L’intelligenza e la laboriosità degli Armeni sono ben note”, è scritto sulla Treccani. Aggiungerei, note soprattutto nelle città europee dove è passato Henrikh Mkhitaryan. È bello, nell’età della globalizzazione, continuare a credere che un giocatore porti in giro per il mondo, inscritto nel suo stile, un tratto specifico del carattere nazionale di provenienza. L’armeno Mkhitaryan è infatti e senza dubbio un calciatore intelligente. Tra tutti gli allenatori che ha avuto (Lucescu, Klopp, Tuchel, Mourinho, Wenger, Emery), mi pare che Lucescu abbia centrato appieno la sua dote precipua: “La sua comprensione del gioco è forse la sua più grande qualità”. Ecco, riconsiderare oggi questa affermazione, oggi che l’ex Arsenal approda alla Roma all’età di 30 anni, diventa più che mai importante. È una specie di garanzia contro il passare del tempo, contro l’inevitabile o presunto affievolimento della sua micidiale velocità.   
 
DOVE PUÒ GIOCARE NELLA ROMA? – Nella 4-2-3-1 di Fonseca Mkhitaryan può giocare esterno d’attacco (a destra o a sinistra è indifferente) oppure sotto Dzeko. Ora come ora la destinazione più probabile è a sinistra, ruolo in cui tanto Kluivert che Perotti sembrano opzioni deboli, se non addirittura poco funzionali al gioco del portoghese.  



Esisteva infatti un problema finora nell’attacco della Roma: l’assenza di un esterno/trequartista. La mancanza di un giocatore in grado di legare i reparti tecnicamente, tra le linee, per via associativa e dinamica. Zaniolo è un trequartista atipico, un cavallo selvaggio, Ünder un esterno puro. Il pallone in fase d’attacco rischiava di restare fulminato troppo spesso. Mkhitaryan dunque arriva in soccorso con un repertorio vario di giocate, smarcamenti e posizionamenti, che certamente aiuteranno la Roma di Fonseca a migliorare l’efficacia delle transizioni e l’assestamento del possesso nella metà campo avversaria. 
 
STILE 'MINIMAL'- La manifestazione più limpida dell’intelligenza calcistica di Mkhitaryan risiede nel suo minimalismo. È un talento essenziale. Il suo tocco di palla è austero, conciso. Al servizio della velocità e delle combinazioni possibili. Non è semplice mostrare per fermimmagini la dote in cui eccelle l’armeno, ossia la “comprensione del gioco”. Ci proverò con due esempi più o meno recenti. Il primo risale al 27 febbraio di quest’anno, giorno in cui segnò contro il Bournemouth l’ultima rete coi Gunners.  Ed è proprio l’azione del gol che mi interessa.    
 


Mkhitaryan dopo aver intercettato sulla trequarti un cambio di gioco mal calibrato dal terzino sinistro avversario, conduce il pallone in transizione rapida fino ai venti metri dalla porta. Qui trova l’opposizione di Chris Mepham, ignora il taglio di Aubameyang e serve di piatto Özil. La soluzione migliore. Ma questa è una lettura comune, ordinaria. 
 


È quel che fa dopo che è interessante e non da tutti. Si eclissa in corsa dietro Mepham, che lo perde dal radar.  



Tutti a questo punto si aspetterebbero la conclusione in porta del compagno servito, solo davanti al portiere. Ma il compagno in questione è Özil (che Dio lo benedica!). Mkhitaryan, che ovviamente conosce l’indole del tedesco, allora torna a mostrarsi e con un contromovimento a sostegno disorienta il povero Mepham. 



Grazie all’appoggio di prima di Özil, ne vien fuori un gol a porta vuota: l’ideale minimalista. Perché tirare se c’è ancora un ostacolo davanti (il portiere)? Com’è candido il pensiero di Özil! Come gli era affine Mkhitaryan!

ASSISTMAN – Il secondo e ultimo esempio che vi sottopongo riguarda un’altra transizione letale, eseguita dall’armeno in un Arsenal-Watford nel marzo del 2018. Sempre in seguito a un intercetto, ha inizio dalla linea di centrocampo la discesa palla al piede di Mkhitaryan. La difesa avversaria è quasi al completo e scappa indietro in linea. Aubameyang tuttavia ne insidia il lato sinistro, alla destra del portatore di palla. L’imbucata è imminente. Ma dove far passare il pallone? E quando? E come?



Con un tocco d’esterno Mkhitaryan se l’aggiusta a destra, quasi volesse aprire il passaggio per farlo passare tra il centrale e il terzino accorrente in ritardo. Il varco più spazioso infatti è lì.  



Così il tocco preparatorio induce il centrale a spostarsi verso Aubameyang (il centrale cambia il piede d’appoggio, se osservate), e quella linea di passaggio chiaramente preannunciata e prevedibile vien presto ostruita. Con ciò tuttavia se n’è aperta un’altra. È come se l’armeno avesse spostato il difensore senza toccarlo, usando uno stimolo ingannatore. Mkhitaryan infatti chiude improvvisamente l’angolo di passaggio, e imbuca per una via centrale che soltanto un attimo prima non esisteva. Aubameyang è in porta.