Lo sport è sport. Il calcio è calcio e tali devono rimanere, senza che ci sia spazio per invasioni di campo da parte di altri importanti settori della vita sociale, come la politica. Un tema tornato purtroppo d'attualità con l'inizio dell'operazione militare nel nord della Siria da parte dell'esercito turco e che sta avendo come bersaglio principale la popolazione di etnia curda, da molto tempo oggetto delle ostilità del governo di Ankara e ultimamente del presidente Erdogan. Una questione riportata agli altari della cronaca per colpa della presa di posizione a mezzo social di diversi calciatori, alcuni militanti nel nostro campionato, in favore della così denominata operazione “Sorgente di pace”. Il romanista Cengiz Under e lo juventino Merih Demiral si sono esposti in prima persona, scatenando la replica immediata di alcuni ex colleghi di parere opposto, come Claudio Marchisio, ma più in generale l'indignazione degli appassionati di calcio e non solo.

FUORI LA POLITICA DAL CALCIO - Non è compito nostro in questa sede stabilire chi sia dalla parte del giusto e chi del torto, nonostante la contrarietà a qualsiasi conflitto e a qualsiasi vessazione nei confronti di un popolo sia un sentimento da noi fortemente condiviso. Ma quello che a noi e qualsiasi tifoso dovrebbe stare particolarmente a cuore è che questa “arena” non diventi strumento e veicolo di un qualsivoglia messaggio politico. Privatamente, Under e Demiral sono liberissimi di sostenere qualunque causa, ma farlo in maniera pubblica approfittando della propria notorietà ti espone anche a delle responsabilità. Che le società di rispettiva appartenenza farebbero bene a ricordare ogni qual volta l'uso di un mezzo di comunicazione potentissimo come la propria pagina social sconfini e violi alcune regole condivise, su tutte quella del buon senso e del rispetto delle opinioni altrui. ROMA E JUVE, CI SIETE? - In Germania, il St Pauli, storico club con sede in uno dei quartieri più pittoreschi di Amburgo, ha duramente stigmatizzato con un comunicato ufficiale il tweet del suo calciatore Cenk Sahin, dissociandosi apertamente dal suo messaggio di sostegno nei confronti dell'esercito turco. Un triste rituale che ha avuto il suo punto più alto e critico nel saluto militare con cui i calciatori della nazionale hanno festeggiato ieri sera il gol della vittoria contro l'Albania in una partita valida per le qualificazioni all'Europeo. E di fronte al quale, rifacendoci ad alcuni precedenti, è lecito attendersi una presa di posizione da parte della Uefa. Ma, prima ancora che rivolgerci alla massima istituzione calcistica continentale, la nostra attenzione non può che andare a Roma e Juventus. Sono passate ormai diverse ore dagli episodi che hanno visto protagonisti Under e Demiral, ma nessuno dei due club ha ritenuto opportuno, al momento, esprimersi sull'accaduto.

RISPETTO PER I CURDI - Il rispetto del pensiero altrui, l'osservanza totale dei principi fondanti della democrazia, anche quella applicata ai social network, può spingerci ad accettare l'esibizione di qualsiasi idea politica anche in contesti apparentemente fuori luogo? Anche di quelle che rischiano di toccare profondamente la sensibilità di un intero popolo, quello curdo, troppe volte vilipeso e calpestato soltanto perché percepito come minoranza? Lo sport torni ad essere solo sport, il calcio sia soltanto calcio. Senza intrusioni e senza pericolosi e imbarazzanti contaminazioni.