La Juve fa 31 punti dopo 11 partite, primato nella storia bianconera, e riporta a sei il vantaggio su Napoli e Inter, che hanno viaggiato in quinta (cinque gol all’Empoli, altrettanti al Genoa) per mostrare che il campionato è più vivo che mai. Sono stato fin dall’inizio un convinto assertore della teoria che sei punti non archiviano una sfida lunga quasi un anno e la squadra di Allegri, ogni volta che affronta le medio-piccole, rafforza la mia convinzione. Con il Genoa ha pareggiato in casa, ad Empoli ha vinto di misura e solo grazie a Ronaldo, contro il Cagliari ha rischiato di buttare due punti un attimo prima che Cuadrado chiudesse la partita su contropiede didascalico. Nel primo caso è stato decisivo Benatia su Pavoletti. Nel secondo l’azione è stata avviata da Dybala e rifinita da un generosissimo assist di Ronaldo per il colombiano, solo davanti a Cragno.

Una squadra che dall’inizio della stagione ha vinto sempre, tranne una volta, non può avere dei problemi. Però se quando va in vantaggio ha la tendenza a rallentare, mollare e deconcentrarsi qualche difficoltà, almeno transitoria, le deve essere diagnosticata. Per la forza tecnica, fisica ed agonistica che si ritrova questa Juve dovrebbe giocare divertendosi o divertire giocando. Invece, pur arrivando quasi sempre al risultato pieno, è preda di amnesie che, contro altri avversari, potrebbero essere letali. Dopo la gara di ritorno con il Manchester (mercoledì), i bianconeri saranno impegnati a San Siro contro il Milan che, con tutto il rispetto, non è l’Empoli (vale per la Juve e per il Napoli) e nemmeno il Genoa (vale per l’Inter che ha esondato e per la Juve che finì inchiodata al pari). Ecco, sono curioso di sapere non solo come andrà a finire, ma anche che tipo di partita farà la Juve, ricordando che propriamente perfetta non è stata mai, neppure quando ha battuto il Napoli a Torino. Nella prima parte di gara giocò una sola squadra e non aveva le maglie bianconere.

Dopodiché, non si può dire che la Juve non abbia meritato: ha segnato due gol (un altro, il secondo, è stato un regalo di Bradaric), ha colpito un palo, le è stato negato un clamoroso rigore (braccio volontario ancora di Bradaric) che probabilmente avrebbe sancito il 3-1 prima dell’intervallo, sottraendo al Cagliari un uomo (Bradaric sempre lui). Il quale, già ammonito, si sarebbe visto sanzionare con il secondo giallo e, dunque, con il rosso. Allegri, contro il Cagliari, ha rinunciato ad Alex Sandro (entrato al 70’, al posto di Pjanic, ma per fare prima l’esterno di centrocampo e poi la mezzala), a Chiellini (preservato per il Manchester United) e a Mandzukic (si pensava facesse qualche minuto). Sistema di gioco ormai consueto (4-3-3) con Bentancur, Pjanic e Matuidi confermati, mentre davanti Dybala ha cominciato da falso nove con Douglas Costa a destra (sostituito da Cuadrado nella ripresa) e Ronaldo a sinistra. Una manciata di secondi (per l’esattezza 44) e la Juve passa. Pisacane sbaglia un passaggio in disimpegno, Cancelo di petto serve Bentancur che mette in moto Dybala. La giocata dell’argentino è strepitosa perché, con due avversari addosso, va sul sinistro e poi, ingannando entrambi, rientra sul destro, il piede improprio. Eppure, pur battendo in caduta (scivola), sorprende Cragno sul primo palo. Dal momento del gol alla sua convalida (Var) passano quasi tre minuti. Un record anche questo, ma non certo positivo. 

