Più di due ore a sette rigori per aggiudicare la Supercoppa di Spagna, primo trofeo della stagione. E a portarsela a casa è il Real Madrid alla fine d'una maratona di pallone che delude, ma non mortifica l'Atletico del Cholo Simeone. Quattro rigori segna il Real (Carvajal, Rodrigo, Modric e Sergio Ramos) e uno solo l'Atletico (Trippier dopo il palo di Saul e l’errore di Thomas), in coda ad un match tutto sommato equilibrato, a volte anche un po' noioso, ma anche capace d'infiammarsi all'improvviso. Fa festa, dunque, Zidane; mastica invece amaro Simeone. I due tecnici che  in avvio non cambiano rispetto ai match di semifinale nei quali avevano fatto fuori il Valencia e il Barcellona. Una sola novità. Nell'Atletico, dove Gimenez si fa preferire all'ex viola Savic e si riprende il posto al centro della terza linea. Per il resto, da parte del Cholo, fedeltà al quattro-quattro-due accompagnato, però, da un pressing alto, a volte anche oppressivo, che mette in difficoltà il Real. In difficoltà, perché al di là di uscite spesso necessariamente frettolose e complicate, alla squadra di Zidane viene negato quel palleggio, quella manovra ragionata che è poi alla base del suo momento lucido, brillante. Infatti, in avvio di partita, dopo un sinistro di Casemiro e un destro di Modric, tutti e due parati da Oblak, poi è l'Atletico a farsi intraprendente. Recupera palla e riparte in velocità, l’Atletico, che, però, non sa approfittare (14’) d’una delle rare fesserie di Sergio Ramos, il quale rinvia moscio e mette il pallone giusto sul piede del giovane fenomeno Joao Felix appostato al limite dell’area. Tira subito, il giovanotto, ma forse proprio per questo il suo destro non rende onore a quel che il ventenne portoghese vale. Abbondantemente fuori, infatti, il pallone e così Courtois, assieme a Ramos, può tirare un gran sospiro di sollievo. L'occasione, infatti, era proprio di quelle che non si possono sbagliare.

Insomma, più tattica che di fantasia, questo derby di Madrid che vale il primo trofeo della stagione. Vince la negazione degli spazi sul palleggio elegante che pure era lecito aspettarsi. Ma neppure tanto, forse, visto che nel "Gioiello Splendente", lo stadio monumento alla modernità nel deserto alle porte di Gedda dove la Juve giusto un anno fa vinse la sua ultima Supercoppa contro il Milan, s'incrociano le due migliori difese della Liga. Cosicché, per dirla tutta, non è una gran partita questo derby di Supercoppa. Un match che nel primo tempo offre rare emozioni, in cui il pallone nelle due aree di rigore quasi mai ci arriva con geometrie pulite e in cui di vere occasioni-gol non ce ne sono. Anche se giusto nel finale Varane di testa, su palla dall'angolo, manda di poco alto. Sì, onestamente troppo poco per una finale che ha cambiato casa e storia della Supercoppa (torneo a quattro per la prima volta)  per offrirsi al pubblico arabo e ai petrodollari di principi ed emiri desiderosi di mostrare del loro Paese un volto democratico, rassicurante e non di negazione di diritti. Non a caso, in tribuna, pensate!, ci sono pure gentili signore e signorine a contatto di gomito e di tifo con i signori maschi.

Vabbé. Comunque sia, non cambia nulla quando tornano in campo l'Atletico e il Real. Da quel che si capisce, Zidane deve aver chiesto ai suoi di sottrarsi al pressing dei cholisti muovendo il pallone più rapidamente e cercando con più continuità il suggerimento verticale per le punte, mentre Simeone deve aver chiesto alla sua squadra ancora maggiore intensità per limitare l'avversario, per tenerlo basso e, di conseguenza, avvicinarsi a Courtois. Ma è il Real che interpreta meglio i suggerimento dell'allenatore. Proprio due verticalizzazioni improvvise e in campo largo, infatti, per due volte portano Jovic a dar pensieri ad Oblak. La prima, guadagnando un corner per il salvataggio disperato di Gimenez; l'altra, incrociando di sinistro e mandando il pallone a tre millimetri dal palo. Rischia, insomma, l'Atletico Madrid. E allora Simeone prova a rimediare. Fuori Hector Herrera e dentro Vitolo, che si piazza ovviamente a sinistra con Saul che si sposta al centro a far coppia con Thomas a centrocampo. E così comincia anche la partita dei due allenatori. Simeone cerca maggiore spinta sulle fasce? Simeone cerca di tenere il Real un po' più basso? Così è, ma Zidane replica immediatamente: fuori Isco - spento, intristito -  e spazio a Rodrigo, il ragazzo brasiliano che ha compiuto diciannove anni giusto quattro giorni fa, che va a fare coppia con Jovic. Un attacco, adesso, da una quarantina d'anni in due. Ed è il cambio di Zidane quello che paga meglio. Il Real, infatti, trova quegli spazi che nel primo tempo l'Atletico non gli concedeva. Questione di una maggiore qualità che piano piano prende forma, oppure è la squadra del Cholo che accusa la fatica? E chi può dirlo. Cert'è ora è il Real che governa la partita e che non a caso, sfiora anche il vantaggio: Jovic appoggia al centro per Valverde (67'), ma il ventunenne centrocampista d'Uruguay, tutto solo, s'impapera e di sicuro ancora si sta chiedendo come ha fatto ha mandar fuori, colpendo con la testa e poi con il ginocchio quel pallone.

Però, rischia pure il Real in questo finale di partita. E, infatti, tocca a Courtois (80') frenare giusto sul suo palo l'iniziativa e il destro di Morata. Insomma, non si schioda dallo zero a zero la partita e sempre più vicini quei supplementari, che Real e Atletico vorrebbero evitare. E' per questo, perché la fatica ormai si fa sentire e porta le squadre ad allungarsi pericolosamente che la partita si fa divertente nel finale,  quando entrano in campo anche Mariano Diaz per Jovic nel Real e Llorente per Lodi nell'Atletico, con Saul che gli lascia il posto in mezzo al campo per andare a fare anche il terzino. Supplementari, dunque. Il primo, se si vuole, si apre e si chiude con un sinistro di Vitolo che crea preoccupazione a Courtois, il quale, però se la sa cavare. Poi c'è poca roba, interrotta soltanto da tre sostituzioni: Savic per Gimenez e Arias per Joao Felix in casa Cholo e, invece, per Zidane Vinicius Junior al posto di Kroos. Sostituzioni dettate più dall'esigenza di avere muscoli più freschi che da altro. E infatti il secondo supplementare riesce ad infiammarsi e tocca a Oblak fare il protagonista annullando nel giro di tre secondi un destro di Modric e un sinistro di Diaz e poi a Courtois soprattutto per un tentativo d'autorete di Mendy. Poi, a tre minuti dalla fine, Valverde non ha scelta e bracca e affonda Morata che vola verso il gol. Punizione, cartellino rosso e parapiglia con generosa distribuzione di cartellini gialli. Conclusione: palla sul dischetto per lasciar decidere ai rigori che sorridono al Real.