Tutti lo vogliono, perché Ibrahimovic è sempre Ibrahimovic e a 37 anni può ancora fare la differenza nel campionato italiano, trascinando con i suoi piedoni il Milan al quarto posto. Lo vogliono i tifosi, ammalati di nostalgia ricordando che Ibrahimovic è l’uomo dell’ultimo scudetto 2011, e oltre a loro lo vuole Leonardo che ha confessato di aver già pensato a un suo ritorno l’estate scorsa.

Molti però lo temono e non soltanto tra gli avversari perché Ibrahimovic non è un tipo facile da gestire anche negli allenamenti con i suoi compagni. Gattuso ricorda benissimo quel pomeriggio a Milanello in cui Zlatan scaraventò la sua rabbia sull’americano Onyewu, salvato dall’intervento degli altri rossoneri guidati da Ambrosini.

Ma senza arrivare a quei punti di follia, l’arrivo di Ibrahimovic farà retrocedere definitivamente tra le riserve il bravissimo Cutrone, a conferma del fatto che la crescita dei giovani non interessa né ai club, né ai tifosi. E soprattutto la sua presenza farà scivolare in secondo piano, a livello mediatico e tecnico, il grande acquisto dell’estate Higuain che secondo me a fine anno andrà via perché i casi sono due: se Ibrahimovic segnerà i gol per riportare il Milan in Champions, l’argentino cercherà di essere protagonista altrove; se invece nemmeno Ibrahimovic basterà per il quarto posto, Higuain non si accontenterà di un’altra stagione senza Champions.

Tra tante ipotesi, l’unica certezza è relativa al fallimento dei cosiddetti cavalli di ritorno al Milan. Dalla A di Altafini, sperando di non arrivare alla Z di Zlatan, le vittime illustri sono tante. Proprio Altafini, che segnò la doppietta per la prima coppa dei Campioni nel 1963, ha aperto involontariamente la serie nella stagione 1964-’65 quando era entrato in rotta con la società per il rinnovo del contratto. Senza Altafini, rimasto polemicamente in Brasile, il centravanti di scorta, l’italianissimo “Ciapina” Ferrario aveva sorprendentemente trascinato il Milan al primo posto e il ritorno in ritardo di Altafini dal Brasile dopo un’attesa protrattasi dall’estate all’inverno sembrava la garanzia per strappare lo scudetto dalle maglie dell’Inter. Invece il Milan, in testa con 33 punti davanti all’Inter con 26, nella prima partita con Altafini in campo perse in casa contro il Vicenza (0-1 gol di Clausig) e da quel momento incominciò a scivolare in classifica, scavalcato a fine stagione dall’Inter. Fine della nostalgia, con addio definitivo ad Altafini, ceduto al Napoli.

La stessa nostalgia canaglia per le coppe dei Campioni vinte con i loro gol ha poi ispirato i ritorni dei vari Gullit, Shevchenko e Kakà, accolti come protagonisti ma rivelatisi deludenti comprimari. Tra tanti stranieri anche due italiani sono caduti nella stessa trappola, Donadoni tornato dall’America e infine Balotelli tornato dall’Inghilterra, anche se non oso fare paragoni tecnici e professionali tra i due per evitare legittime querele.

Volendo allargare il discorso agli allenatori, vale la pena ricordare anche i clamorosi precedenti negativi di Sacchi e Capello, tornati senza successo a guidare il Milan. Il primo addirittura, dopo aver sostituito Tabarez che era settimo, ha stabilito il record negativo per i 31 anni della gestione Berlusconi finendo all’undicesimo posto nel 1997, mentre il suo successore in entrambi i casi si è fermato al decimo un campionato dopo.

Ma siccome bisogna essere ottimisti, c’è anche un precedente beneaugurante, legato al grande “Paron” Nereo Rocco, che dopo aver vinto la prima coppa dei Campioni con la doppietta già citata di Altafini, tornò nel 1967 e rivinse subito scudetto e coppa dei Campioni, diventando l’allenatore più vincente nella storia del Milan, con 10 titoli tra scudetti e coppe. Quando è morto Rocco, il 20 febbraio 1979, Ibrahimovic non era ancora nato. Ma dall’alto del suo paradiso rossonero il grande “Paròn” sarà il primo ad augurare a Ibrahimovic un ritorno vincente come il suo.