Nei primi dieci minuti la Juve, pur senza tirare in porta, sembra una furia e crea situazioni che andrebbero sfruttate meglio. Poi, all’improvviso, si spegne. Forse, a farle credere che la partita sia già segnata, contribuisce la facilità con cui ribalta il fronte e cinge i fianchi del Cagliari. Forse è solo un momento per rifiatare che, invece, si allunga più del dovuto. Fatto sta che i sardi vanno senza paura nella metacampo avversaria e, appoggiandosi ad un utilissimo Pavoletti, creano le premesse per colpire. Ci riuscirebbero già al 19 se Szczesny non si opponesse d’istinto, e di piede, ad una girata da un passo del centravanti rossoblù. Ce la fanno al 36’ quando Joao Pedro doma in area un pallone imbizzarrito da una deviazione, ruba il tempo a Cancelo che lo marca male e conclude con un tiro all’angolo. Tra i due episodi, entrambi pro Cagliari, il primo intervento del Var. Su un cross innocuo ma che testimonia la capacità degli uomini di Maran di fare la partita, Benatia colpisce netto di testa e poi, del tutto involontariamente di mano. Chi conosce il regolamento sa che se la palla tocca prima un’altra parte del corpo e poi, casualmente, una mano non c’è mai rigore. Mariani però non si fida e, prima di negarlo, va a rivedere l’episodio. La decisione è corretta. Il pareggio del Cagliari dura solo due minuti perché al 38’ Douglas Costa va via sulla destra (anche se in gioco per pochi centimetri) e mette in mezzo un cross basso sul quale Bradaric si allunga spedendo alle spalle di Cragno. Subito dopo Bradaric, per controllare in area un pallone di Barella, allunga il braccio e lo stoppa. Il rigore è solare sia per l’impatto che per la volontarietà, ma Mariani, neppure dopo la verifica al Var, si convince a concederlo. Nel recupero (48’) la più bella azione della Juve. Bonucci, con una felicissima scelta di tempo, lancia al volo per Douglas Costa che salta un paio di uomini solo portando avanti la palla con il sinistro, vede Ronaldo largo e lo serve. Il portoghese innesca la serie di finte e controfinte e poi spara, in diagonale, di sinistro sul palo.


All’intervallo Allegri toglie Douglas Costa (spero non per scelta tecnica), inserisce Cuadrado e passa al 4-4-2 con Pjanic e Bentancur in mezzo e Matuidi (sostituito da Barzagli all’82’) a sinistra. Evidente l’intenzione di controllare la gara con due linee corte e un raggruppamento in mezzo. Il Cagliari continua a giocare. Maran cambia (56’) Bradaric con Cigarini e Ionita con Faragò (65’). Per una decina di minuti anche i rossoblù si schierano con il 4-4-2 poi, nel finale, tornano al 4-3-1-2 con Castro a sostegno di Joao Pedro e Pavoletti. Ronaldo, che a parte l’assist per Cuadrado, non si è visto molto, viene contenuto da Pisacane all’82, poi ad un soffio dal risolutivo contropiede-Juve, una palla persa da Cuadrado genera una mischia in area bianconera risolta da Benatia, il migliore insieme a Bentancur che spesso ho ostracizzato e che, invece, ha fatto una grande partita.  La Juve chiude con la difesa a cinque (e con Cuadrado e Alex Sandro a fare le mezzali accanto a Bentancur), vince, ma fa soffrire Allegri. Per quanto possa sembrare strano dentro a certe partite bisogna usare maggiore efficacia e minore superficialità. Altrimenti si resta grandi a metà. Quello che la Juve non vuole, e non deve, più essere.




Juventus-Cagliari 3-1

Marcatori: p.t. 1' Dybala (J), 36' Joao Pedro (C), 38' aut. Bradaric (J); s.t. 43' Cuadrado (J)
Assist: p.t. 1' Bentancur (J), 43' Ronaldo (J)
Juventus (4-3-3): Szczesny; Cancelo, Bonucci, Benatia, De Sciglio; Bentancur, Pjanic (22' s.t Alex Sandro), Matuidi (38' s.t. Barzagli); Douglas Costa (1' s.t. Cuadrado), Ronaldo, Dybala. A disp. Perin, Pinsoglio, Rugani, Spinazzola, Khedira, Kean. All. Allegri.
Cagliari (4-3-1-2): Cragno; Srna, Pisacane, Ceppitelli, Padoin (35' s.t. Sau); Ionita (22' s.t. Faragò), Bradaric (5' s.t. Cigarini), Barella; Castro; Joao Pedro, Pavoletti. A disp. Aresti, Rafael, Andreolli, Pajac, Romagna, Dessena, Cerri. All. Maran.
Arbitro: Mariani di Aprilia
V.A.R.: Massa di Imperia
Ammoniti: p.t. 32' Bradaric (C); s.t. 4' Pavoletti (C), 18' Pisacane (C), 30' Matuidi (J).