Anche se probabilmente solo fino a lunedì, l'Atalanta scavalca l'Inter e si insedia al terzo posto. Ma il fatto più importante del suo sabato del villaggio, oltre ad aver superato il Genoa, è che con questo risultato mette sei punti tra sé e la coppia Roma & Milan, ovvero le due avversarie che la potrebbero ancora insidiare in zona Champions.

Non è vero, però, che il più è fatto. Sia perchè mercoledì c'è la finale di Coppa Italia con la Lazio all'Olimpico di Roma, sia perchè, quattro giorni dopo, arriverà la trasferta di Torino, in casa della Juve. Due sconfitte comprometterebbero una stagione supefacente, ragione di più per affrontare la settimana con una concentrazione feroce e una disponibilità al sacrificio, se possibile, ancora maggiore rispetto a quelle avute finora.

Scrivo tutto questo perchè, ben lungi dall'essere in crisi, l'Atalanta comincia a percepire la vicinanza al grande risultato e, consciamente o meno, patisce qualche momento di difficoltà. Con il Genoa è accaduto negli ultimi cinque minuti di gara (dall'89' alla fine del recupero) quando i rossoblù hanno dimezzato le distanze con Pandev e, con un paio di palle, lunghe hanno messo pressione ad una difesa rinforzata dall'esordiente Ibanez.

Niente di veramente preoccupante, se non fosse che anche il primo tempo aveva proiettato qualche ombra rispetto alla solita brillantezza dei bergamaschi, tornati a giocare a Reggio Emilia, per i lavori allo stadio di casa. E' vero che l’arbitro Irrati aveva annullato due gol (Gosens all'8' per fuorigioco di Zapata, Zapata per fuorigioco di se medesimo), ma è altrettanto vero che era stata lasciata qualche occasione di troppo al Genoa e che l'avvicinamento della porta avversaria era stato più problematico del previsto.

Probabile che l'assenza di Gomez (squalificato al pari di Mancini e Masiello) abbia influito sul rendimento complessivo e, in parte, anche nei meccanismi offensivi della squadra. Tuttavia è stato proprio il ritmo a sembrare a sincopato, poco coerente con le ultime prestazioni e il gioco meno fluido che in altre circostanze.

Gasperini aveva scelto la difesa a tre (Hateboer, Djimsiti e Palomino), i quattro in mezzo (Castagne, De Roon, Freuler e Gosens) con Pasalic a ridosso di Ilicic (spesso colpito duro) e Zapata davanti. L'allenatore dei nerazzurri all'intervallo ha tolto Pasalic e giocato la carta Barrow, che non segnava in campionato dal 6 maggio scorso in casa della Lazio.

Mossa azzeccata e fortunata perchè, dopo 45 secondi della ripresa, su un lancio di De Roon, il ragazzino è scattato alle spalle di Zukanovic e ha segnato il primo vantaggio. Il Genoa, poco lucente ma non remissivo, ha provato da calcio d'angolo. Veloso ha messo in mezzo alla porta per Zukanovic che avrebbe potuto sfiorare di testa per mettere in rete, invece ha colpito di spalla e spedito alto.

Così, cinque minuti dopo, l'Atalanta ha virtualmente chiuso la partita con una grande azione sulla sinistra chiusa con un assist di Djimsiti per Castagne (interno piede da due passi). Ecco, della partita con il Genoa si può dire che l'Atalanta l’abbia illuminata a sprazzi, ma sempre con le caratteristiche che l'hanno resa forse la squadra più bella d'Italia. Cioé con la versatilità dei propri calciatori che sanno attaccare e difendere con qualità tecniche, fisiche ed agonistiche ancora poco celebrate.

Senza un po' di sufficienza e, magari, qualche risparmio di energie in vista di Roma e Torino, sarebbe potuta finire anche con un terzo gol dei nerazzurri, ma Ilicic, dopo una grande azione personale, ha messo in mezzo dalla linea di fondo quando erano rientrati nell'area del portiere troppi difensori genoani. Così, quasi al culmine del paradosso, l'Atalanta ha dovuto soffrire dopo che Romero (assist di tacco) ha fornito a Pandev la palla dell'1-2.

E dire che lo stesso Romero di testa, all'82', aveva chiamato Gollini ad un intervento prodigioso. Riaperta prima chissà come la partita sarebbe finita. E la considerazione inquieta quanti tifano Atalanta e anche chi sostiene senza alcun dubbio che meriterebbe sia l'accesso alla Champions, sia la conquista della Coppa Italia. Ma forse più che appannamento è una leggera sindrome da successo incipiente.

IL TABELLINO


Atalanta-Genoa 2-1 (primo tempo 0-0)

Marcatori: 1' s.t. Barrow (A), 8' s.t. Castagne (A), 44' s.t. Pandev (G)

Assist: 1' s.t. Castagne (A), 8' s.t. Djimsiti (A), 44' s.t. Romero (G)

Atalanta (3-4-1-2): Gollini; Hateboer, Djimsiti, Palomino; Castagne, de Roon, Freuler, Gosens; Pašalić (1' s.t. Barrow (19' s.t. Pessina)); Iličić (45' s.t. Ibanez), Zapata. All. Gasperini.
 
Genoa (3-4-1-2): Radu; Biraschi, Romero, Zukanovic (11' s.t. Pereira), Criscito; Lerager, Radovanovic, Veloso; Bessa, Lapadula, Kouame (29' s.t. Kouame). All. Prandelli.

Arbitro: Irrati di Pistoia (Marrazzo, Di Vuolo; Abisso)

Ammoniti: 7' p.t. Veloso (G), 34' p.t. Palomino (A), 14' s.t. Pandev (G), 39' s.t. Romero (G)