Avevano rischiato i Pontello, nel ‘90. La retrocessione arrivò tre anni dopo, con Mario Cecchi Gori. Il bis, nove stagioni più tardi, con suo figlio Vittorio, retrocessione e fallimento nelle stesse settimane. Un vero dramma per il calcio di Firenze. Con i Della Valle non c’era mai stata una possibilità così concreta come adesso, anche se un po’ di paura i fiorentini l’avevano avuta nel 2004-05 (16° posto nell’anno di Mondonico-Sergio Buso-Zoff) e un pochino anche nel 2011-12 (Mihajlovic-Delio Rossi-Guerini). E tutte le volte, quelle dei rischi e quelle delle retrocessioni vere e proprie, la Fiorentina ha sempre avuto formazioni di eccellente livello, in un caso addirittura ottima. Nel ‘90, la stessa squadra che si salvò all’ultima giornata, la squadra di Dunga e Roberto Baggio, arrivò alla finale di Coppa Uefa; nel ‘93 aveva un attacco formato da Baiano, Batistuta, Brian Laudrup e Massimo Orlando, c’erano poi Pioli in difesa e Beppe Iachini in mezzo al campo; nel 2002 dopo cinque giornate aveva il capocannoniere, Enrico Chiesa (cinque gol nelle prime cinque partite, prima di spaccarsi il ginocchio e uscire di scena), poi Adriano (era ancora quello vero...), Di Livio, Adani, Robbiati, Morfeo e Nuno Gomes, non solo, qualche mese prima questa squadra aveva conquistato la Coppa Italia. Nessuna di queste formazioni apparteneva al livello basso della zona-salvezza, erano tutte di una qualità decisamente superiore.
   

LA QUALITA’ DA SOLA NON BASTA - Lo stesso si può dire della Fiorentina di oggi. Non che sia dotata di chissà quali grandi giocatori (tolto Chiesa, in parte Muriel), ma è di un altro livello rispetto all’Empoli e soprattutto al Genoa, per non parlare di Chievo e Frosinone che hanno già salutato la Serie A. Montella allena un gruppetto di nazionali: l’argentino Pezzella (anche se di passaggio, nell’albiceleste ha giocato pure Simeone), gli azzurri Biraghi e Chiesa, il serbo Milenkovic, il colombiano Muriel, lo svizzero Edimilson, il francese Lafont (under 21), il croato Pjaca (prima dell’infortunio, ovviamente). Eppure domenica questi giocatori devono vincere per essere certi della permanenza in Serie A. La Fiorentina è da anni la conferma che il calcio non risparmia nemmeno la tecnica se non è accompagnata da un’altra serie di qualità che questa squadra non ha o, perlomeno, non ha mostrato finora.

ANNI CONFUSI - C’è un altro punto di contatto fra quelle Fiorentine e questa di oggi. Sono squadre finite in anni confusi, con scelte incomprensibili, con contestazioni furenti e soprattutto con continui cambi in panchina. Nel ‘90, venne esonerato Bruno Giorgi e al suo posto arrivò Ciccio Graziani, con la famiglia Pontello assediata per giorni nella palazzina di Piazzale Donatello; nel ‘93 una sarabanda di cambi, da Gigi Radice ad Aldo Agroppi alla coppia Chiarugi-Antognoni; nel 2002, da Roberto Mancini a Ottavio Bianchi ancora a Chiarugi. In questa stagione, da Pioli a Montella. Nel ‘93, quando Vittorio Cecchi Gori licenziò Radice, la Fiorentina era al quarto posto. Quest’anno, quando Pioli è stato spinto alle dimissioni da quell’assurdo comunicato, la Fiorentina era serenamente salva. Tocca a Montella e ai giocatori smentire questi simili e sinistri precedenti.