È difficilissimo pensare e scrivere di calcio in queste lunghissime giornate drammatiche, ma preferiamo non addentrarci in altri discorsi confidando nelle istituzioni politiche, economiche e soprattutto mediche che sono preposte per dare ai cittadini di tutti gli stati coinvolti le indicazioni di comportamento. Sul dramma che sta sconvolgendo il mondo, a nostro personalissimo parere, non è il momento di dare ognuno il proprio parere, ma è semplicemente il momento di eseguire quello che viene richiesto a ogni singolo membro di ogni comunità. Sospendendo se possibile giudizi, polemiche, analisi da tuttologi e previsioni da presunti esperti. Continuiamo perciò, per quanto possibile, a scrivere di calcio. E di Milan.

Crediamo, a torto o a ragione, che nel Milan alla deriva degli ultimi tempi siano rimasti solo 3 punti di riferimento tecnici e carismatici all’interno dello spogliatoio rossonero. Giocatori che sanno che cosa significa indossare la maglia del Milan e che hanno difeso questi colori strenuamente anche in questi anni orribili. Coloro che hanno provato, peraltro quasi sempre invano, a indirizzare anche i compagni sulla retta via. Si tratta di Donnarumma, Romagnoli e Bonaventura. A questi si è aggiunto ovviamente Ibrahimovic a gennaio.

Punto in comune numero 1: tutti e 4 hanno scadenze contrattuali tra il “corto e il molto corto”. Ibra e Bonaventura: giugno 2020. Donnarumma: giugno 2021. Romagnoli: giugno 2022. Con l’aggravante che questi ultimi due sono anche i due giocatori nettamente più richiesti sul mercato. Che nessuno ci venga a raccontare che i rinnovi sono stati congelati a causa della pandemia perché anche a gennaio i contratti erano molto, troppo vicini alla scadenza.

Punto in comune numero 2: tutti e 4 hanno lo stesso procuratore e si tratta di Mino Raiola.

Punto in comune numero 3: tutti e 4, con differenze legate all’età, percepiscono ingaggi consistenti. La sensazione è che l’ennesima rivoluzione di Gazidis se li porterà via tutti e 4 e con essi si porterá via quel poco che nello spogliatoio restava dello spirito di appartenenza rossonera. Speriamo ovviamente che non sia così. Altrimenti la prossima stagione non si ripartirà da zero come al solito, ma da un po’ più indietro.