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L'Inter è brutta ma cinica. È squadra da combattimento, anti-Napoli e anti-Juve
Un passo avanti in classifica (terzo posto assoluto), uno indietro sul piano del gioco. La sesta vittoria consecutiva dell’Inter - 2-1 di sofferenza in casa della Spal - è forse la meno brillante raccolta finora, ma chiarisce che la squadra di Spalletti sarà un’antagonista del Napoli e - questo lo credo solo io - anche della Juve.

Tuttavia non bisogna chiedere all’Inter di essere bella. Quando accade, come ad Eindhoven, si tratta di un’eccezione. La regola è che l’Inter è una squadra di combattimento, molto valida sul piano fisico (per me pari alla Juve), assai discontinua nei vari momenti della partita, cinica perché abile a speculare sull’esitazione altrui, a volte attraversata da appannamenti individuali. Eppure è uscita con tre punti da Ferrara contro una Spal che, raggiunto il pareggio a diciotto minuti dalla fine, ha buttato tutto per colpa di un’amnesia difensiva inaspettata (Djourou è salito per mettere in fuorigioco Icardi, Felipe è arretrato tenendolo in posizione regolare).

Dire che l’1-1 o il 2-2 sarebbero stati punteggi più aderenti alla gara è il minimo che l’onestà intellettuale esige e questo sia che si conteggino le occasioni, sia che si analizzi la qualità, oltre che la mole, del gioco. Antenucci ha sbagliato un calcio di rigore (17’, tiro fuori) che avrebbe potuto riequilibrare subito la gara e, tra la fine del primo tempo e l’inizio della ripresa, due mischie potevano costare care all’Inter.

La partita è stata giocata ad altissima velocità e, se l’Inter ha avuto almeno un merito, è quello di non essersi fatta travolgere, ma di avere limitato la Spal dopo lunghe sofferenze, soprattutto a sinistra (la destra dell’attacco emiliano), dove ha agito Lazzari. Asamoah è stato messo in costante difficoltà anche perché Perisic è rientrato poco e per nulla. In pratica sono mancati totalmente i raddoppi di marcatura.

Se a destra anche Vrsaljko ha patito (da un cross di Fares è venuto il gol del subentrato Paloschi), è stato in mezzo dove la difesa ha sbandato di più. E questo per la scarsa vena di Miranda, autore del fallo da rigore su Felipe, oltre che disattento sul passaggio che ha liberato Paloschi solo davanti ad Handanovic.

Per fortuna dell’Inter che Icardi c’era. Anzi si può dire che sia tornato definitivamente. Suo, almeno per metà il primo gol (14’, colpo di testa deviato vistosamente con il braccio da Djourou su cross di Vrsaliko) e sua la rete decisiva al 78’, cioè appena sei minuti dopo quella della Spal. Detto che la difesa biancoceleste è stata del tutto improvvida, vanno rimarcati tanto il passaggio di Perisic (un assist del tutto simile a quello di Suso per Higuain contro il Chievo), quanto la freddezza del capitano che ha messo nell’angolo più lontano.

Freddezza che, evidentemente, è mancata a Keita nel primo tempo (29’) quando, sottratta palla a Cionek (per il resto assai bravo), è volato verso Gomis. Non si può dire che abbia fatto la cosa sbagliata (il passaggio al centro per il solitario Icardi che avrebbe insaccato di interno piede), ma si deve dire che l’ha fatta nel momento sbagliato, cioé quando il portiere gli era addosso.
Ora è vero che Cionek (39’) ci ha messo pure la zampata liberatoria (anticipato Icardi) su un colpo di testa di Vecino da angolo (il centravanti era a ridosso della linea), ma la partita l’ha fatta più la Spal. Alla fine del primo tempo, infatti, aveva tirato di più in porta (quattro volte contro le due dell’Inter) e più fuori (cinque volte contro tre). Oltre ad Handanovic (due parate determinanti su Felipe e Valoti), aveva fatto da oppositore anche Skriniar (deviazione di un tiro a botta sicura ancora di Valoti).

Forse - ma lo dico in maniera sommessa - Semplici avrebbe dovuto inserire prima Paloschi per Antenucci (66’) e lo stesso mi sarei aspettato da Spalletti con Politano per Keita (sempre 66’). Il tecnico di Certaldo, però, ha azzeccato il cambio di Lautaro per Borja, con l’arretramento di Nainggolan. Dopo il vantaggio - e c’era da aspettarselo - dentro Gagliardini per Icardi (81’) che non ha capito, ma ha abbozzato.

Perché la Spal è piaciuta di più dell’Inter? Perché ha giocato in maniera corale e armonica, perché ha attaccato con tanti uomini (le mezzeali hanno sempre accompagnato l’azione), perché ha imposto un’intensità estranea ai nerazzurri.

È vero che Spalletti ha dovuto fare turnover dopo il successo in Champions, è vero anche che certi giocatori non hanno ancora minuti sufficienti nelle gambe (penso a Borja, ma anche a Keita), però mi sembra che l’attesa e la ripartenza siano connotati strutturali dell’Inter. Ripeto: raramente bella e (adesso) frequentemente vincente. I suoi tifosi - bauscioni per antonomasia - la preferiscono di sicuro così.


 
IL TABELLINO

Spal-Inter 1-2 (primo tempo 0-1)

Marcatori: 14' p.t. Icardi (I), 27' s.t. Paloschi (S), 33' s.t. Icardi (I)

Assist: 14' p.t. Vrsaljko (I), 27' s.t. Fares (S), 33' s.t. Perisic (I)

Spal (3-5-2): Gomis; Cionek; Djourou; Felipe; Lazzari, Missiroli, Schiattarella, Valoti (dal 34' s.t. Everton Luiz), Fares; Petagna, Antenucci (dal 21' s.t. Paloschi). All.: Semplici

Inter (4-2-3-1): Handanovic; Vrsaljko, Miranda, Skriniar, Asamoah; Borja Valero (dal 32' s.t. Lautaro Martinez), Vecino; Keita (dal 21' s.t. Politano), Nainggolan, Perisic, Icardi (dal 36' s.t. Gagliardini). All.: Spalletti

Arbitro: Maresca di Napoli

Ammoniti: 31' p.t. Lazzari (S), 5' s.t. Valoti (S), 7' s.t. Vrsaljko (I), 7' s.t. Missiroli (S), 35' s.t. Vecino (I), 39' s.t. Schiattarella (S), 40' s.t. Everton Luiz (S), 40' s.t. Felipe (S)
 
Giancarlo Padovan
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