La buonanotte è un orologio. Quello che alla stazione di Bologna da trentanove anni segna sempre la medesima ora. Le 10 e 25. L’istante in cui una bomba di potenza inaudita esplose uccidendo ottantacinque persone, ferendone duecento e facendo piombare nel lutto l’intero Paese. Arrivai a Bologna nel primo pomeriggio. Dovevo raccontare la mattanza. Un silenzio assordante su Piazza Medaglia d’Oro. Soltanto sirene della polizia e delle ambulanze. La gente, soldatini di stagno. E’ lì che incontro Gigi Radice, il mister. Appena saputo della tragedia aveva sospeso l’allenamento della squadra in ritiro sugli Appennini per scendere in città. Con lui Franco Colomba, il capitano, e Beppe Dossena. Non parlammo. Non chiesi loro nulla. Soltanto uno scambio di sguardi smarriti. Poi l’uomo dagli occhi di ghiaccio abbassò la testa. Sentii i suoi singhiozzi soffocati e immaginai le sue lacrime. Come l’urlo di un intero popolo che pretendeva una verità ancora velata dopo così tanto tempo. E quando arriverà, se mai arriverà, forse soltanto allora l’orologio della stazione tornerà a camminare. Buonanotte e fate sogni colorati.

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