Un documento fondamentale. È il contratto stilato tra Doyen Sports Investments e la vecchia dirigenza dello Sporting Club Portugal nell’estate del 2012, riguardo al trasferimento a Lisbona del difensore argentino Marcos Rojo. Giocatore che dall’estate del 2014 è al centro di un contenzioso tra il fondo maltese e il club biancoverde, nel frattempo passato sotto la guida del nuovo presidente Bruno De Carvalho. Le polemiche sorte a margine della cessione di Rojo al Manchester United hanno portato alla rottura del contratto di TPI stipulato tra Doyen e la vecchia dirigenza sportinguista capeggiata dal presidente Luis Godinho Lopes.

Secondo la versione di Bruno De Carvalho, la rottura del contratto è giustificata dalle azioni di forza provate nell’estate del 2014 da Doyen per convincere lo Sporting a cedere il calciatore. Doyen sostiene invece di non aver mai esercitato pressioni sui club (Sporting compreso) affinché cedano calciatori in cui il fondo stesso ha investito, e che dunque i Leões sono colpevoli di indebita rottura del contratto. Un contratto i cui contenuti, fin qui, non erano stati resi pubblici. Ma da ieri, grazie al prezioso lavoro svolto da Tariq Panja di Bloomberg (LEGGI QUI), ne sappiamo di più. E ciò che veniamo a sapere contraddice le tesi difensive del fondo, basate sull’argomento della non influenza rispetto alle politiche dei club. Ma prima di analizzare i contenuti del contratto riferiti da Bloombeerg è bene fare un rapido riassunto della vicenda.

Nell’estate del 2012 lo Sporting Club Portugal, presieduto da Godinho Lopes, acquisisce due calciatori grazie al finanziamento di Doyen Sports Investments: si tratta di Zakaria Labyad, un’ala in possesso dei passaporti olandese e marocchino, proveniente dal PSV Eindhoven, e appunto di Marcos Rojo, proveniente dallo Spartak Mosca. Il sito di Doyen ne dà notizia nell’area Press Room, specificando che il fondo ha finanziato il 35% dell’acquisto di Labyad e il 75% dell’acquisto di Rojo (LEGGI QUI). Riguardo a quest’ultimo, costato 4 milioni, Doyen ne ha versati 3. Si tratta dunque di due casi di Third Party Investment (TPI), uno schema in base al quale il fondo finanzia una percentuale dell’acquisto del calciatore e per questo ha diritto a guadagnare sulla futura vendita una somma calcolata a partire da quella percentuale. Trascorrono due stagioni, durante le quali Labyad non desta particolare impressione. Discorso diverso per Rojo, protagonista in Brasile di un ottimo mondiale con l’Argentina finalista. La sua quotazione vola, e a quel punto scoppia il conflitto. Rojo fa pressioni per essere ceduto, invece lo Sporting (nel frattempo passato sotto la guida di Bruno De Carvalho) vorrebbe tenerlo o venderlo a una cifra più alta. Per qualche giorno si arriva allo scontro fra il calciatore e il club, ma poi lo Sporting sceglie di cedere Rojo al Mancheste20 milir United per oni. Però a quel punto il club decide di non versare a Doyen la quota da TPI, accusando il fondo di essere stato la causa dei capricci di Rojo e dunque, nella sostanza, di avere rotto il contratto. E lo rende noto attraverso un comunicato dettagliato dal quale emergono dettagli grotteschi a proposito del comportamento tenuto dal fondo e dal suo CEO, Nelio Lucas (LEGGI QUI). Dei 20 milioni ricavati dalla cessione, lo Sporting gira a Doyen soltanto i 3 dell’investimento iniziale a titolo di restituzione. Inoltre, per contratto, gli tocca versare allo Spartak Mosca il 20% sulla plusvalenza realizzata al di sopra dei 5 milioni: dunque, 3 milioni. Restano 14 milioni, che lo Sporting tiene per sé. Se invece le cose fossero andate come da contratto, la sola cosa certa sarebbero stati i 3 milioni da versare allo Spartak. Tutto il resto è un mistero che non possiamo risolvere senza leggere il contratto, con molti interrogativi a fare da contorno. I 3 milioni da versare allo Spartak dovevano essere a carico di Sporting e Doyen secondo le percentuali (25% e 75%), o a carico dello Sporting? Il 75% appannaggio di Doyen andava calcolato sulla cifra intera di cessione (20 milioni) o sui 17 residui dopo il versamento della quota di pertinenza dello Spartak? Interrogativi che rimangono irrisolti, perché Bruno De Carvalho dichiara la nullità del contratto firmato con Doyen dalla dirigenza capitanata da Godinho Lopes. Inoltre, c’è da aggiungere che sulla stessa struttura della cifra d’acquisto di Rojo in compartecipazione fra Doyen e Sporting Club Portugal esistono altre versioni, che fanno capire quanta incertezza vi sia sull’affare. Un commento di un internauta portoghese all’articolo di Calciomercato.com che citiamo poco sotto, riporta altre cifre, e inoltre ventila un’ipotesi shock: secondo le notizie riportate da alcuni media portoghesi nei giorni in cui è esploso il conflitto tra il club e il fondo, allo Sporting sarebbe toccato pagare per contratto 1 milione a stagione per le prestazioni di Rojo, come se il calciatore fosse in affitto.

