E’ davvero difficile, almeno per me, riuscire a comprendere perché certi allenatori vengano celebrati e contesi da diversi club, pur vincendo poco o nulla come nel caso del tedesco Jurgen Klopp e dell’argentino Mauricio Pochettino che in Premier League sono a capo, rispettivamente, di Liverpool e Tottenham

Da quando Klopp è approdato al Liverpool nella stagione 2015-2016, la squadra non ha vinto niente. Anzi, il primo anno, non si qualificò neppure per la Champions League
Eppure Klopp passa per essere bravo, anzi bravissimo e poi un personaggio, simpatico, anzi simpaticissimo solo perchè ostenta le sue fauci canine e la sua dentatura perfetta in una serie di inquadrature degne più di clown che di un allenatore.

Vogliamo per una volta far parlare i (non) risultati anzichè le opinioni?
Eccoli spiattellati senza alcun commento. 


Nel 2016 Klopp guida il Liverpool fino alla finale di Europa League, ma la perde con il Siviglia 3-1. 

Nello stesso anno arriva all’atto conclusivo nella Coppa di Lega inglese, però ai rigori perde con il Manchester City.

La stagione scorsa - stagione 2017-2018 - va in finale di Champions dopo avere rischiato di sprecare tutto con la Roma in semifinale, ma al cospetto del Real Madrid cede anche per le fotte tremende del portiere Karius, un connazionale voluto proprio dallo stesso Klopp.

L’allenatore si consola bevendo birra e cantando fino alle sei della mattina successiva, cose che se le avessero fatte Mourinho o Sacchi dei bei tempi avrebbero chiamato la neurodeliri.

Ora si dà il caso che il club del Liverpool abbia speso dal gennaio 2018 ad oggi quasi duecento milioni per vincere finalmente il titolo più importante in Inghilterra. E non è un caso, forse, che dopo avere avuto fino a sette punti di vantaggio sul City non più tardi di due settimane fa, il Liverpool di Klopp si sia fatto riprenderere dalla squadra di Guardiola che, però, ha una partita in più. Sia come sia, il Liverpool ha pareggiato due gare consecutive, mentre gli avversari hanno vinto rendendo plausibile l’aggancio. Che c’è stato, ma è virtuale

Ovviamente non so come vada a finire, ma di un fatto sono certo: Klopp non sa gestire le partite, né reggere la pressione del vantaggio. In Champions, poi, si è qualificato ai danni del Napoli, pur avendo perso le tre partite esterne del girone. Insomma, non dico un mezzo disastro, ma un passaggio invernale assai delicato. 

Poniamo il caso che Klopp non dovesse vincere nulla neppure quest’anno. Sarebbe pensabile che club importanti - tipo la Juve o il Real - potessero prenderlo in considerazione? Per me no, ma a volte si innescano dei fenomeni inspiegabili che portano alla super valutazione del mediocre.

Klopp lo è? Forse no, ma per tornare ai fasti tedeschi (due Bundesliga, altrettante Supercoppe, una Coppa di Germania), dovrebbe cominciare a conquistare almeno un campionato inglese. Quanto al successo finale in una Coppa Europea non credo che accadrà né troppo presto, né troppo facilmente.

Ancor più desolante è il currriculum di Mauricio Pochettino che da allenatore non ha vinto nulla in senso assoluto. Né nei cinque anni all’Espanol e meno che mai nei due al Southampton. Passi per queste prime esperienze, non aveva grandi squadre, non poteva fare miracoli. Ma nei quattro anni al Tottenham si è confermato un insuperabile perdente arrivando una volta quinto, due volte terzo e una volta secondo. 

Mi domando: il Manchester United, che lo vorrebbe strappare nientemeno che al Real Madrid, su che basi poggia la propria scelta? Sul fatto che Pochettino fa giocare bene le sue squadre?

Lodevole intendimento, ma non sufficiente per stabilire che Pochettino, al pari di Klopp, sia un allenatore vincente. Per esempio, dice nulla che il suo Tottenham si piazzò secondo l’anno in cui vinse il Leicester, cioé quando tutte le grandi d’Inghilterra incapparano in un’annata particolarmente fallimentare?

Io credo che quando si giudica un allenatore di grande club si usino due pesi e due misure: se si tratta di Mourinho o di Guardiola (che sue anni fa s’imbattè in una stagione da zero titoli) si tende ad essere drastici (è finito, non vince più, il suo calcio è superato).
Se invece si tratta di un allenatore della nouvelle vague, magari mediaticamente da sfruttare (e tra questi ci metto anche Simeone che pure gioca un calcio assai poco spettacolare per non dire sparagnino), le campane della critica suonano a distesa.
Ma in tutto questo Klopp e Pochettino non c’entrano. Loro provano a vincere e forse prima o poi ci riusciranno.