La decisione è presa, le date del mercato decise in estate dal Coni - su pressione delle società - sono state finalmente ritoccate: le trattative non chiuderanno il 18 gennaio ma il 31, come in ogni altro Paese europeo (manca solo l'ok della Fifa, un passaggio formale). Una scelta assolutamente logica, tanto che in tempi non sospetti, quando ancora nessuno ne parlava, ci siamo permessi di suggerire questa modifica. Ci stupisce semmai che si sia arrivati al cambiamento in extremis: non era così complicato individuare il problema né risolverlo. Già il fatto che ci si sia mossi in questo senso, comunque, è degno di nota: di solito il calcio non capisce dove deve andare, stavolta (benché in ritardo) l’ha quanto meno compreso. E' stato Gravina a sollevare la questione nell'ultimo consiglio federale

 

Senza questa modifica, i nostri club rischiavano di essere profondamente penalizzati rispetto ai concorrenti stranieri, i quali avrebbero avuto ben tredici giorni in più per colmare eventuali lacune di organico magari non ancora emerse. Non solo: si sarebbero rischiati nuovi casi Strootman, l’olandese che la Roma ha ceduto al Marsiglia in estate quando i francesi erano ancora nelle condizioni di comprare, senza che i giallorossi potessero rimpiazzare il giocatore (da noi il mercato si era chiuso prima che cominciasse la Serie A, da loro il 31 agosto).

 

Questa ulteriore toppa che si è dovuto mettere ai buchi creati nel periodo d’emergenza della Federcalcio, conferma quanto sbagliate siano state le decisioni assunte durante la gestione post-Tavecchio. In quelle settimane, per far contente le società, si è accettato di tutto: dall’intempestiva introduzione delle squadre B fino alla sciagurata riduzione della Serie B a 19 club, abbiamo osservato una valanga di errori (forse orrori).

 

Speriamo davvero che il vento sia cambiato.