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  • Lo scudetto delle pistole che il Genoa rivuole dal Bologna: ecco come andò

    Lo scudetto delle pistole che il Genoa rivuole dal Bologna: ecco come andò

    • Alessandro Bassi
    93 anni dopo c'è una partita di calcio che fa ancora discutere a Genova. È la finale del campionato 1924-25, o meglio le cinque partite che diedero il via libera al Bologna per la conquista del suo primo titolo italiano a scapito del Genoa. In merito, il Genoa presenterà nelle prossime settimane un fascicolo alla Federcalcio con l'intento di farsi assegnare quantomeno ex equo il successo di quel torneo. 

    Su calciomercato.com vi avevamo raccontato la vicenda con il nostro Alessandro Bassi, nella rubrica La Leva calcistica del... Un pezzo che vi riproponiamo, ora che l'argomento è tornato d'attualità.

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    Colpi di rivoltella e gare in orari segreti: 1925, il Bologna è campione d'Italia

    Dopo i conflitti intestini alla Federazione e i due campionati paralleli organizzati da F.I.G.C. e C.C.I., dal 1922/23 il campionato italiano di calcio venne strutturato in due Leghe distinte, con una squadra vincente del nord e una vincente del sud che si incontravano nella vera e propria finale nazionale in gare di andata e ritorno.

    LA FINALE INFINITA - Nella stagione 1924/25 la finale di Lega Nord tra Genoa e Bologna passò alla storia in quanto furono necessari ben cinque incontri per determinarne la vincitrice. Il Genoa, campione in carica, puntava dritto dritto al 10° titolo, mentre il Bologna sognava il suo primo scudetto. La finale di andata era stata giocata il 24 maggio del 1925 a Bologna, sul campo dello Sterlino arricchito, per l'occasione, di altre due capaci tribune e la vittoria per 2-1 degli ospiti era sembrata il preludio alla vittoria finale, senonché una settimana dopo, a campi invertiti, il Bologna nei minuti finali aveva agguantato con Della Valle il 2-1 portando in tal modo la finale in perfetta parità.

    Si rende dunque necessario uno spareggio e viene prescelto il campo del Milan, quello di viale Lombardia. Il 7 giugno ben 12.000 spettatori si presentano al campo, tra essi molte camice nere bolognesi e genoane, ma le tribune non sono in grado di accoglierli tutti e in molti si assiepano ai bordi del terreno di gioco. L'arbitro – l'avvocato Mauro – decide di far disputare comunque l'incontro e perciò si inizia. E si comincia alla grande, almeno per il Genoa che chiude il primo tempo in vantaggio 2-0. Tutto deciso? Non proprio, perché c'è da giocare ancora il secondo tempo ed è lì che se ne vedono delle belle – o per meglio dire delle brutte.

    GOAL O NON GOAL? - Tutta la vicenda ruota attorno al 61° minuto, dopo circa un quarto d'ora della ripresa. C'è un attacco del Bologna, Muzzioli scatta, porta avanti la palla, tira e...e? Ecco, a questo punto le cose si complicano perché per alcuni il pallone finisce in rete, per altri invece viene deviato in calcio d'angolo dal portiere. A chi credere? Soprattutto: l'arbitro cosa ha deciso? Qua nasce il pandemonio. L'arbitro concede il corner, scatenando le ire del pubblico di fede bolognese che invade il terreno di gioco circondandolo minacciosamente. Dopo ben 13 minuti di discussioni e proteste, in assenza di sicure vie di fuga, il buon Mauro cambia idea e concede la rete. 2-1 e palla al centro. Va bene, ma in definitiva il pallone era entrato oppure no? In assenza di moviole ante litteram ci si deve accontentare di ciò che dicono le fonti. Per il Corriere dello Sport (che è di Bologna...) la rete è perfettamente regolare, per i giornali genovesi, al contrario, il portiere dei liguri avrebbe compiuto una meravigliosa parata. La Stampa di Torino, invece, fa una ricostruzione ancora diversa, introducendo un ulteriore elemento come si legge nel numero del 8 giugno:
    “(...) A nostro giudizio il goal non poteva essere concesso. (…) allorquando Muzzioli per scavalcare Bellini spinse avanti a sé il pallone questo andò ad urtare nelle gambe degli spettatori che erano seduti proprio sul limitare del campo. Naturalmente il pallone non andò fuori di gioco – come avrebbe fatto se il campo fosse stato sgombro – e Muzzioli raccogliendo la palla, segnava”.

