Due partite in una. La prima è quella che vince l’Inter contro il Genoa per 4-0 (due gol per tempo e l’espulsione di Romero), l’altra è quella che gioca Icardi e che segnala due eventi. Il primo è il ritorno alla rete del centravanti argentino dal 15 dicembre dell’anno scorso e dopo 53 giorni di assenza. Il secondo è l’avvio del disgelo tra Icardi e il resto della squadra. Per quasi tutto il primo tempo, l’unico ad averlo cercato è stato Nainggolan, gli altri o lo ignoravano o pensavano a soluzioni diversamente utili. Nella ripresa, anche grazie all’assist di Mauro per il terzo gol, siglato da Perisic, uno dei suoi grandi nemici all’interno dello spogliatoio, l’atmosfera è cambiata.

È stato lo stesso Perisic che ha provato a restiturgli la cortesia più volte, scusandosi quando il passaggio non riusciva. Poi, poco prima di essere sostituito, Icardi ha avuto in dono dal solito Nainggolan una palla che solo Radu ha saputo sradicargli dai piedi.
Nonostante i fischi che lo hanno accompagnato all’uscita (fischi ai quali non era estranea anche una parte di interisti), l’ex capitano può essere soddisfatto della sua partita durata ottanta minuti. Ha segnato un gol su un rigore che si era procurato, provocando anche l’espulsione di Romero. Ha colpito un palo - per la verità un gol sbagliato su servizio del solito Nainggolan -, ha realizzato un assist vincente per Perisic.
Tuttavia il sereno non deve essere ancora del tutto tornato se, dopo l’avvicendamento con Keita, Icardi è andato a sedersi sulla panchina aggiuntiva anzichè sull’altra, dove c’erano i compagni che non erano entrati o che erano usciti prima di lui. Forse non voleva avvicinarsi a Brozovic, il cui posto era stato preso da Joao Mario? Mistero.

Ma i quattro gol e i tre punti dissolvono la pesantezza che gravava sull’Inter dopo la sconfitta con la Lazio. Sia perché la squadra, oltre al risultato, ha fornito una prestazione di eccellenza assoluta, sia perché i punteggi delle dirette contendenti sono stati tutti favorevoli ai nerazzurri. Al Milan, bloccato in casa martedì dall’Udinese, si è accoppiata la caduta della Lazio a Ferrara, mentre la Roma ha rimediato un punto inutile con la Fiorentina. Il pericolo adesso può venire dall’Atalanta, questa sera in casa con il Bologna, ma prima dell’Inter, in questo momento a più 8, deve temerla il Milan di Gattuso.

Il successo dell’Inter e, soprattutto, il gol e l’assist di Icardi rappresentano una sconfitta per Spalletti? Detto che l’allenatore dell’Inter ha fatto una meschina figura rimangiandosi alla vigilia della trasferta di Genova le parole di fuoco pronunciate dopo la partita con la Lazio, io penso che sia intimamente contento dei tre punti e della risposta della squadra. I tre punti perché, ben lungi dal rinsaldare la sua posizione (a fine anno se ne andrà di sicuro), rafforzano il terzo posto che comunque fa curriculum (come il quarto, miracoloso, della stagione passata). La risposta della squadra perché ha accettato il rientro di Icardi convinta che, oltre a essere l’ora, sarebbe stato un vantaggio per tutti.

La partita vera - quella undici contro undici - è durata 40 minuti. Perché quando Romero ha tirato giù Icardi e si è fatto espellere (chiara occasione da gol), l’Inter era già scappata via con un gol di Gagliardini, il migliore in campo non perché ne abbia segnati due (ha chiuso con il 4-0), ma perché a centrocampo ha comandato più di Brozovic e aperto e cambiato campo con un’autorevolezza a me sconosciuta. Il Genoa non è esistito. Non ci è riuscito prima, non poteva dopo. Senza Criscito, squalificato, Prandelli ha schierato un 4-4-2 scolastico, privo di misure e di pressing. È molto probabile che i nerazzurri andassero ad una velocità doppia, ma quelli del Genoa sembravano fermi. L’Inter ha avuto vita facile. Icardi, pur senza avere un vero pallone da giocare, si è trovato solo davanti a Radu cinque minuti dopo il vantaggio di Gagliardini. Forse era troppo sicuro di far gol e il pallone si è schiantato contro il palo. Nel secondo tempo ho avuto l’impressione che l’Inter volesse evitare la mattanza. Ad un possesso palla vivace, ma privo di ogni rischio, non è corrisposta la precisione sotto porta, soprattutto da parte di Perisic che avrebbe potuto segnare anche allo scadere di una partita senza recupero.

Certo che il calcio è proprio una bestia acefala. Tre giorni fa, l’Inter sembrava nel caos e Spalletti sull’orlo dell’esonero per insubordinazione. Oggi, mentre il quadro nerazzurro si ricompone e la classifica torna propizia, il Milan perde i pezzi (Donnarumma e Paquetà) e ci si domanda come non sappia vincere più. La nemesi colpisce sempre chi pecca di superbia.

IL TABELLINO

Genoa-Inter 0-4 (primo tempo 0-2)

Marcatori: 15’ pt e 36’ st Gagliardini (I), 40’ pt Icardi rig. (I); 9’ st Perisic (I). Assist: 15’ pt Asamoah (I); 9’ st Icardi (I), 36' st Perisic (I)

Genoa (4-4-2): Radu; Pereira, Romero, Zukanovic, Pezzella; Sturaro (20’ st Bessa), Radovanovic (36’ st Mazzitelli), Rolon, Lerager; Sanabria (41’ pt Biraschi), Kouamè. All. C. Prandelli.

Inter (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Skriniar, Asamoah; Gagliardini, Brozovic (21’ st Joao Mario); Politano (29’ st Borja Valero), Nainggolan, Perisic; Icardi (35’ st Keita). All. L. Spalletti.

Arbitro: M. Mariani di Aprilia.

Ammoniti: 14’ pt Lerager (G), 27’ pt Asamoah (I), 35’ pt Zukanovic (G)

Espulso: 38’ pt Romero (G).