Gli spagnoli lo fanno meglio. Bisogna prenderne atto, né è cosa spiacevole cedere taluni primati. E se si parla di partite aggiustate (amaños, come dicono da quelle parti), in Spagna  mostrano un talento e un'assiduità da oscurare i nostri casi di calcioscommesse. Non c'è gara, sono manifestamente superiori.

A ribadire il concetto giunge l'ultimo scandalo della serie, quello esploso ieri con grande clamore internazionale. L'hanno battezzata Operación Oikos, e mette al centro tre partite di tre diverse categorie: Valladolid-Valencia di Primera (ma in questo caso si tratta di supposizione, basata su un anomalo flusso di scommesse), Huesca-Nastic del campionato di Segunda 2017-18, e Sariñena-Cariñena del campionato di Tercera 2017-18.

Le persone coinvolte sono 21 fra calciatori, dirigenti di società e persino medici sportivi. E a far partire l'inchiesta sarebbe stata una denuncia proveniente dalla Liga de Fútbol Profesional (LFP) guidata da Javier Tebas Medrano. Costui, giusto in queste settimane, si è accreditato come principale nemico del progetto di Superlega per club, dopo avere accarezzato per mesi l'ambizione di esserne il commissioner.

​Denunciando i casi sospetti su cui indagano gli inquirenti di Operación Oikos, Tebas ha confermato una fama e a un impegno cui tiene in modo particolare: essere un grande nemico “de los amaños”. E tuttavia, lo scandalo venuto alla luce in queste ore gli crea non poco imbarazzo. Perché il club principalmente implicato è lo Huesca. Cioè la società con cui Tebas ha un rapporto speciale.

A Huesca il presidente della LFP è cresciuto, e proprio nel ruolo di presidente
dello Huesca è iniziata la sua carriera da dirigente sportivo. Al vertice del club oscense Tebas è stato dal 1993 al 1998. E da lì ha iniziato a espandere un potere il cui sistema verrà raccontato in un libro d'inchiesta di prossima pubblicazione. Ma non è ancora tutto.

 
 
Giusto in quegli anni, dopo la conclusione dell'esperienza ai vertici dello Huesca, il rampante avvocato Javier Tebas Medrano incrocia il percorso di due soggetti che diventeranno strategici nel mondo del calcio. Uno è la società Bahia Producciones, da una cui costola nascerà una delle agenzie più importanti al mondo nel settore della gestione di carriere calcistiche: Bahía Internacional (QUI). A fine anni Novanta l'avvocato Tebas negozia con Bahía Producciones la cessione del CD Badajoz a un gruppo di investitori argentini capitanato dallo showman Marcelo Tinelli (QUI). La vicenda del Badajoz argentino è di un'inenarrabile tristezza, ma questa è una parte della storia che ci porterebbe fuori dal seminato.

L'altro soggetto è José Antonio Martín Otín, noto in Spagna con un nomignolo che in Italia faticherebbe a portarsi in giro: Petón. Ex calciatore, scrittore, giornalista, raffinato intellettuale, Petón è definito “il Jorge Mendes spagnolo”. Certamente è stato l'agente più potente del proprio Paese. E dal 2015 fa parte del consiglio d'amministrazione dello Huesca, club di cui è stato anche calciatore (QUI).

Nel giro di questi pochi anni ne acquisisce il ruolo di maggiore azionista, intanto che cessa di essere agente (QUI). Che poi smetta anche di avere legami con Bahía Internacional, è cosa che lasciamo alla libera interpretazione. Di sicuro c'è che il ticket Tebas-Petón venga percepito come un'importante copertura politica per lo Huesca, che giusto un anno fa approda per la prima volta nella massima serie spagnola.

E la presenza di tali padrinaggi suscita non poca inquietudine nelle società rivali dello Huesca, sia durante la scorsa stagione in Segunda che nell'attuale in Primera. E invece adesso sono proprio i santi in paradiso della società oscense a trovarsi in imbarazzo. Con Tebas costretto a denunciare perché il ruolo di presidente della LFP non gli lascia alternative, e con Petón che presto verrà ascoltato dagli inquirenti dell'Operación Oikos (QUI)