“La calunnia è un venticello” e “le teste e i cervelli fa stordire e fa gonfiar”. Lo sanno bene in Italia come funziona, e a furia di “ronzare” e “sibilare nelle orecchie della gente” che la Juventus non vince per meriti propri ma grazie ai continui aiuti arbitrali, “sotto il pubblico flagello il meschino ha da crepar”. 

L’aria cantata da Don Bartolo nel Barbiere rossiniano sembra tagliata su misura per il club bianconero, bersaglio costante degli sconfitti. L’ultima della serie è la Lazio, uscita (va detto) immeritatamente battuta dalla recente sfida in campionato con Madama. Premesso che, nel post partita, della dirigenza biancoceleste, alla pari di allenatore, giocatori e, devo dire, tifoseria laziale, per quanto fossero tutti delusi per il risultato finale nessuno ha avuto da recriminare ,e gliene va dato merito; unica voce stonata – seppur limitata al campo – quella di Lucas Leiva, diventato immediatamente l’idolo degli antijuventini, in particolare quelli collocati geograficamente a sud di Roma. 

Non ai livelli degli inarrivabili Turone e Muntari, però è riuscito a ritagliarsi pure lui il suo piccolo spazio. Sui social è diventato subito virale il video in cui il brasiliano, dopo l’assegnazione del rigore decisivo alla Juve, battibecca con Chiellini e gli ripete l’arcinota e abusata frasettina “capita sempre con voi” alternata con l’altra, altrettanto  frequente, “con voi è sempre così”, il tutto accompagnato da una mimica eloquente (un bel vaffa). 

A sdoganare quella frase era stato, un paio di stagioni fa, Donnarumma, pure quella volta dopo un rigore (mani netto in piena area, ndr) subìto contro la Juve nei minuti di recupero. A fine gara, il portiere milanista puntò una telecamera Sky e urlò “Sempre con loro, succede sempre con loro” e nello spogliatoio del JStadium la sua squadra sfogò  la rabbia scassando tutto. Un  noto DJ frequentatore dell’ambiente rossonero riuscì, non si sa come (non essendo un tesserato), a infilarsi dentro pure lui e a graffitare sui muri la scritta “ladri” (tutti sanno chi è stato, ma non si capisce perché nessuno lo dica).  L’omologo laziale di Donnarumma, due anni dopo, si chiama Lucas Leiva. Come dire: se lo ha detto lui, perché non posso dirglielo anch’io. Tanto, alla fine, cosa si rischia nel gridare ad alta voce, sul campo, che l’arbitro sta sfacciatamente aiutando una delle 2 squadre? Niente. E allora, dai! Tanto poi i social ti santificano e i media – alcuni in particolare - ci sguazzano. 
“Leiva ha detto quello che pensiamo in tanti” in sintesi, il concetto postato dai migliaia di followers che hanno commentato e messo like al video, rimbalzato poi su qualche media, producendo così l’inevitabile effetto grancassa. 

Stavolta, per fortuna, la polemica  si è esaurita quasi subito, poiché gli argomenti con i quali veniva tenuta in piedi erano davvero deboli. Il rigore su Cancelo è netto perché – cito il regolamento – un’irregolarità va punita anche se avviene lontana dal pallone. Il fuorigioco di Cancelo non è punibile perché – ricito il regolamento –non interferisce con un avversario. Poi per qualcuno (una bella fetta di tifosi) vale sempre il regolamento che ha lui nella sua testa, e allora è dura farglielo capire, tanto vale lasciarlo in adorazione di Leiva. 

Undici punti di distacco dalla 2°, per non parlare dei 19 e 24 dalle due milanesi, quando c’è quasi tutto il girone di ritorno ancora da giocare è una voragine dentro cui tumulare, già a gennaio, il campionato. Otto scudetti di fila quasi vinti sempre dalla stessa squadra sono indigeribili. Quando è troppo è troppo. E quando non ce la fai più, tutto serve per montare casi fittizi, delegittimare il vincitore, far montare il sentimento popolare, promuovere gli Juveout. Vale tutto, pure Lucas Leivas che si incazza. Anziché ammettere “la Juve è troppo forte” meglio insistere col mantra “gobbi ladri” oppure, versione più soft, sperare su un utilizzo ad alzo zero del VAR chissà mai si riesca a fermarli così. Buon divertimento.

Postilla dedicata a tutti gli anti o heaters (chiamatevi come volete) che, inevitabilmente, verranno a leggere pure stavolta questa rubrica: evitate di riempire la chat coi soliti commenti tipo “ma questo sarebbe un giornalista?” altrimenti, la prossima puntata, pubblicherò la lista di tutti quei colleghi che, come il sottoscritto, vanno in tv, tifano per altre squadre e attaccano la Juventus, ma magari vi vanno bene, solo perché dicono ciò che volete sentire.