Chi vince non ha sempre ragione, ma se il portiere è Handanovic allora sicuramente sì. L’Inter resta sola in testa alla classifica nella sera in cui gioca meno bene (almeno l’intero primo tempo) l’ultima delle cinque partite che ha sempre vinto e il suo portiere sfodera almeno tre parate salva-vantaggio (D’Ambrosio al 23').

La Lazio meriterebbe il pareggio anche se bisogna intendersi sul verbo e il sostantivo che riconducono al meritare e al merito. Correa, che ha avuto le tre occasioni (25’, 34’, 35’), ha evidentemente cercato il massimo, ma se Handanovic è stato superlativo in due circostanze, la terza è stata sciupata con uno “scavetto” pretenzioso. E, a ripresa appena cominciata, quando anche Handanovic ha commesso un peccato in uscita, sempre Correa ha messo fuori a porta vuota. La terza parata decisiva il portiere sloveno l’ha compiuta ad un minuto dall’intervallo quando Bastos ha concluso senza però angolare troppo dopo un fruttuso inserimento in area tra avversari stranamente passivi.

L’Inter per un’ora ha campato sul gol e sul possesso palla. Niente furore, meno pressing del solito e, soprattutto, qualche approssimazione di troppo. La mia valutazione è che la rinuncia a Sensi, logica in funzione del turnover, abbia pesato a centrocampo dove peraltro non abbiamo registrato insufficienze. Solo che con Sensi la palla viaggia con una semplicità affascinante, mentre con gli altri rallenta e a volte s’incaglia. Perciò c’è stata una partita prima di Sensi, condotta dalla Lazio, e una dopo l’ingresso di Sensi che ha consentito all’Inter di giocare più sciolta e anche più sicura.

Non è un caso che appena dopo la sostituzione di Vecino proprio con Sensi, l’Inter, pur approfittando di un errato disimpegno di Bastos, abbia costruito la migliore occasione della partita. Sia perchè doppia (tiri a botta sicura di Barella e Politano), sia perché Strakosha ha dovuto estrarre dal suo repertorio due interventi eccezionali, il secondo con il piede e metà della porta quasi completamente spalancata. L’altra situazione gol è nata dalla velleità di Luiz Felipe di dribblare in area Lautaro Martinez (entrato per Politano) e per poco la solida iniziativa non è costata alla Lazio un passivo più pesante. Ma la partita era ormai finita e anche la Lazio aveva smesso di crederci. 

Per una volta, in casa biancoceleste, farà discutere una scelta tecnica (l’esclusione di Immobile a beneficio di Caicedo) che si salda ad un provvedimento discilplinare. Nonostante le scuse di Ciro, dopo la sceneggiata per la sostituzione con il Parma, Simone Inzaghi ha usato il pugno di ferro in guanto di velluto. Nessuna replica pubblica al suo giocatore, ma la pretesa di una multa e la panchina fino al 52’ con l’Inter. Come sarebbe andata con Immobile al posto di Caicedo? E, soprattutto, è giusto rischiare di penalizzare risultato e prestazione della squadra per ragioni disciplinari? Alla seconda risposta dico senz’altro di sì, perché un allenatore non può accettare che una ribellione come quella di Immobile passi sotto silenzio e sostanzialmente impunita. Ne perderebbe in immagine, potere, carisma.

Per la prima dico invece che a me Caicedo non è dispiaciuto e non dispiace quasi mai. Certo, è meno attaccante di Immobile, ma ha creato maggiori imbarazzi soprattutto a Skriniar. E poi, per restare alla cronaca, quando ancora il risultato era di 0-0 ha avuto un’occasione frustrata dall’uscita del solito Handanovic. Forse Immobile è entrato quando la Lazio, dopo aver speso tanto, stava esaurendo la sua fase propulsiva. Forse non gli sono stati recapitati i palloni di cui ha beneficiato Correa. Ma Immobile è statico e anche prevedibile. Nonostante a me piaccia, trovo che con i tre centrali dell’Inter avrebbe faticato come è successo al suo ingresso.

L’Inter resta capolista e a punteggio pieno, ma questa volta ha vinto sfruttando un marchiano errore di Jony, che ha perso la marcatura di D’Ambrosio, e trovando la superiorità lunghe le corsie esterne. Lazzari e Jony sono stati sovrastati, ma la Lazio non si è mai fatta dominare. Anzi. Dei sistemi di gioco si sapeva che sarebbero stati speculari e che qualcosa avrebbero tolto alla fase offensiva. L’Inter, però, è stata più cinica. Proprio come deve essere una squadra da scudetto.



IL TABELLINO


Inter-Lazio 1-0

Assist: 23’ Biraghi (I)

Marcatori: 23’ D’Ambrosio

Inter: Handanovic; Godin, de Vrij, Skriniar; D’Ambrosio, Barella, Brozovic, Vecino (dal 12’ s.t. Sensi), Biraghi; Politano (dal 32’ s.t. Lautaro), Lukaku (dal 38’ s.t. Sanchez).

Lazio: Strakosha; Luiz Felipe, Acerbi, Bastos; Lazzari, Milinkovic Savic (dal 28’ s.t. Berisha), Parolo, Luis Alberto (dal 20’ s.t. Lucas Leiva), Jony; Caidedo (dall’8’ s.t. Immobile), Correa.

Ammoniti: Luis Alberto (L), D’Ambrosio (I), Bastos (L), Parolo (L), Lautaro (I)

Arbitro: Fabio Maresca (della Sezione di Imperia)