    Quindi, 2-1 e palla al centro, ma qua, stando ad alcune fonti, accade un altro fatto decisivo. Se continuiamo a leggere la stampa dell'epoca vicina agli ambienti bolognesi, apprendiamo che la partita riprese, il Bologna segnò il 2-2 e si attese la disputa dei tempi supplementari. Se però leggiamo la ricostruzione che fa il Ghirelli, questi fa menzione di un colloquio che l'arbitro ebbe con il capitano del Genoa: in poche parole, l'arbitro avrebbe avvertito De Vecchi che per lui l'incontro era finito sul 2-1 ma che lo avrebbe portato a termine solo per “motivi di ordine pubblico”Al triplice fischio, dunque, il Genoa è sicuro di aver vinto il titolo, mentre il Bologna si ripresenta sul terreno di gioco per i tempi supplementari. E aspetta.

    Aspetta il Genoa che invece non si presenta.

    LA GUERRA DEI RICORSI - A seguito dei ricorsi presentati da entrambe le società, la Lega Nord decide di considerare nullo l'incontro in quanto giocato in condizioni non regolamentari e viene pertanto deciso di giocare un altro spareggio il 5 luglio sul campo di Corso Vinzaglio, a Torino. Anche quell'incontro terminerà in pareggio (2-2 dopo tempi supplementari), ma non è tanto il risultato a destare scalpore quanto quello che accade dopo: alla stazione di Torino vengono addirittura sparati alcuni colpi di rivoltella tra i tifosi delle due squadre. Quelli che seguono sono giorni convulsi, duranti i quali le due squadre – con comunicati ufficiali e mediante le rispettive “fazioni” giornalistiche – si indirizzano accuse reciproche sempre più pesanti.

    LA QUINTA PARTITA - La soluzione arriva a fine luglio, più precisamente il 26 luglio, durante l'assemblea della Lega Nord, quando viene deciso di giocare il nuovo spareggio in data 9 agosto: ma non viene detto il dove, per evitare che le rispettive fazioni abbiano modo di organizzare la trasferta. Il 7 agosto alcuni organi di informazione non resistono e danno la notizia: si sarebbe giocato a Torino, alle 7 del mattino. Ma a Torino non si giocherà. Nella tarda serata dello stesso giorno le due società vengono avvertite in gran segreto di recarsi a Milano per giocare la partita; non viene comunicato il campo, anzi, viene fatto un fenomenale lavoro di depistaggio se è vero come è vero che molti tifosi all'alba del 9 agosto si recano alcuni al campo del Milan, altri al campo dell'Internazionale, rimanendo delusi. Si gioca, invece, su un campo periferico, quello della Forza e Coraggio:
    “(...) Il campo della Forza e Coraggio era guardato a vista da carabinieri in tutti i suoi accessi; dei lancieri a cavallo facevano, durante tutta la partita, delle evoluzioni intorno al recinto. Inesorabili cerberi respingevano all'ingresso tutti coloro che non avevano il diritto di presenziare l'avvenimento, cosicché in breve alcune case dei dintorni si popolarono ben presto nelle finestre e persino sui tetti di gruppi di appassionati: il custode di una casa in costruzione riuscì a trarre benefici facendo pagare due lire a tutti coloro che volevano approfittarne.
    Alle 7 erano già giunti i genovesi: dopo pochi minuti arrivarono i bolognesi, gli uni e gli altri in automobili e già in costume.”

    La sfida, ripresa da due macchine cinematografiche, termina finalmente con un vincitore: il Bologna (foto Wikipediavince (2-0) e, vincendo anche la finalissima contro l'Alba di Roma si laurea, per la prima volta nella sua storia, campione d'Italia.

    (Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)

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