Sono letteralmente basito. Nel giorno in cui la Juventus, liquidando i Napoli di Ancelotti, certifica di essere la “signora omicidi” del campionato italiano dalla stanza dei bottoni della società bianconera arriva il suono deflagrante di una esplosione inattesa. Giuseppe Marotta, dal 25 del prossimo mese, non sarà più l’amministratore delegato della società. Al momento non è dato sapere il nome di chi prenderà il suo posto, ma una cosa è certa. Chiunque esso sia dovrà fare i conti con l’eredità lasciata da un personaggio e da una persona troppo speciale per essere rimpiazzata a cuor leggero.

Raccolgo la notizia, data allo stesso interessato, da buon juventino e, quindi, con sgomento. Come se, in tempi passati, l’avvocato Gianni Agnelli avesse annunciato di volersi sbarazzare di Giampiero Boniperti. Mi sarei chiesto se, per caso, il padrone della Juventus non fosse improvvisamente impazzito. Palmares alla mano. Sette scudetti in otto stagioni. Una serie di nuove entrate da brividi a cominciare da Pirlo per finire con Ronaldo passando per Vidal, Pogba, Tevez e Higuain e altri. Soprattutto il trapianto, con successo, dell’immagine Juventus deturpata dai misfatti della triade che sventuratamente Umberto Agnelli aveva destinato alla governance dell’azienda bianconera. E’ questo il bilancio che Marotta, dopo avere rifondato Atalanta e Sampdoria, lascerà a Torino. Non conosco le ragioni che hanno indotto il presidente Andrea Agnelli a prendere una simile decisione rispetto a un manager il quale non ha mai fatto ricorso, come certi suoi predecessori in bianconero, all’arroganza del potere malinteso e alla prepotenza intellettuale per farsi valere. Marotta ha sempre saputo usare classe (qualità differente dallo stile), intelligenza e pacata diplomazia per realizzare i progetti desiderati dai vertici dell’azienda.

Ragionando su questo, con maggior forza e rinnovato stupore mi chiedo che cosa stia combinando Andrea Agnelli al quale mi permetto di consigliare la rilettura di alcune pagine di Storia. Quelle riferite a Luigi XIV di Francia il quale, senza accanto il cardinale Richelieu, non sarebbe mai stato il Re Sole. Ma in particolare quelle che raccontano d Tommaso Becket fatto assassinare dal suo re d’Inghilterra Enrico II il quale era diventato invidioso di lui e della sua bravura.