Ormai è arrivato il momento di cominciare a chiamarlo "il solito Milan". Forse non è ancora il caso di aggiungere "di Gattuso", ma qui le prove, non gli indizi, abbondano. Momenti di ottimo calcio intervallati al buio assoluto. Cagliari, Atalanta, Empoli, le partite del Milan sono tutte uguali. E questo è un aggravante per Gattuso. Probabilmente le sue responsabilità non sono molte ed è troppo facile scaricare ogni colpa sull'allenatore, ma è altresì vero che se Rino non è la causa, purtroppo non pare essere neanche la soluzione. Sarebbe banale e semplicistico ridurre tutto ai generici "problemi di personalità", "squadra scarsa", "sfortuna" o serate fuori dal comune degli avversari (vedi la partita della vita giocata da Terracciano). Saranno anche parziali verità, ma appunto, PARZIALI. La squadra sappiamo essere sostanzialmente quella dello scorso anno, con un Higuain in più, e sappiamo benissimo chi e come l'ha costruita, ma è OBBLIGATORIO pretendere di più, anche da Gattuso. La verità è che Montella è stato allontanato con risultati simili e, seppur non auguro lo stesso a Rino, è innegabile che se i massimi dirigenti vengono ad assistere una partita con l'Empoli è solo per un motivo: la fiducia è a tempo. Nella testa di Elliott il nome che ronza è sempre lo stesso. Non da ieri né tantomeno da oggi. Conte è un obiettivo, non un sogno, ma ancora distante. Forse questa è l'unica buona notizia per Gattuso in questo momento.