Sono giorni forti, pieni di emozioni per il popolo bianconero. Da una parte l’infortunio di CR7, che abbatte e tormenta, dall’altra l’esplosione di Moise Kean in Nazionale, che esalta e in parte distrae e  lenisce: il male e l’antidoto, forse, la ferita e il farmaco. Sono scherzi della sorte di sicuro, dato che Cristiano Ronaldo è di per sé insostituibile. Però Kean, Kean è veramente devastante. È un 2000, amici, e in 3 presenze con l’Italia di Mancini ha già segnato 2 gol. La novità più interessante, tuttavia, non riguarda l’appuntamento col destino di un “predestinato” (così lo ha definito il c.t.), riguarda piuttosto la via, il modo: in una parola, la posizione in campo. A differenza di Allegri, Mancini ha schierato il giovane talento bianconero non da prima punta, ma sull’esterno del reparto d’attacco, chiedendogli poi, a partita in corso, sia con la Finlandia che col Liechtenstein, di invertire la posizione con l’esterno opposto del tridente. Qual è dunque il suo vero ruolo? Chi ha letto meglio finora, tra Mancini e Allegri, le caratteristiche del ragazzo?       
 
KEAN, LA PUNTA (NELLA JUVE DI ALLEGRI) - Son domande che semplificano un po’ troppo le cose, partiamo da qua. In stagione abbiamo visto Kean titolare in campionato soltanto una volta, e in una gara piuttosto particolare. Contro l’Udinese, prima della grande rimonta con l’Atletico, Allegri sistemò la squadra con un 3-5-2 decisamente inedito: davanti Bernardeschi e Kean in tandem, e Ronaldo, Dybala e Mandzukic a riposo. I friulani di Nicola si opponevano con la solita muraglia di difensori (5-3-2). Kean di fatto, godeva di grandi libertà, e soprattutto doveva interpretare il ruolo di prima punta in un modo a lui piuttosto congeniale. Come? Tagliando spesso verso l’esterno, così da spezzare la linea avversaria tra laterale e centrale o centrale e centrale. Una volta defilato, il numero 18 bianconero avrebbe potuto sfruttare le sue doti nell’uno contro uno in fascia, puntando il proprio marcatore.  



Trovato il buco, specialmente a campo aperto, quindi nelle ripartenze, Kean vi si buttava per aprire le maglie della difesa avversaria. Anche sul lato debole, suggerendo lanci impegnativi in diagonale. 



In ogni caso, tutte le volte che la retroguardia dell’Udinese si faceva sorprendere alta, lui la minacciava scattando. Naturalmente anche per vie centrali. 



Il primo gol è arrivato proprio da un inserimento verticale, sul break di Alex Sandro. Da prima punta, Kean, quando può attaccare la profondità, è davvero incisivo. 

Allegri dunque lo utilizzò qui in un certo modo, come del resto anche nel ritorno contro l’Atletico, mutatis mutandis, nella ripresa (ricorderete il lancio di Chiellini e la corsa di Moise verso la porta di Oblak, il suo tiro strozzato di sinistro di poco a lato). Per le transizioni improvvise.
 
KEAN, L’ ESTERNO (NEL 3-3-4 DI MANCINI) - In Nazionale, nelle prime due uscite del Girone J, Mancini ha optato per un 4-3-3 con sviluppo asimmetrico, tendente a un iperoffensivo 3-3-4. Un terzino saliva fino a formare una sorta di attacco a quattro, con uno degli esterni del tridente che si accentrava e l’altro che ricopriva l’ampiezza, sul lato opposto. Nel primo tempo contro la Finlandia era Kean a stare largo, a sinistra, mentre Bernardeschi si accentrava sulla trequarti destra, accanto alla salita di Piccini.  



Nella ripresa poi Mancini ha invertito gli esterni e bloccato Piccini: saliva maggiormente Biraghi a sinistra, supportato internamente non più da Kean (passato a destra) ma da Bernardeschi.
Contro il Liechtenstein, cambiando gli interpreti (Spinazzola per Biraghi e Politano per Bernardeschi), Kean è rimasto più sulla sinistra, anche nel secondo tempo. Questo gli ha consentito via via di muoversi in una posizione più accentrata, ibrida, tra esterno e seconda punta: il suo gol, non a caso, nasce da una sponda in area di Quagliarella. Un gioco a due tra le punte su un cross di Spinazzola.       



Mancini sembra così pensare a una possibile convivenza con Balotelli. La versatilità di Kean da una parte (un ibrido tra esterno e seconda punta) e Balotelli centravanti puro. A completare il tridente, a destra, uno tra Bernardeschi e Chiesa. Questo per garantire un assalto alla porta più vario e sempre meno simmetrico.
 
SET DI MOVIMENTI – Specialmente contro la Finlandia, poi, è stato comunque istruttivo assistere al set di movimenti da esterno vero utilizzato da Kean. L’abilità tecnica del ragazzo è sotto gli occhi di tutti, così come la sua velocità. Ora stupiscono però anche gli aspetti meno evidenti del suo gioco: le letture degli spazi da attaccare da posizioni defilate. Prendiamo due casi simili nei quali Kean si è comportato diversamente. Ecco il primo.  



Un azzurro si schiaccia verso il fallo laterale di destra in conduzione, Kean, accanto, pesta quasi la linea, marcato stretto. Lo spazio da attaccare è dietro il difensore e Kean improvvisamente scatta, dettando un passaggio verticale piuttosto sottile. Cosa buona e giusta.
Più tardi, si ricrea quasi la stessa situazione, una decina di metri più avanti. Immobile avanza sulla destra palla al piede, Kean, larghissimo, deve decidere come aiutare il laziale. Stavolta la profondità è chiusa, sia perché ce n’è meno, sia perché i difensori sono due, sia perché uno dei due (il più interno) scala dietro il compagno. È qui che Kean fa una cosa speciale e nient’affatto scontata: taglia il campo in orizzontale e poi affonda. Un altro si sarebbe fermato in ampiezza per uno scarico, quindi avrebbe fatto salire la squadra con un passaggio all’ indietro. Lui invece no: il suo movimento orizzontale, dentro lo spazio vuoto tra le maglie bianche, ha aperto uno strettissimo corridoio diagonale tra lui e Immobile, una linea di passaggio che prima non poteva esistere. Una giocata assoluta: poco importa definirla da punta o da attaccante esterno. È la cosa giusta.