Rischia di diventare il serial del calciomercato estivo 2015. Un noir di serie B. Mi riferisco al trasferimento dell’attaccante colombiano Jackson Martinez, classe 1986, da circa un mese sprofondato in un limbo. Di lui si sa che non viene più ritenuto un calciatore in forza al Porto, club per il quale ha giocato le ultime tre stagioni, e che la clausola rescissoria da pagare per liberarlo è di 35 milioni. Tutto il resto è dentro una nebulosa, compreso il trasferimento all’Atletico Madrid che era stato dato per certo così come poche settimane prima quello con destinazione Milan. E col passare dei giorni aumenta la preoccupazione del calciatore e del suo agente, il colombiano Luiz Henrique Pompeo. Quest’ultimo giusto oggi ha perso la pazienza e ha rilasciato dichiarazioni minacciose nei confronti del Porto, annunciando rivelazioni compromettenti qualora la situazione non dovesse risolversi. Una brutta storia popolata da personaggi all’altezza, insomma. E sullo sfondo una guerra di potere fra attori dell’economia parallela del calcio globale che fin qui avevano trovato modo di coesistere, ma che adesso sono entrati nella fase della lotta per l’egemonia. Per capire la storia e lo scenario è meglio ricapitolare i passaggi essenziali della vicenda che nelle ultime settimane ha riguardato il centravanti colombiano. 

La parte che coinvolge il Milan è nota ai lettori italiani. Nella prima metà di giugno il club rossonero prova con decisione a acquisire Jackson Martinez, e facendo leva sul ruolo di Doyen Sports Investments (o di Nelio Lucas a titolo personale, come poi si proverà a precisare) ci va vicinissimo. È lo stesso presidente portista Pinto Da Costa a annunciare che l’affare è quasi concluso. Ma poi col passare dei giorni le certezze si attenuano. Il giocatore è impegnato in Coppa America con la sua nazionale, in Cile. E intanto il suo agente Pompeo (che a agosto 2014 ha acquistato dal Porto il 5% dei diritti economici del suo assistito, LEGGI QUI) semina dubbi sul passaggio in rossonero (LEGGI QUI). 

Dietro di lui si muove l’onnipotente Jorge Mendes, che da nemmeno un mese ha stretto un’alleanza con il duo colombiano e lavora per garantire all’attaccante il trasferimento migliore possibile (LEGGI QUI). E subito si fa il nome dell’Arsenal, ma è un rumor che non avrà seguito. Di sicuro c’è che Mendes non ama Doyen, e che il sentimento di avversione è ricambiato. Le ambiguità di Pompeo sono frutto di ciò? Sta di fatto che il trasferimento al Milan salta, e che nel giro di pochi giorni l’attaccante prende la direzione Madrid, sponda Atletico. Mendes ha influito sulla realizzazione dell’affare col Milan? Probabile. 

Resta il fatto che si profila l’ennesimo scambio tra i due club, Porto e Atletico Madrid, che più volte ho definito “campioni mondiali di TPO. E stavolta ci sarebbero tutti i crismi dell’ufficialità dato che il Porto, da società quotata in Borsa, invia la comunicazione di prammatica alla Commissão do Mercado de Valores Mobiliarios (CMVM, la Consob portoghese, LEGGI QUI). E dunque sembrerebbe tutto a posto. Sembrerebbe. Perché nemmeno stavolta la transazione compie il suo iter. E del resto, la comunicazione inviata dal Porto alla CMVM si basa su una formulazione molto ambigua. Testualmente, si legge che “l’Atletico Madrid ha informato oggi (il Porto) che andrà a esercitare la clausola di rescissione del giocatore Jackson Martinez, per il valore di 35 milioni”. Dunque, l’Atletico “annuncia” che pagherà la clausola. Ma poi ha pagato? Bizzarro modo di dare comunicazioni alla Borsa. 

Il documento inviato alla CMVM è datato 30 giugno. E nei tredici giorni trascorsi da allora le certezze sul trasferimento di Jackson Martinez presso i Colchoneros si indeboliscono. Fino a che, tre giorni fa, per il calciatore e il suo agente suona l’allarme. Succede infatti che il presidente dell’Atletico, Enrique Cerezo, risponda in modo sprezzante a una domanda sull’arrivo dell’attaccante a Madrid: “Ma chi è questo Jackson Martinez?” (LEGGI QUI). 

Comprensibile il panico di Pompeo e del suo assistito. Sia per le sorti dell’affare, sia soprattutto perché i due temono di essere finiti al centro di una guerra tra squali del calcio globale. Pedine inermi. Ci sono infatti degli interrogativi che se ne stanno sullo sfondo e rimangono irrisolti. Che ruolo sta giocando Doyen in questa partita? E era ipotizzabile che assorbisse il colpo subìto nella vicenda del mancato trasferimento di Jackson Martinez al Milan, senza provare a restituirlo con gli interessi a Mendes? E soprattutto: adesso che i club specializzati in TPO/TPI sono chiamati a schierarsi dopo un periodo di Pax Globale, da quale parte della barricata vanno a allinearsi Atletico Madrid e Porto? Staranno mica schierandosi con Doyen allontanandosi da Mendes? Certo, affari come quello che ha portato Imbula presso i Dragões danno qualche indicazione. 

E dunque si capisce il nervosismo manifestato oggi da Pompeo. Che si è lasciato andare a allusioni parecchio pesanti (LEGGI QUI): “So molte cose (del Porto), e se necessario parlerò. Se invece si comportano come devono, per il bene del mio giocatore, starò zitto. Se mi rispettano, come merito, me ne sto tranquillo. Se invece mi provocano, e se non rispettano il mio giocatore, dirò le cose come stanno. Dirò tutto, e quello che so non è poco. E so che se questo accadrà sarà un beneficio per tutti coloro che amano il Porto, perché costoro conoscono non più del 10% di ciò che è il Porto. Il mio prezzo? Sono i principi, non il denaro”. 

Passaggio, quest’ultimo, che sarebbe da salutare con ironia se non fosse legato alla parte precedente delle cose dette da Pompeo. Il quale, senza tanto girarci intorno, ha detto di sapere molte cose poco piacevoli del Porto. Il che, implicitamente, significa che del Porto ci sono molte cose poco piacevoli da sapere. E chissà se esista un modo per obbligare il signor Luiz Henrique Pompeo a dire ciò che sa. Magari si comincerebbe a vedere dentro la scatola nera dell’economia parallela del calcio globale. Davvero non è possibile far cantare quest’usignolo? 

di Pippo Russo
@pippoevai