate delle vere e proprie munizioni a salve. E cosi alla fine, il divorzio è stato inevitabile, un divorzio che però sembra avere lasciato l'amaro in bocca soprattutto all'attaccante croato, che più di una volta in questi mesi, non ha risparmiato delle vere e proprie frecciatine velenose all'indirizzo dei rossoneri. La prima di queste c'è stata in estate, quando in sede di presentazione si è dichiarato felice di essere finalmente arrivato in una società che disputava la Champions League, poi quando disse che a Madrid aveva trovato un sacco di grandi giocatori, con implicita allusione al fatto che evidentemente a Milano non ce ne erano altrettanti, e infine quando su Instagram scrisse quel "grande" a Bonucci, che da poco aveva lasciato il Milan per fare ritorno alla Juve, scatenando ovviamente le ire di gran parte della tifoseria milanista, che trovavano un ulteriore motivo per non rimpiangerlo ed esultare di fronte alla sua cessione, visto che nell'ultimo periodo proprio Kalinic si era incaponito per restare ancora un altro anno in rossonero, per provare a dimostrare di essere degno di quella maglia. Una chance che come tutti sappiamo gli è stata rifutata e che evidentemente ha prodotto nel giocatore una forma di risentimento che si è manifestata nel modo che abbiamo descritto, il risentimento tipico di chi ha provato a vivere una storia d'amore che però non è mai stata reciproca, e che inevitabilmente si è tradotta in un addio doloroso. 

@Dragomironero
Antonio Martines

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