Nella notte tra il 26 e il 27 settembre 1914 il piroscafo Duca degli Abruzzi riporta in Italia giocatori e dirigenti del Torino dalla prima tournée di una squadra italiana in Sudamerica. Quel viaggio del Torino segna la fine dell'epoca spensierata e gaudente della belle epoque calcistica italiana: il 28 luglio l'Austria-Ungheria aveva dichiarato guerra alla Serbia e attraverso l'intricato e perverso sistema di alleanze che nel corso degli anni aveva imbrigliato l'Europa, a cascata un po' tutte le Nazioni si dichiararono guerra l'una con l'altra. Iniziava così quella guerra che nelle previsioni ottimistiche doveva essere rapida e risolutrice e che invece si sarebbe rivelata lunga e inutile.

DAL TROPICO DEL CAPRICORNO... - L'idea del viaggio in Argentina è di un amico di Vittorio Pozzo, il direttore de Lo Sport del Popolo Mario Nicola. L'idea viene scartata da alcune società, vuoi per questioni logistiche, vuoi perché impegnate nelle finali del campionato, mentre viene accolta – non senza problemi – dal Torino e da un entusiasta Vittorio Pozzo. È il futuro commissario unico della Nazionale italiana che dominerà il football mondiale degli anni'30 il vero dominus della spedizione granata, il condottiero e organizzatore nei minimi dettagli della tournée e di ogni singola giornata oltre oceano.
Circa nello stesso periodo anche la Pro Vercelli accetta un invito dal Brasile, creando non pochi malumori nell'ambiente granata, ma questa è un'altra storia. Per il Torino partono in diciannove: Pozzo, sedici giocatori, il presidente del Comitato Ligure-piemontese avv. Minoli e il  socio torinese Etzel. Lo stesso Pozzo ci descrive l'organizzazione del viaggio:
“Viaggio in prima classe, andata e ritorno, su piroscafi italiani di linea, pagato dai signori americani, biglietto di ritorno già in nostre mani alla partenza, assicurazione e soggiorno spesato in tutto, vitto, bibite, viaggi, tram, automobili, lavatura e stiratura biancheria, barba e capelli, imprevisti, tutto”.
Poco dopo mezzogiorno del 22 luglio il Torino salpa da Genova con il piroscafo Duca degli Abruzzi, diretto in Brasile. Allenamenti al mattino, sul ponte superiore, ma non solo allenamenti. Feste, ricevimenti, cene di gala, serate nella sala cinematografica, oltre alle notizie che giungono dall'Italia non di primissima mano, frammentarie, ma ugualmente inquietanti: era scoppiata una guerra nel cuore dell'Europa. I viaggiatori sperano sia una burrasca da niente, una follia rapida. Intanto, il 5 agosto il Torino arriva a Santos. Da quel momento il programma concordato prima della partenza cambia, le gare giocate anziché quattro diventano sei e dopo il giro di amichevoli in Brasile il Torino non rientra in Italia ma si dirige in Argentina. Dove la Federazione accetta che il Torino vada ad attendere la fine della guerra europea e nel frattempo giochi pure alcune partite. Solo il viaggio in treno che porta il Torino da Santos a Buenos Aires meriterebbe ben altro spazio! Come ci racconta lo stesso Pozzo, da orario dovevano occorrere sette giorni di viaggio, ma il percorso era tortuoso e molto all'interno degli stati brasiliani, ogni giorni si accumulavano parecchie ore di ritardo, ma il paesaggio era davvero mozzafiato. Insomma, quel viaggio non ha nulla della trasferta calcistica, ma ha tutto per restare impresso indelebile nei cuori dei viaggiatori. Dopo oltre sette giorni il treno arriva a Montevideo, qui il Torino attende un altro giorno il piroscafo per attraversare il Rio de la Plata e finalmente domenica 30 agosto arriva a Buoenos Aires, dove è già in programma una partita. Il Torino in Argentina di partite ne gioca tre, poi – ben lungi la guerra europea dall'essere finita – si imbarca sul Duca degli Abruzzi, perché è l'ultimo piroscafo in partenza per l'Italia: dopo non ce ne sarebbero più stati. Per molto tempo.
Così il Torino prende la via del ritorno a casa. ...AL CENTRO ESATTO DELL'”INUTILE STRAGE” - (...) allo scopo di potersi presentare all'arrivo in completa tenuta di viaggio, ognuno è pregato di provvedere alla messa in ordine dell'abito bleu, con relativo berretto sociale, denunziando riparazioni o smacchiature che fosse necessario far eseguire dai camerieri.” Inizia così l'ennesimo comunicato di Pozzo rivolto ai giocatori, quello del 24 settembre, quello cioè che emana due giorni prima del previsto approdo a Genova. Il viaggio di ritorno dal Sudamerica è ben diverso da quello di andata. La guerra, appena lasciato l'Equatore, bussa al Duca degli Abruzzi. Al largo della Canarie il piroscafo italiano viene fermato dalla corazzata britannica Victoria. Tre ufficiali salgono sulla nave italiana e si fanno consegnare i documenti di tutti i passeggeri, alla ricerca di riservisti che tentano di rientrare in Germania. In quelle ore c'è però anche il tempo per parlare di football: Pozzo si mette a parlare in tedesco con un ufficiale e viene scambiato per un riservista germanico. Chiarito ben presto l'equivoco e spiegato chi è, l'ufficiale inglese – tifoso del Machester United – si intrattiene a parlare di football e quindi lascia ripartire il piroscafo italiano. Dopo altre peripezie finalmente nella notte tra il 26 e il 27 settembre 1914 il Torino arriva in Italia. Ad attendere i giocatori non ci sono soltanto amici e famigliari. Ad attendere il Torino ci sono le cartoline precetto per la mobilitazione: è la guerra. Quella guerra che si sperava breve sta invece incendiando l'Europa e ben presto avrebbe divampato ovunque. Anche in Italia.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)