La buonanotte è la polvere. Quella che si deposita sui volumi custoditi nelle librerie di casa. Non è tossica. E’ persino magica perché ci spinge a occuparci di quel tesoro inestimabile che vive e che parla apparentemente inanimato. Riprendere in mano un libro “dimenticato” significa compiere un miracolo. Resuscitare gli autori e, con loro, gli amici che ci hanno accompagnato nel nostro percorso di viandanti con scadenza.

Giovanni Arpino fu un amico e romanziere geniale. Dalla “Suora giovane” a ”Passo d’addio” transitando attraverso un capolavoro bistrattato come “Azzurro tenebra”. Un fantastico romanzo-verità sulla disastrosa spedizione della mostra nazionale al Mondiale del 1974 in Germania. Pagine che ancora oggi mettono i brividi per il piacere di leggere. L’intellighenzia spocchiosa di allora distrusse l’autore: come si permette uno scrittore e poeta di sporcarsi con lo sport? Ma Arpino scriveva di calcio esattamente come narrava di sogni. Perché il gioco del pallone era un sogno. Paradossalmente la stampa sportiva lo giudicava un corpo estraneo: cosa vuole quell’intellettuale? Lui si intristì, si ammalò e morì. Ma è possibile sentire ancora la sua voce arrivare dagli scaffali di una libreria impolverata. Buonanotte e fare sogni colorati.

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