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Pogba è solo un sopravvalutato, viziato e presuntuoso: Juve, sbagli a rivolerlo!
Paul Pogba è uno dei giocatori più sopravvalutati del mondo. Non vale i 105 milioni di euro che il Manchester United ha pagato alla Juve per acquistarlo. Non merita i quattordici milioni che gli inglesi gli versano annualmente per stipendiarlo. Ha sbagliato Josè Mourinho a volerlo a tutti i costi. Sbaglierebbe la Juve a riprenderselo.

E’ vero che l’estate passata Pogba è diventato campione del mondo con la Francia, ma è altrettanto vero che con quella squadra lo sarebbe diventato chiunque. Il c.t. Deschamps, tanto per dirne uno, allenatore mediocre e criticatissimo in Francia per la qualità del gioco che la Nazionale esprime.
Che Didier non sia un genio, anzi, lo avevo scoperto a Torino, da direttore di Tuttosport, quando allenava la Juve in serie B. Riusciva a scontentare anche i bianconeri, nonostante in quella formazione giocassero Buffon, Chiellini, Marchisio, Camoranesi, Nedved, Del Piero. Sul giornale lo attaccavamo con titoli al fulmicotone, ma Didier è un incassatore straordinario. Naturalmente quella Juve fu promossa, ma Deschamps si dimise a due giornate dalla fine.
Per rimanere avrebbe voluto un contratto più lungo e più congruo. Il suo connazionale Blanc, allora amministratore delegato del club, ne fece una giusta (forse l’unica) e lo lasciò tornare in patria.

Ma seppure si tratti sempre di francesi, non è di loro che voglio parlare, bensì di Pogba, un ragazzino viziato e dispettoso (l’ultima, che ha fatto di nuovo trasalire Mourinho, riguarda il parucchiere, fatto arrivare in albergo per un’aggiustatina ai capelli, a poche ore dal match di Champions con lo Young Boys), diventato soggetto mediatico perché nelle mani di un procuratore (il poco nominabile Mino Raiola) che lo strappò giovanissimo dal controllo di Sir Alex Ferguson. Il quale quando parla del suddetto procuratore usa il poco commendevole termine inglese shit per indicare che non lo stima neanche un po’.

Tuttavia, nonostante c’entrino molto con Pogba, non è neppure di Raiola e di Ferguson che mi sento di parlare, bensì di un giocatorino azzimato che già Conte non amava per i suoi atteggiamenti dentro e fuori dal campo e che solo con Allegri ha avuto un rendimento costante. Il che, però, non significa né alto né, meno che mai, eccezionale. Tanto che quando Pogba  si infortunò, nel bel mezzo della Champions, durante la stagione che portò la Juve alla finale di Berlino con il Barcellona, non vi fu alcun calo della squadra, né emergenza a centrocampo.

Razionalmente non posso affermare che Pogba sia un calciatore normale o, peggio, mediocre. Però è fuori da ogni dubbio che, da quando è tornato in Inghilterra per una cifra fuori mercato, è andato fuori giri. Primo, perché si è montato la testa e nessuno, intorno a lui, ha provveduto a smontargliela. Secondo, perché il suo gioco è diventato lento, prevedibile e pretenzioso. Chiunque abbia la ventura di assistere ad una partita dello United, scoprirà che Pogba perde più palloni di quanti non riesca a giocarne per superficialità e tracotanza. Siccome vuol mostrare al mondo che non è esattamente un calciatore normale, rende complicata e presuntuosa ogni giocata, rallenta il flusso dei passaggi, rientra poco sotto la linea della palla, corre male e tira peggio. Dice: ma ha segnato nella finale di Europa League, uno dei tre titoli conquisati dallo United due stagioni fa. Vero, ma - precisato che in Supercoppa inglese, il primo trofeo incassato, non giocò - quella rappresenta l’eccezione alla regola. Quest’anno, visto che tira anche i rigori, ne ha sbagliati almeno tre.

Dicono: se non rende, è per colpa di Mourinho. E perché mai? Visto che per due stagioni l’ha fatto giocare contro ogni evidenza di merito? Si infervorano: è fuori ruolo. Ma quale sarebbe il suo ruolo se non fa bene né da centrale di un centrocampo a due, né da centrocampista offensivo? E casomai: non gioca nello stesso ruolo anche in Nazionale, senza che vi sia un barlume di miglioramento?

Il problema di Pogba è che vive il calcio da deresponsabilizzato, perciò grande non potrà mai essere. Quando Mourinho, per blandirlo, gli affidò la fascia di capitano, in assenza di Valencia, disputò le sue partite peggiori. Ha mezzi fisici eccezionali, ma uno spirito da dilettante che ogni tanto aggalla: “Io per giocare mi devo divertire”. E per divertirsi, probabilmente, deve fare quel che gli pare, senza vincoli e senza regole, tranne quelle altrui di pagarlo settimanalmente un’enormità.

Qualcuno l’ha potuto apprezzzare nella partita di Champions con la Juve? Molti giustamente hanno rilevato come lo United non meritasse la vittoria, per la semplice ragione che la squadra di Mourinho aveva fatto pochissimo per non dire nulla. Sono perfettamnete d’accordo con questa valutazione, a patto che si riconosca l’inferiorità numerica della squadra inglese: Pogba, infatti, era in campo solo virtualmente.

Martedì sera, per punirlo dell’ultimo colpo di testa, Mourinho l’ha lasciato in panchina. Quando l’ha schierato al posto di un desolante Fred, Pogba si è dimenticato di sfilarsi la collanina ed è dovuto uscire per toglierla. Non un errore imperdonabile. Ma la conferma che l’impegno, la serietà e la concentrazione sono qualità che non gli appartengono. Né ora, né mai.
 
Giancarlo Padovan

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