Colpi di mercato o colpi di sole? La cronaca estiva assegna il primo colpo di sole non alla Juve, al Milan, all’Inter, bensì  a lui, che non cessa mai di stupire: Aurelio De Laurentiis. O ci fa o ci è. O tutt’e due le cose insieme o semplicemente se ne frega. Non solo del calcio, del cinema, della nazione in cui vive. Se ne frega di tutto.

Una volta nella sede dell’ A.N.I.C.A. (l’Associazione dei produttori cinematografici italiani) si stava dibattendo con politici, addetti, esperti stranieri sullo stato del cinema italiano. La Francia era presa come modello per aver rilanciato il settore con una serie d’interventi di finanziamento. ADL a un certo punto sbottò: “Che mi frega di due lire, io i soldi li faccio quando voglio.” I soldi di cui si parlava erano riferiti a un intero settore, con migliaia di lavoratori e non erano volgarmente quattrini sonanti, ma riguardavano una serie d’interventi fiscali, burocratici, organizzativi per rilanciare, appunto, il settore. Ma lui guardava a se stesso. Come a adesso, quando s’indigna perché un presidente non può avere 2, 3, 10 squadre in serie A. Già, indovinate perché non le può avere?

Il secondo colpo di sole è quello della Juve col colpaccio Higuain/Caldara in cambio di Bonucci. Si dice: la plusvalenza, il risparmio su un ingaggio oneroso, l’usato sicuro (Bonucci) al posto d’una promessa, fulgida, ma pur sempre promessa. I pochi che hanno visto in questa mossa un vantaggio per la Juve si giustificano dicendo: giudicherà il campo. Ma questa giustificazione vale per ogni stagione di calciomercato: se deve giudicare il campo, tanto vale non parlare di calciomercato, che, per sua natura, è una critica preventiva.

Anche il fatto che Bonucci sia più maturo di Caldara è uno splendido omaggio a Monsieur de Lapalisse: Caldara era il futuro, Bonucci il quasi passato perché dalla maturità alla falciatura e al raccolto il passo è breve. In realtà, il colpo di sole ( in tutti i sensi: astro luminoso, abbagliamento) si chiama Ronaldo. L’arrivo di Ronaldo ha interrotto la proverbiale programmazione della Juve: si deve vincere, ora o mai più, la Champions. E allora, largo ai vecchi, con la rosa bianconera che conta ben 10 giocatori oltre i 30 anni e il Pipita, che in 15 giorni viene considerato un esubero con cui incassare subito, anche se il suo valore è dimezzato.

Zitta, zitta l’Inter ha fatto un mercato ragguardevole, ma ha tagliato, anch’essa, il suo futuro. Quel reparto giovanile che era stato il suo vanto. Per mettere a bilancio più di 50 milioni in 2 anni ha venduto Valietti, Bettella, Zaniolo, Carraro, Manaj e Odgard. All’opposto, la Roma ha ceduto, a non molto, la certezza Nainggolan per acquistare giovani promettenti, ma ora è costretta a dotarsi d’un centrocampista di qualità e il tempo a disposizione è poco. Quando si è con l’acqua alla gola, è avvantaggiato chi vende, non chi compra.

La coppia più strana del mercato è sempre quella che vede lui come protagonista: De Laurentiis-Ancelotti. Un irrequieto padrone alle prese con un navigatissimo dipendente. La domanda è: davvero Ancelotti non aveva altre possibilità oppure ama l’azzardo?

La regina del mercato, invece è, come scrive Crosetti su “La Repubblica”, la “ricompra”, che crea una vorticosa partita di giro di cui alla fine non si capisce più niente.  Sembra il famoso prestito che chiede Totò per ripagare un debito e alla fine dichiarare di aspettare in cambio i soldi che doveva pagare. Non è forse il modo di aggirare il vecchio e proibito prestito di giocatori? Prima, almeno, ci si capiva qualcosa. Ora, tra sottrazioni, addizioni, anticipazioni, dilazioni, contropartite tecniche future, debiti da riscuotere, leasing, i ragionieri sembrano avere la meglio su tutto.

Certo, se De Laurentiis comprasse tutte le squadre della serie A ci sarebbe più chiarezza.