Valentino Rossi vuole una rifondazione totale in casa Yamaha. Per il Dottore la moto non è competitiva e, guardando i risultati, non si può di certo dire che non abbia ragione. Rimane da chiedersi, però, se ha senso che a chiedere una rifondazione totale sia un pilota 40enne, il quale palesemente fa fatica a stare al passo con colleghi più giovani.

VALENTINO ROSSI NON SI FERMA PIU’- C’è chi vince e continua a vincere, vedi Marquez; chi fa quel che può risultando comunque molto competitivo, leggi Andrea Dovizioso. E poi c’è lui, il Dottore. I numeri della Yamaha sono impietosi: 23 Gran Premi senza vittorie, record negativo assoluto per la casa giapponese in MotoGP. Un bottino, a meno di scenari differenti, destinato ad aumentare. Il weekend di Aragon ha visto Rossi chiudere ottavo e Viñales addirittura decimo, lontani oltre 15 secondi dal vincitore Marc Marquez. Una crisi pazzesca, per una moto che viene battuta anche da Suzuki e Aprilia, diventando il quinto costruttore all'arrivo. E’ ORA DI CAMBIARE - Con Valentino Rossi la casa di Iwata aveva aperto un ciclo nel 2004, al termine di diverse annate negative: “Ci sono delle similitudini col 2004 - ricorda ancora Rossi - li presero il pilota più veloce, cioè me, ma non fu solo quello. Masao Furusawa mise in piedi un programma per cambiare il reparto corse, ci furono cambiamenti importanti e per uscire fuori da questa situazione bisognerebbe fare la stessa cosa. Non credo che il problema ora siano i piloti, io e Vinales siamo forti, ma rimane da fare il resto”. Quindi, secondo Rossi, da cambiare non sono i piloti ma serve una vera e propria rifondazione. Sì, ma cosa manca? L’elettronica non competitiva? La mentalità della squadra? O tutti e due? Fa specie notare, comunque, come un 40enne ultra campione debba cercare di dare la scossa ad un’azienda che appare immobile, che ad ogni test ha sempre la stessa moto da un anno a questa parte. Pare avere più voglia e stimoli lui della stessa azienda asiatica.