La nuova regola sulla rimessa dal fondo cambierà in modo deciso il modo di giocare. Lo si capisce dalle sue prime applicazioni in questa fase iniziale di stagione, ma soprattutto dagli scompensi che crea in alcune squadre, che non ne hanno ancora metabolizzato i rischi né le opportunità. In questo senso, ciò che abbiamo visto succedere in campo ieri al Franchi durante la gara di Coppa Italia tra Fiorentina e Monza ci pare significativo. Soprattutto perché è stato messo in mostra come il diverso adattamento alla nuova regola dipenda anche dalla mentalità, che sovente significa pigrizia mentale.

Entrambe le squadre, in fase di rimessa dal fondo, hanno adottato lo schieramento che è già diventato tipico: portiere al centro dell'area di porta col pallone nel bel mezzo della linea orizzontale, e due difensori piazzati ai vertici della stessa area di porta. E fuori dall'area grande un terzetto di attaccanti, dislocati allo stesso modo e pronti a far scattare il pressing. In questo modo la rimessa in gioco diventa per la squadra in possesso di palla un rischio da maneggiare con grande attenzione, e per la squadra non in possesso di palla un'opportunità per andare a far male agli avversari già alla fonte del gioco. Se ne ricava un'impressione paradossale: la squadra in possesso di palla si sta difendendo, perché quel tipo di possesso di palla diventa un rischio altissimo, mentre la squadra non in possesso di palla può sferrare un attacco fra i più micidiali.

Ma data questa nuova situazione, le squadre continuano a mostrare la propensione a far partire l'azione manovrata dalla rimessa dal fondo, nonostante l'accresciuto carico di rischio cui si espongono. Ciò fa parte del modo di giocare il calcio che si è affermato negli ultimi 10-15 anni, e che ha trasformato in difensori in primari costruttori di gioco. Di fatto, si è creata una struttura. E come è nel caso di qualsiasi struttura, essa non può essere dismessa da un giorno all'altro. Si tratterà dunque di affrontare un processo di adattamento. E non è detto che esso non arrivi più velocemente di quanto si creda.

In questo senso, è esemplare quanto accaduto nella pallavolo dopo l'applicazione del Rally Point System. Si temeva che il nuovo sistema di punteggio ammazzasse gli ace perché, contrariamente a quanto avveniva col vecchio sistema, uno sbaglio in battuta non comporta più la perdita del servizio ma il punto all'avversario. Invece è successo l'esatto contrario: proprio perché l'avversario può fare punto sul tuo servizio, devi fare in modo che il tuo servizio sia micidiale. E in conseguenza di ciò, ecco la scelta di forzare la battuta.

E a pensarci bene, il paragone fra calcio e volley è quanto mai pertinente perché anche nel caso della pallavolo la squadra che rimette in gioco è nelle condizioni di doversi difendere, mentre quella che riceve è nelle condizioni di attaccare. La prima azione manovrata (e dunque, la prima possibilità di fare punto attraverso l'applicazione di uno schema) è consegnata alla squadra che si trova in ricezione, mentre chi batte deve difendere la prima manovra dello scambio. Col vecchio sistema di punteggio, il rischio di questa situazione era attenuato dal fatto che per la squadra in turno di battuta fossero in ballo il punto a favore e il cambio palla contro. Col Rally Point System, invece, siamo in una situazione di punto a favore-punto contro. In virtù di questa situazione, il modo di giocare la pallavolo si è evoluto proprio attraverso lo sviluppo dell'ace. Che col vecchio sistema di punteggio era un rischio gratuito, mentre col Rally Point System diventa uno strumento di attacco che, paradossalmente, è innanzitutto difesa: o metti in difficoltà l'avversario (e al limite fai anche punto) col servizio-bomba, o ti poni sotto schiaffo di subire punto alla prima azione manovrata. Tornando al calcio, un'evoluzione tecnica del terzetto formato da portiere e difensori centrali è nell'ordine delle cose. E certamente sarà il frutto di un ovvio processo di adattamento, come tanti ne sono già avvenuti in conseguenza dei mutamenti regolamentari. Si pensi, per esempio, alle rimesse lunghe da fondocampo. Che un tempo venivano eseguite dai difensori centrali. Ma con la diffusione scientifica della tattica del fuorigioco si prese coscienza del fatto che quel difensore in affannata risalita da fondocampo fosse un punto di vulnerabilità, e compromettesse la possibilità di usare il fuorigioco sin dal principio dell'azione. La soluzione a questo rischio non poteva che essere quella di demandare al portiere il calcio da fondocampo. Ciò che ha comportato per gli uomini di porta uno sviluppo di forza e perizia nel calciare il pallone. Se adesso non vediamo più la battuta lunga da fondocampo effettuata dai portieri è perché si è affermato il principio della costruzione del gioco dal basso. Che con la nuova regola sulla rimessa dal fondo diventa “costruzione del gioco dal bassissimo”.

Come detto, questione di adattamento. Ma quanti saranno in grado di adattarsi con la velocità richiesta? E nel caso di adattamento ritardato, il rischio vale la pena? Si ha l'impressione che la scelta di costruire l'azione dal basso sia diventata una sorta di feticismo. Una cosa da farsi comunque, come se fosse atto vergognoso oltreché tecnicamente rudimentale scagliare una palla lunga. Ma dove sta scritto che sia così? Ovvio che la palla lunga comporti una perdita di controllo sulla precisione dell'azione. Ma è anche una pressione non indifferente sull'avversario, se accompagnata da accorgimenti tattici che mettano in difficoltà la contraerea. Perché non guardare anche a questo tipo di evoluzione, anziché intestardirsi a giudicare rozza la soluzione della palla lunga?

La gara di ieri ha anche messo in evidenza un altro aspetto, che riguarda proprio il pressing degli attaccanti sulla rimessa in gioco. Si è detto che entrambe le squadre hanno adottato uno schieramento speculare sulle rimesse dal fondo. A fare la differenza è stato l'atteggiamento. Gli attaccanti monzesi, messi in campo a rappresentare la squadra inferiore di due categorie, attaccavano immediatamente il terzetto viola. Che infatti è andato regolarmente in affanno. E a questo proposito aggiungiamo un'annotazione: bisogna che Dragowski impari in fretta a trattare il pallone coi piedi, perché tutti quelle traiettorie spedite in fallo laterale non sono ammissibili.

Esattamente opposto l'atteggiamento del terzetto di attaccanti viola. Che stazionavano a distanza dalla linea dell'area grande (all'altezza dei 20-22 metri), e non azzardavano mai il pressing. Se ne stavano lì a guardare, lasciando che il terzetto monzese impostasse l'azione in piena tranquillità. Una scelta incomprensibile che è anche una rinuncia all'opportunità offerta dalla nuova regola. Sarà da vedere se fra cinque giorni, quando l'avversario di scena al Franchi si chiamerà Napoli, verrà esibita altrettanta pigrizia.