Dal canto suo, Doyen dichiara di non aver mai fatto pressioni sullo Sporting per cedere Rojo e fa ricorso al Tas di Losanna, chiedendo un risarcimento da calcolarsi addirittura sulla base di 25 milioni di euro. Secondo il fondo, infatti, va computato anche il valore di Nani, calciatore che il Manchester United concede in prestito allo Sporting nel quadro dell’affare Rojo. Le udienze del TAS, con tanto di sfilata di testimoni “illustri” a favore del fondo (LEGGI QUI), sono iniziate a metà giugno e la sentenza dovrebbe giungere a settembre. Ma adesso, ecco i particolari svelati da Bloomberg, grazie ai quali possiamo farci un’idea più precisa. Bloomberg riferisce che, nel contratto, Sporting e Doyen stabiliscono che la cifra minima per cedere Rojo sia 8 milioni, cioè il doppio del valore pagato allo Spartak al momento dell’acquisto. E a questo punto, riferisce Bloomberg, viene fuori una delle clausole che mettono all’angolo il club. La clausola dice infatti che, qualora giungesse al club un’offerta per quella cifra o per una cifra superiore, e il club rifiutasse, gli toccherebbe versare a Doyen il 75% della cifra rifiutata. Per capire, facciamo un esempio. Poniamo che Rojo interessi al Bayern, e che il club bavarese presenti allo Sporting un’offerta da 10 milioni. E poniamo che lo Sporting rifiuti quell’offerta per i motivi che ritiene: perché al momento non intende privarsi del giocatore, o perché crede di poterlo vendere a una cifra più alta nella stessa sessione di mercato o in una sessione successiva.  Ebbene, qualora Doyen non sia d’accordo con la scelta dello Sporting di non cedere a 10 milioni, può chiedere al club di essere risarcito per 7,5 milioni. Non mi sembra il massimo della libertà, dal punto di vista del club. Così come non lo è l’altra clausola del contratto in cui si stabilisce che, qualora il club rinnovi il contratto col calciatore senza il consenso di Doyen, il club dovrà risarcire entro tre giorni il fondo di una cifra fissata come “interest fee”. Clausole che, come l’articolo di Bloomberg specifica, sono fuori dal perimetro delle regole Fifa, le quali proibiscono “a qualsiasi terza parte d’influenzare (un club), su questioni riguardanti il reclutamento e il mercato dei trasferimenti, l’indipendenza, le politiche e la composizione della squadra”. Inoltre, nell’articolo vengono citati i perentori sms inviati da Nelio Lucas a Bruno De Carvalho, già menzionati nella nota ufficiale pubblicata dallo Sporting un anno fa. Un comportamento davvero incommentabile.

Sicuramente quel contratto conterrà numerosi altri dettagli degni di nota. Ma quelli citati da Bloomberg bastano e avanzano per definire meglio i termini della questione. Difficile sostenere che certe clausole contrattuali non siano strumenti di pressione sul club.

@pippoevai