Fino a qualche mese fa, sembrava che il calcio a Napoli fosse stato portato da Sarri e che, partito lui, non si sarebbe mai più vista una partita di pallone degna di tale nome. Al suo successore Ancelotti è invece bastato pochissimo tempo per dimostrare l’esatto contrario. Non solo la squadra azzurra sta disputando una Champions meravigliosa contro avversarie quotatissime, al contrario della scorsa edizione; non solo in campionato è seconda solo alla Juve; non solo il gioco continua a essere spettacolare: ci siamo anche accorti, grazie al lavoro di Carletto, che l’organico è pieno di calciatori eccellenti e non ha solo gli undici/dodici che utilizzava l’attuale tecnico del Chelsea.

 

In pratica Ancelotti ha semidistrutto il mito di Sarri in cento giorni scarsi di partite ufficiali. Anche i più testardi hanno capito che il Napoli non era grande perché un allenatore geniale moltiplicava il valore di giocatori normali, ma perché quei calciatori erano a loro volta fortissimi.

 

La distruzione del mito di Sarri l’ha portata a compimento Insigne, il quale in pochi minuti ha descritto un quadro della realtà napoletana opposto rispetto a quello che ci era stato raccontato: ‘Ancelotti è l’allenatore ideale, mi dispiace averlo incontrato solo ora. Non sono mai andato così bene, è stato eccezionale a trovarmi il nuovo ruolo, è impossibile non andare d’accordo con lui’. Di Maurizio l’inglese, in tutto questo, non c’è traccia. Semmai affiora un rimpianto: se Carletto fosse arrivato prima, adesso sarei ancora più forte.

 

Uno con i fatti, l’altro anche con le parole, Ancelotti e Insigne hanno sfatato la leggenda del santo allenatore. E pensare che a Napoli c’era chi riteneva Sarri inimitabile e insostituibile. @steagresti